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Tribunale - Collocato in casa-famiglia, a settembre è tornato a vivere col padre - Mamma e nonni accusati di maltrattamenti - A sette anni avrebbe portato ancora il pannolino

Bimbo tolto alla madre, rinviate testimonianze di assistenti sociali e vicino di casa

di Silvana Cortignani
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Un'auto della polizia - foto d'archivio

Un’auto della polizia – foto d’archivio

Il pubblico ministero Paola Conti

Il pubblico ministero Paola Conti

Fabrica di Roma – Bimbo tolto alla madre, rinviata all’estate l’udienza della scorsa settimana del processo durante la quale avrebbero dovuto essere ascoltate due assistenti sociali e un vicino di casa della donna imputata assieme ai genitori di maltrattamenti aggravati nei confronti del piccolo, che al momento del blitz del 26 luglio 2021 aveva 7 anni. 

Il piccolo fu tolto alla madre per essere collocato in casa-famiglia, come disposto dal tribunale per i minorenni di Roma. Dal 25 settembre dell’anno scorso il bambino è tornato a vivere col padre, riammesso alla responsabilità genitoriale, revocata nel frattempo alla madre.

L’uomo, che si è costituito parte civile contro la ex e gli ex suoceri, è stato sottoposto lo scorso 12 ottobre a un interrogatorio fiume per ricostruire le dinamiche che hanno condotto la coppia alla separazione e a una dura e lunga battaglia a colpi di carte bollate per l’affidamento del figlioletto.

Il bambino, al momento del blitz della polizia, avrebbe portato ancora il pannolino e non sarebbe stato capace né di lavarsi, né di mangiare da solo senza essere imboccato.

Titolare del fascicolo il pubblico ministero Paola Conti.

Durissimo il controesame della difesa, passato anche dalla lettura di una lunga mail inviata dall’imputata al suo ex, nella quale si fa riferimento a un episodio in seguito al quale avrebbe avuto tanta paura del marito, cui scrive parole accorate da cui sembrerebbe credere ancora nel possibile recupero della relazione. Il legale della donna, che ha prodotto anche delle foto in cui entrambi i genitori festeggiano i vari compleanni del figlio, ha insistito nel chiedere a cosa alludesse la donna, quale sarebbe stata la “reazione” che l’avrebbe così profondamente “spaventata”.

La difesa ha cercato di mettere in dubbio l’attendibilità dell’uomo, rivelando che su internet usava un altro nome (“è il mio secondo nome, lo stesso che abbiamo dato al bambino”) e che aveva imbrogliato sull’età “é vero, mi ero tolto due-tre anni, ma a lei l’ho detto subito”).

Coi suoceri, invece, sarebbero nati subito dei dissidi: “Loro non erano contenti che la figlia fosse rimasta incinta, avrebbero preferito che continuasse a fare carriera come pianista nel mondo della musica. Inoltre insistevano che dovevo sposarla, ma io spiegavo loro che erano decisioni che spettavano a noi”, ha spiegato.

Fatti comunque vecchi di un decennio, che non spiegano perché la madre sia scappata col figlioletto nonostante il tribunale per i minori di Venezia prima e poi quello di Roma, lo avessero affidato ai servizi sociali, vista l’alta tensione tra i genitori, perché disponessero incontri con entrambi, in modo da consentire al minore di poter continuare a coltivare rapporti con entrambi.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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26 aprile, 2023

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