Bimbo prelevato dalla polizia
Fabrica di Roma – (sil.co.) – Bimbo tolto alla madre a Fabrica di Roma il 26 luglio 2021 dalla polizia, condotto in una casa famiglia sul litorale e tornato a vivere col padre in provincia di Treviso lo scorso 25 settembre, si è conclusa con oltre un’ora di spontanee dichiarazioni della donna, mercoledì, l’ultima udienza del processo in cui è imputata assieme ai genitori di maltrattamenti aggravati nei confronti del piccolo, che al momento del blitz aveva 7 anni e avrebbe portato ancora il pannolino e non sarebbe stato capace né di lavarsi, né di mangiare da solo senza essere imboccato.
Sempre il 12 ottobre, è stato lungamente ascoltato il padre, che ha ricostruito in aula le dinamiche che, a luglio 2014, hanno portato alla separazione della coppia e alla sottrazione del minore da parte della madre, per questo reato già condannata con sentenza definitiva alla pena di un anno e sei mesi di reclusione. La donna, cui è stata nel frattempo revocata la responsabilità genitoriale, non vede più il figlio da un anno.
Durissimo il controesame della difesa, passato anche dalla lettura di una lunga mail inviata dall’imputata al suo ex, nella quale si fa riferimento a un episodio in seguito al quale avrebbe avuto tanta paura del marito, cui scrive parole accorate da cui sembrerebbe credere ancora nel possibile recupero della relazione. Il legale della donna, che ha prodotto anche delle foto in cui entrambi i genitori festeggiano i vari compleanni del figlio, ha insistito nel chiedere a cosa alludesse la donna, quale sarebbe stata la “reazione” che l’avrebbe così profondamente “spaventata”.
“Mi hai spaventata da morire, ho pensato che potesse succedere il peggio”, il passaggio riletto più volte dal legale davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini. “Si è trattato di un banale litigio, al culmine di una storia che si stava esaurendo. Non so cosa l’abbia spaventata, ma posso dire che era già nervosa e fragile”, ha risposto l’ex compagno, il quale ha anche detto che le foto dei compleanni non dicono che a lui era consentito di vederlo solo per poche ore, in qualche rara occasione, sempre e solo alla presenza della madre.
Tra i due un colpo di fulmine per una relazione durata poco più di un anno, tra il 2013 e il 2914. “Ci siamo conosciuti tramite un sito a maggio 2013 e lei è rimasta subito incinta. Ad agosto è venuta a vivere da me. A febbraio è nato il bambino. A luglio, dopo una lite all’autosalone dove stavamo scegliendo una macchina nuova, è tornata a casa in taxi ed è andata a vivere col bambino dai genitori”.
La difesa ha cercato di mettere in dubbio l’attendibilità dell’uomo, rivelando che su internet usava un altro nome (“è il mio secondo nome, lo stesso che abbiamo dato al bambino”) e che aveva imbrogliato sull’età “é vero, mi ero tolto due-tre anni, ma a lei l’ho detto subito”). Coi suoceri, invece, sarebbero nati subito dei dissidi: “Loro non erano contenti che la figlia fosse rimasta incinta, avrebbero preferito che continuasse a fare carriera come pianista nel mondo della musica. Inoltre insistevano che dovevo sposarla, ma io spiegavo loro che erano decisioni che spettavano a noi”, ha spiegato.
Fatti comunque vecchi di un decennio, che non spiegano perché la madre sia scappata col figlioletto nonostante il tribunale per i minori di Venezia prima e poi quello di Roma, lo avessero affidato ai servizi sociali, vista l’alta tensione tra i genitori, perché disponessero incontri con entrambi, in modo da consentire al minore di poter continuare a coltivare rapporti con entrambi.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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