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Bilanci 2025 - Economia e cultura - Luigi Pasqualetti traccia un resoconto dell'attività negli ultimi 12 mesi

“Fondazione Carivit non solo erogatrice di fondi, ma partner progettuale con il territorio”

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Luigi Pasqualetti

Luigi Pasqualetti

Viterbo – Un anno intenso, di consolidamento e di ascolto. Così il presidente della Fondazione Carivit, Luigi Pasqualetti, descrive il 2025, chiuso con circa 900 mila euro di risorse stanziate e oltre cento progetti sostenuti in tutta la provincia. Un bilancio che guarda ai giovani, alla cultura, al sociale e alla sanità, con una strategia che punta sempre più sulla rete e sulla progettazione condivisa.

Presidente Pasqualetti, che anno è stato il 2025 per la Fondazione Carivit?
Il 2025 è stato un anno molto impegnativo ma ricco di soddisfazioni, un anno di consolidamento e di ascolto per il nostro Territorio. Direi che il 2025 è stato l’anno in cui la Fondazione, oltre ad essere vista come un “erogatore di contributi”, è diventata un vero e proprio partner progettuale. Abbiamo lavorato per consolidare fili sociali, puntando moltissimo sulla qualità e sulla sostenibilità degli interventi, soprattutto nei confronti dei giovani. Abbiamo collaborato in sinergia con tutte le Istituzioni del territorio per migliorare i progetti già definiti e per programmarli di nuovi”.

Quante sono le risorse stanziate nel 2025? E in quali settori si è investito di più?
“Le risorse stanziate sono state circa 900.000 euro come stabilito nel bilancio previsionale approvato dal Consiglio di Indirizzo di questo Ente. Abbiamo concentrato i nostri investimenti, tenuto conto che l’ammontare delle risorse destinate all’attività erogativa viene determinato per ciascun anno sulla base del reddito prodotto dall’esercizio precedente, come previsto dalla normativa di settore (D.lgs. 153/99) nei settori ammessi: Arte, attività e beni culturali (380.000) Educazione e Formazione (180.000) Volontariato, filantropia e beneficienza (225.000) e della Salute Pubblica (80.000). Sottolineo che per il triennio 2025-2027 si è deliberato di destinare al territorio circa 2.400.000 euro nei quattro settori d’intervento: arte, attività e beni culturali (1.076.880); educazione e formazione (461.760); volontariato, filantropia e beneficenza (615.120) e della salute pubblica (246.240). La nostra priorità è stata dare risposte concrete al territorio e supportare i percorsi formativi dei giovani della Tuscia. Ma non ci siamo fermati qui, siamo intervenuti per sostenere le fasce più deboli e la sanità pubblica”.

Come funziona la fondazione? Quali sono i suoi beni e come entra in possesso delle risorse che poi distribuisce?
“La Fondazione è un ente senza fine di lucro, dotato di piena autonomia statutaria e gestionale, sotto la vigilanza e il controllo del ministero dell’Economia e delle Finanze. Persegue esclusivamente scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico, secondo quanto previsto dalla legge e dallo statuto. Gestiamo un patrimonio che deriva storicamente dal territorio; queste risorse vengono investite sui mercati finanziari in modo prudente e diversificato. I frutti di questi investimenti costituiscono il reddito da destinare alle attività istituzionali, che ogni anno, tramite bandi di concorso e progetti propri, viene restituito alla comunità della provincia di Viterbo. È un circolo virtuoso: il patrimonio dei cittadini produce valore per i cittadini stessi”.

Come avviene la scelta dei progetti da finanziare? Quali requisiti debbono avere?
“La Fondazione può operare attraverso “progetti propri” o “progetti di terzi”. I progetti propri sono attività della cui attuazione la Fondazione è direttamente responsabile, coordinando le azioni degli altri soggetti eventualmente coinvolti, e sostenendone direttamente i costi.

I progetti di terzi sono interventi promossi e realizzati da soggetti terzi che ne sono titolari e responsabili sia dal punto di vista del contenuto che dal punto di vista amministrativo contabile. In tal caso la Fondazione opera come soggetto erogatore nei confronti di associazioni, organizzazioni e operatori in possesso di adeguate competenze e riconoscimenti in grado di gestire validi progetti ed iniziative di utilità sociale, come precisato nel regolamento di erogazione di questo Ente. Oltre ai requisiti oggettivi e alla solidità del proponente, cerchiamo tre requisiti chiave: impatto sociale misurabile, capacità di fare rete e continuità nel tempo. Non ci interessano interventi “spot”, ma progetti che lascino un segno duraturo e che sappiano coinvolgere più attori del territorio in un clima di sinergia tra pubblico e privato”.

La Fondazione riesce a sostenere anche le piccole realtà locali?
“Assolutamente sì. Le piccole associazioni sono le “sentinelle” del territorio. Spesso abbiamo adattato i nostri strumenti di ascolto per intercettare anche chi è meno strutturato burocraticamente ma, opera quotidianamente nel cuore della Tuscia. La loro capillarità è insostituibile per raggiungere le periferie esistenziali e geografiche”.

Quali sono stati i progetti più importanti del 2025 di cui va particolarmente orgoglioso?
“Senza dubbio la Settimana dell’Educazione Finanziaria, che ha dato strumenti concreti ai giovani per gestire il risparmio in tempi complessi. Un’iniziativa dedicata agli studenti delle classi quarte e quinte degli istituti superiori della provincia di Viterbo, nata con l’obiettivo di offrire ai giovani strumenti concreti per comprendere e gestire in modo consapevole le scelte economiche e finanziarie che caratterizzano la vita quotidiana e professionale. In un mondo di relazioni l’aspetto economico e finanziario è sempre più importante e incide sulla qualità della nostra vita. Pur non diventando specialisti della materia abbiamo la necessità di conoscere il senso di strumenti, istituzioni, regole e di farne nostre le ragioni, i rischi, i limiti e le potenzialità.

Il festival I pirati della Bellezza, festival della parola e del pensiero, che trasforma la città di Viterbo in un luogo culturale per due settimane. Il festival ha saputo portare energia, creatività e sensibilità artistica in un luogo che vive di cultura e di partecipazione. È stato bello vedere come il progetto abbia coinvolto pubblici diversi, creando occasioni di incontro di riflessione e lasciando un segno concreto nella vita culturale della città. Anche questo progetto, realizzato negli spazi del Centro culturale Valle Faul e negli spazi adiacenti di Unindustria, dimostra come la sinergia tra vari attori del territorio, permetta di raggiungere gli obiettivi prefissati e valorizzare il nostro territorio.

E poi il Biglietto Sospeso: Il progetto nasce con l’obiettivo di rendere il teatro accessibile anche a chi attraversa momenti di fragilità o di particolare vulnerabilità personale, nella convinzione condivisa che la cultura debba essere un bene realmente accessibile e inclusivo. L’edizione 2025 conferma e rafforza la finalità sociale del progetto: la Fondazione Carivit mette a disposizione 180 biglietti degli spettacoli in programma al Teatro dell’Unione, che saranno distribuiti dall’Associazione Viterbo con Amore, responsabile della gestione operativa dell’iniziativa. Novanta biglietti saranno riservati ai pazienti oncologici dell’Ospedale Santa Rosa di Viterbo, grazie alla collaborazione con la Direzione Generale della ASL e con il reparto di Oncologia; altri novanta biglietti saranno destinati alle famiglie vulnerabili della città e della provincia, individuate dall’Associazione Viterbo con Amore.

E poi l’intervento con la Asl di Viterbo, di cui vi sveleremo i contenuti a breve in una conferenza stampa congiunta.

La collaborazione con l’Università degli Studi della Tuscia, ad esempio il sostegno ai dottorati di ricerca in diversi dipartimenti.

Solo per citarne alcuni, perché la Fondazione Carivit nell’anno 2025 ha sostenuto oltre 100 progetti sul tutto il territorio della nostra provincia”.

Nel 2025 avete lavorato in sinergia con Comuni, scuole, Asl, università. Quanto è importante fare rete?
“È vitale. Nessuno si salva da solo, e nessuno può risolvere i problemi da solo. La collaborazione è fondamentale, abbiamo realizzato e sostenuto progetti grazie all’università, alla Asl, ai comuni, alla provincia, agli ordini professionali, alla biblioteca consorziale, alle associazioni private senza scopo di lucro, che permettono alla Fondazione di moltiplicare l’efficacia di ogni euro investito. Fare rete significa evitare sprechi e sovrapposizioni e dare alla nostra comunità progetti di valore”.

La Fondazione può diventare un motore di sviluppo per la Tuscia, oltre che un ente erogatore?
“Questo è il mio obiettivo. La Fondazione deve essere un catalizzatore di idee e di progetti. Vogliamo essere il luogo dove le diverse eccellenze della Tuscia si incontrano per progettare il futuro. Non vogliamo solo “dare fondi”, ma generare visione e sviluppo strategico per il nostro territorio”.

Raccontare ciò che si fa è parte della missione: come giudica il rapporto con i cittadini?
“C’è una trasparente informazione. Il dialogo è costante e i riscontri che riceviamo, ci confermano che la strada della comunicazione aperta, è quella giusta. Per questo devo ringraziare tutti gli Organi della Fondazione Carivit, a partire dal consiglio di indirizzo e di amministrazione, al collegio sindacale che, nel rispetto del proprio ruolo, ha sempre collaborato proficuamente con l’ente, al collegio dei probiviri, alla struttura operativa diretta dal segretario generale, Emanuel Fulvi, la quale ha sempre dimostrato impegno e dedizione per l’ente ed infine a chi mi ha preceduto come presidente”.

Che messaggio vuole lanciare alle associazioni, agli enti e ai cittadini della Tuscia?
“Voglio lanciare un messaggio di coraggio e di partecipazione. La Fondazione Carivit c’è e continuerà a esserci, non solo “Per” la Comunità ma “Con” la Comunità, per costruire grandi progetti insieme”.


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30 dicembre, 2025

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