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Bilanci – Economia – Giancarlo Turchetti, segretario generale del sindacato Uil: “Mancano le infrastrutture e il capoluogo rischia di restare un dormitorio”

“Viterbo e la Tuscia non si svilupperanno mai…”

di Alba Parerga
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Il segretario generale della Uil Viterbo Giancarlo Turchetti

Il segretario generale della Uil Viterbo Giancarlo Turchetti

Viterbo – “Viterbo e la Tuscia non si svilupperanno mai”. Giancarlo Turchetti, segretario generale della Uil Viterbo non ha dubbi nel tracciare il suo bilancio di fine anno, 2025.

“Le infrastrutture sono fondamentali”, dice Turchetti. “Infrastrutture che mancano, una situazione che va avanti da più di 50 anni”, aggiunge poi il segretario del sindacato. “Il capoluogo – conclude infine – in passato era né più né meno un dormitorio e rischia di restare tale”.

Cosa è cambiato nel 2025 rispetto all’anno precedente?
“È cambiato poco e nulla”.

Perché?
“Perché se noi prendiamo la piattaforma Alto Lazio risalente agli anni ’70 con le proposte per rilanciare Viterbo ci accorgiamo che, nonostante siano passati più di 50 anni, per questo territorio è stato fatto poco o niente. Dalla trasversale alla ferrovia fino al raddoppio della Cassia. Era previsto pure l’aeroporto”.

Secondo lei per quale motivo?
“Questo bisogna chiederlo alla politica. Tutto è rimasto sulla carta, tutto lettera morta. Viterbo e la Tuscia non si svilupperanno mai. Le infrastrutture sono fondamentali. Il capoluogo in passato era né più né meno un dormitorio e rischia di restare tale”.

Che vuol dire “bisogna chiederlo alla politica”?
“In tutti questi anni ci sono state giunte e maggioranze di tutti i colori. E nessuna di esse ha portato risultati tangibili al territorio. Nessuno ha creato le condizioni necessarie allo sviluppo. Il nostro è un territorio isolato, senza collegamenti, ad esempio con Roma, e questo pregiudica tutto. A dominare sono interessi che non coincidono con l’interesse della comunità”. 

Una città, quella di Viterbo, che negli anni ha investito molto sull’espansione edilizia…
“Certo, ma adesso la città è satura e non credo che ci siano altre possibilità di proseguire lungo questa strada”.

Cosa manca a Viterbo e alla Tuscia per un rilancio economico del territorio?
“Rilanciare il territorio significa utilizzare quello che si ha a disposizione. E quello che il territorio ha a disposizione, al di là del distretto di Civita Castellana, sono agricoltura, turismo ed edilizia. Abbiamo montagna, laghi, mare, medioevo, terme. Tutto questo non lo sfruttiamo abbastanza. Abbiamo poi l’università su cui bisognerebbe investire di più, ad esempio portando una facoltà di medicina a Viterbo. Anche per attirare medici e infermieri che, oggi, preferiscono invece andare altrove”.

Non sarebbe anche il caso che l’università della Tuscia iniziasse ad investire sul centro storico di Viterbo?“Assolutamente sì. Una proposta su cui la Uil si sta battendo da tempo. Per rivitalizzare il centro storico bisogna portare anche gli studenti, avvalendosi ad esempio di strutture come l’ex ospedale e dell’ex Banca d’Italia in via Marconi”.

Un territorio dove la disoccupazione generale e giovanile è tra le più alte d’Italia…
“La disoccupazione generale è al 16%, quella giovanile al 47. Tutto questo la dice lunga sulla nostra economia. Un’economia stagnante. E la cosa più preoccupante è che i giovani se ne vanno dalla nostra provincia per cercare lavoro nel nord Italia o all’estero. Soprattutto tra chi si laurea”.

A fronte di tanti giovani che se ne vanno, ci sono tuttavia tanti migranti che arrivano stabilendosi a Viterbo e in provincia. Una ricchezza per tutto il territorio.
“Certamente sì. Persone che però trovano lavori precari, persone cui non si vogliono affittare le case nonostante gli appartamenti sfitti siano molti, costringendo i migranti, che fanno reddito e Pil, ad abitare in situazioni discutibili. Un problema serio. Serve un intervento delle istituzioni che devono incentivare gli affitti, senza alcuna distinzione”. 

Viterbo- Civitavecchia, a che punto è l’integrazione tra questi due territori?
“Viterbo e Civitavecchia sono territori molto simili e al tempo stesso diversi. Viterbo è un capoluogo di provincia, Civitavecchia periferia di Roma. Entrambi i territori sono poi in estrema difficoltà. Civitavecchia è andata avanti con il carbone per tanti anni, e la decarbonizzazione cambia tutto. Con un’economia che è stata fondata sull’attività della centrale e il rischio di vedere oltre 400 famiglie per strada con tanto di conseguenze dal punto di vista della tenuta economica e sociale”.

I rapporti con Cgil e Cisl come sono?
“I rapporti con Cgil e Cisl sono buoni dal punto di vista personale. Poi è chiaro che ogni organizzazione ha le sue idee, la sua storia e la sua cultura. In questo momento, su alcune posizioni in merito al governo le posizioni a volte sono diverse”.

Dal punto di vista degli iscritti, qual è il sindacato che cresce di più? La Cgil, la Cisl o la Uil?
“Secondo i dati nazionali a crescere di più è la Uil”.

Anche a Viterbo?
“Sì, anche a Viterbo. Anche nella Tuscia abbiamo avuto un bell’incremento negli ultimi anni. Si parla di un 15% in più”.

Come giudica l’amministrazione della sindaca Chiara Frontini?
“L’amministrazione Frontini ha avuto dalla sua la possibilità di beneficiare di diversi fondi, come quelli del Pnrr. Fondi che potevano essere utilizzati meglio, soprattutto sul centro storico portando, ad esempio, l’università dentro le mura. Positivo invece il confronto continuo con l’amministrazione sull’utilizzo e l’andamento dei fondi a disposizione”. 

Il centro storico di Viterbo, secondo lei, va chiuso?
“Sì, il centro storico va chiuso. Bisogna comunque creare le condizioni necessarie. Prima bisogna portare la gente a passeggiare e ad abitare”.

Un giudizio sull’amministrazione provinciale di Alessandro Romoli.
“Amministrare una provincia è più difficile e questo a causa dei tagli che ha subito negli anni. Dare un giudizio è difficile. Un giudizio favorevole per quanto riguarda le politiche ambientali. La posizione di Romoli contro il deposito di scorie nucleari è lodevole. Positivi anche gli interventi sugli edifici scolastici e l’utilizzo dei fondi del Pnrr”.

Un giudizio su parlamentari e consiglieri regionali rappresentanti del territorio.
“I rappresentanti del territorio fanno quello che devono fare, cercando di portare investimenti e risorse per il territorio. Tuttavia mancano prese di posizioni forti rispetto a quello di cui Viterbo e la Tuscia hanno bisogno. Le infrastrutture innanzitutto”. 

Cosa si aspetta dal 2026?
“Dal 2026 mi aspetto un impegno più forte da parte della politica a sostegno del territorio. Mi rendo conto che servono risorse e le difficoltà non mancano. Ma qualcosa in più si può fare”.

Alba Parerga


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5 gennaio, 2026

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