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Bilanci 2025 - Politica - Intervista al consigliere regionale e capogruppo di FdI, Daniele Sabatini

“Conti in ordine e sanità al centro, il Lazio non è più quello di prima”

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Viterbo – “Conti in ordine e sanità al centro, il Lazio non è più quello di prima”. Per il capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio regionale, Daniele Sabatini, la legislatura guidata da Francesco Rocca ha già segnato una discontinuità netta con il passato. A partire dai conti pubblici, con una riduzione storica del debito regionale, fino alla sfida delle liste d’attesa e agli investimenti legati al Giubileo 2025, Sabatini rivendica risultati concreti e traccia le priorità future: sanità, coesione territoriale, sostegno alle famiglie e sviluppo dei territori. In questa intervista il consigliere regionale ripercorre le principali battaglie politiche affrontate e quelle che, assicura, saranno decisive per il futuro del Lazio.

Consigliere Sabatini, partiamo dal bilancio regionale che lei ha definito una “manovra storica”. Può spiegarci perché?
“Dopo meno di tre anni di amministrazione Rocca e di centrodestra a guida Fratelli d’Italia – dice il consigliere regionale Sabatini -, il Lazio non è la stessa regione a cui i cittadini, purtroppo, si erano abituati. In sanità, per esempio, non viene più generato debito, cosa che è avvenuta costantemente fino all’esercizio 2022; da ormai tre anni riusciamo addirittura ad avere saldi positivi il che ci consente di poter continuare ad investire nella salute dei nostri cittadini.


Daniele Sabatini

Daniele Sabatini


A proposito di manovra storica, quando ci siamo insediati, a marzo 2023, il debito storico della regione Lazio superava i 22 miliardi di euro (sottolineo la parola “miliardi”). Oggi, grazie alla visione e al lavoro straordinario della nostra Giunta e, in particolare, dell’assessore al bilancio Giancarlo Righini e grazie alla sana collaborazione con il governo Meloni, il debito della regione Lazio è di poco superiore agli 8 miliardi.

Come possiamo definire, se non “storica”, la cancellazione di 13 miliardi di euro di debito? La verità è che forse i cittadini lo stanno scoprendo solo in questi mesi e in queste settimane, ma il Lazio è già tutta un’altra regione rispetto soltanto ad un paio d’anni fa. Anche la doppia promozione di agenzie internazionali ed indipendenti di rating, mai tenere con le amministrazioni regionali e i governi nazionali, tra cui Moody’s, lo sta a dimostrare”.

Nel 2025 quale ritiene sia stato l’intervento più significativo che ha portato avanti come consigliere regionale e capogruppo di Fratelli d’Italia? Può spiegare in che modo ha inciso sulla comunità e sul territorio?
“Le liste d’attesa. E’ inutile nascondersi dietro un dito. Senza dubbio rappresentano la maggiore criticità riscontrata in questa regione al momento del nostro insediamento. Grazie all’esperienza e alle competenze del presidente Francesco Rocca, abbiamo posto questa emergenza al centro dell’agenda politica. Il nostro obiettivo è avvicinarsi il più possibile al 100% di prestazioni eseguite nei tempi previsti per legge entro la fine del mandato. A tal proposito le nostre prime misure sono state: 14.000 nuove assunzioni tra medici, infermieri, tecnici e oss; oltre 300 milioni di euro tra macchinari e attrezzature tecnologiche; l’aumento della disponibilità delle agende il cui numero è passato da circa 300 a oltre 15.000.

Tutto questo nei prossimi mesi contribuirà ad abbattere le odiose liste d’attesa. Non solo, con un provvedimento di fine anno è stato ridimensionato l’ambito territoriale per visite ed esami che non sarà più tutto il territorio regionale ma soltanto quello afferente a Roma e alla propria Asl di appartenenza”.

Quali battaglie l’hanno vista maggiormente impegnato? Ci sono tematiche particolarmente sensibili che ha cercato di portare all’attenzione del consiglio regionale?
“Per restare in tema di sanità, aver finalmente completato l’ospedale Santa Rosa è per me motivo di orgoglio e di grande soddisfazione. Ho in mente la foto in bianco e nero della posa della prima pietra. Era presente Giulio Andreotti e parliamo di 50 anni fa. Il 31 gennaio 2025, alla presenza del presidente Rocca e grazie allo straordinario lavoro del direttore generale della Asl di Viterbo Egisto Bianconi e di tutta la Giunta regionale questo sogno è diventato realtà”.

È membro della commissione straordinaria Giubileo 2025. Che tipo di lavoro è stato portato avanti?
“Credo che il Giubileo abbia profondamente segnato questa legislatura regionale. L’impegno del Governo Meloni, delle articolazioni parlamentari per cui mi sento di ringraziare il presidente della commissione Ambiente e lavori pubblici della camera Mauro Rotelli e il lavoro della commissione Giubileo della regione Lazio unitamente a quello del commissario straordinario del governo, rappresentano un modello di complessa collaborazione istituzionale che, ora possiamo dirlo, ha funzionato praticamente alla perfezione.

Come regione, abbiamo deciso di impiegare la maggior parte delle risorse proprio nell’accoglienza dei pellegrini e nella sanità. Si tratta di investimenti importanti che, chiusa la porta santa, resteranno a favore dei cittadini e dei territori. Un esempio è il pronto soccorso dell’ospedale Santa Rosa, il cui rifacimento è stato reso possibile grazie ai “Fondi per il Giubileo” così come gli interventi strutturali sugli ospedali di Tarquinia e Civita Castellana.

Sempre a Viterbo, grazie alla sinergia tra governo e regione ed anche con avvisi dedicati a cui il comune ha inteso partecipare, è stato possibile recuperare l’ex farmacia di via Ascenzi, ora infopoint per pellegrini e turisti e l’area della pensilina del Sacrario. Dal punto di vista legislativo, sono state invece rifinanziate in maniera importante leggi che erano o non finanziate o, per così dire, particolarmente scariche. Mi riferisco alla legge sugli oratori e sugli edifici di culto. Sono interventi che durante l’Anno Santo, non potevamo non considerare”.

Il 2025 è stato anche l’anno del suo esordio da scrittore. Tra i vari impegni politici per la Regione e il territorio, ha trovato il tempo di scrivere “Il Giubileo dei due papi”, “non solo un libro di fede o spiritualità, ma una prospettiva istituzionale e culturale”, è stato definito. Cosa ha mosso questo progetto?
“Quella del tempo da dedicare alla stesura di un libro di oltre 450 pagine è una domanda che mi fanno spesso. Tra l’impegno istituzionale e politico e le mie tre bambine, ho finito per scrivere prevalentemente di notte. Sono stati due anni di lavoro, di organizzazione del testo, di ricerca di materiale e di stesura molto intensi. All’inizio doveva e voleva essere uno strumento per raccontare il Giubileo dal punto di vista delle istituzioni ma poi, tutto è cambiato quando abbiamo tenuto i lavori della commissione giubilare del Lazio in trasferta al palazzo dei Papi. Come si poteva raccontare quella giornata così intensa, così importante, per la quale mi sento ancora di ringraziare il nostro vescovo mons. Orazio Francesco Piazza, senza parlare di Viterbo, senza raccontare del primo conclave della storia e di ciò che accadde in seguito? E lì si è trasformato in un libro che ha assunto importanti tonalità e tratti storici ed ha tenuto, così, a rimarcare il ruolo del nostro territorio, del Lazio ma, in particolare della Tuscia, come occasione di promozione territoriale”.

Tra le pagine del libro suo “Il Giubileo dei due papi” emerge il tema del rapporto tra continuità e cambiamento. È una dialettica che ritroviamo anche nella società italiana: secondo lei, la politica è oggi capace di interpretare questa tensione senza perdere radici e identità?
“Continuità e cambiamento devono marciare insieme, dobbiamo rinnovare e cambiare ma senza rinnegare la nostra identità, la nostra storia, le nostre tradizioni. Essere e sentirsi profondamente conservatori significa proprio questo. Per fortuna in Italia c’è un governo forte e autorevole, guidato da Giorgia Meloni che rappresenta al meglio la politica in grado di mantenere solido il legame con le radici comuni, di saper guardare al presente con coerenza e al futuro con coraggio, visione e determinazione”.

Quali sono, secondo lei, le sfide principali che la regione dovrà affrontare nel prossimo anno, e in che modo Fratelli d’Italia si prepara a rispondere a queste sfide?
“Con le leggi di stabilità e di bilancio che abbiamo approvato in consiglio regionale poco prima di Natale abbiamo sancito un principio cardine, coraggioso: è finita l’era in cui si produce debito. O, peggio ancora, come avveniva in passato, si generava debito per pagare e sostenere altro debito. Per la giunta Rocca, per Fratelli d’Italia questo è un tema di principio irrinunciabile.

Lo dobbiamo ai nostri cittadini, alla competitività delle nostre imprese che abbiamo già sostenuto con la norma sulla semplificazione amministrativa e urbanistica e che possono contare su un tessuto istituzionale serio ed affidabile. Lo dobbiamo ai nostri figli e alle future generazioni. Questo non ci ha impedito di stanziare mezzo miliardo di euro di risorse, interamente regionali, per investimenti strutturali e per manutenzioni destinate ai comuni del Lazio in quello che abbiamo definito e chiamato “Piano straordinario di coesione regionale”. Il primo in Italia che già altre regioni stanno seguendo con interesse. Non solo, dal punto di vista dei servizi sociali abbiamo aumentato le risorse da 98 a 207 milioni di euro. La sfida più immediata sarà quella di allocare al meglio queste risorse per intercettare in maniera sana e tempestiva le esigenze e i fabbisogni reali dei territori”.

Da capogruppo regionale di Fratelli d’Italia, quali saranno le priorità del suo impegno nei prossimi mesi? Quale sarà la battaglia politica che considera decisiva nei prossimi anni per il Lazio?
“Come detto all’inizio di questa intervista – conclude Sabatini -, siamo coscienti che le liste d’attesa per visite, esami e prestazioni sanitarie in genere siano la priorità assoluta. Non avrò pace e non prenderò sonno tranquillamente fin quando non saremo riusciti a riportare una regione, inizialmente inadeguata a questa sfida, a dei livelli civili, sostenibili ed accettati da parte dei nostri cittadini e dagli operatori sanitari. L’altro aspetto è quello della pressione fiscale. Aver tenuto i conti in ordine ci consente di tenere sotto controllo ed anzi, di abbassare l’odiosa addizionale regionale Irpef come abbiamo fatto quest’anno per i redditi fino a 30.000 euro o, con effetti contributivi, per il personale operante nei nostri Pronto Soccorso.

Così come siamo riusciti ad intervenire sull’Irap per le imprese sociali e per quelle operanti in territori montani e, quindi, più svantaggiate in un’ottica di competitività globale. Dal punto di vista legislativo, abbiamo in cantiere diverse proposte di legge a cui teniamo molto come quella, doverosa, sulla “Famiglia” per ridare servizi e reddito ai nuclei fondanti della nostra società; sulla “Riforma delle aree naturali e protette”, sulla “Agricoltura sociale” e sugli “Sprechi alimentari” di cui sono primo firmatario. Si tratta di sfide importanti, autentiche, alle quali il Gruppo di Fratelli d’Italia in Regione Lazio, che ho l’onore di presiedere, non intende sottrarsi”.


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