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Caso Hassan Sharaf - D'Andria assolto dall'accusa di omicidio colposo, per cui sono stati rinviati a giudizio un medico e un agente - Assolti da omissione di atti d'ufficio il comandante della penitenziaria e un agente

Detenuto impiccato in cella, ex direttore del carcere condannato per il mancato trasferimento

di Silvana Cortignani
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Hassan Ramadan Mukhaymar Sharaf

Hassan Ramadan Mukhaymar Sharaf

Viterbo - L'ex direttore di Mammagialla Pierpaolo D'Andria

Viterbo – L’ex direttore di Mammagialla Pierpaolo D’Andria

Viterbo – Caso Hassan Sharaf, l’ex direttore Pierpaolo D’Andria è stato condannato.

D’Andria è stato condannato a due mesi e venti giorni di reclusione con sospensione della pena per il mancato trasferimento del detenuto egiziano 21enne trovato impiccato in una cella d’isolamento del carcere di Mammagialla il 23 luglio 2018 e morto dopo una settimana di agonia all’ospedale di Belcolle. 

D’Andria, difeso dall’avvocato Marco Russo, è stato condannato per omissione di atti d’ufficio, ma assolto dall’accusa di omicidio colposo, per la quale ieri il gup Savina Poli ha rinviato a giudizio l’agente responsabile della sezione d’isolamento Massimo Riccio e la dottoressa di medicina protetta Elena Ninashivili, difesi da Giuliano Migliorati e Fausto Barili che hanno scelto il rito ordinario, mentre è stata stralciata per motivi di salute la posizione di un altro medico.

Sono stati inoltre assolti il comandante della polizia Daniele Bologna e il capo matricola Luca Floris, difesi dagli avvocati Giuliano Migliorati e Luca Chiodi, giudicati con l’abbreviato come l’ex direttore della casa circondariale di Viterbo.

A carico dei sei imputati è stato chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta avocata a sé dalla procura generale di Roma, su richiesta dei familiari della vittima, difesi dagli avvocati Michele Andreano e Giacomo Barelli. È successo due anni fa dopo la richiesta di archiviazione da parte della procura della repubblica di Viterbo sulla morte di Hassan Sharaf.

Tornando al processo, lo scorso 16 novembre il procuratore generale Tonino Di Bona, che potrebbe ricorrere in appello, aveva chiesto la condanna a un anno di reclusione per D’Andria e otto mesi per Daniele Bologna e il capo matricola Luca Floris. D’Andria era imputato di omicidio colposo e omissione di atti di ufficio, Bologna e Floris del solo reato di omissione di atti d’ufficio.


La difesa dell’ex direttore

“Esprimo piena soddisfazione per l’assoluzione con formula piena del dottore D’andria con riferimento alla grave imputazione di omicidio colposo connesso al suicidio del giovane detenuto Sharaf Hassan”, esordisce l’avvocato Marco Russo. “Siamo stati sempre convinti della totale estraneità del direttore rispetto a questo evento che è stato certamente una tragedia sotto il profilo umano ma rispetto alla quale il dottore D’Andria non ha avuto alcun ruolo”, sottolinea.  “Quanto alla condanna sul rifiuto di atti d’ufficio connesso all’asserito omesso trasferimento del detenuto in istituto penale minorile, leggeremo con attenzione la motivazione; posso anticipare sin da ora che proporremo gravame ritenendo di avere dimostrato, anche per questa ipotesi, l’estraneità del direttore pro tempore”, prosegue. “Si tratta peraltro di ipotesi del tutto marginale e residuale che non ha alcuna relazione con il decesso del giovane detenuto per il quale vi è stato proscioglimento e che pare più che altro correlata alla posizione apicale del dottor D’Andria all’interno dell’istituto quale direttore”. “Per doveroso ossequio e rispetto alla decisione del giudice non anticipiamo i temi ed argomenti difensivi che ovviamente riserveremo al momento della lettura della motivazione ai fini del gravame”, conclude il legale..


L’agente assolto

“Per un servitore dello stato essere accusato di aver commesso un reato contro la pubblica amministrazione è qualcosa di pesante da gestire, anche emotivamente soprattutto quando c’è di mezzo la vita di un giovane ragazzo”, dice l’avvocato Luca Chiodi, che assiste il capo matricola Luca Floris. “Per il mio assistito, padre di famiglia e dedito ai giovani, sono stati infatti anni bui, trascorsi con apprensione, quella che consegue nel subire un processo di tale importanza. Per la difesa non è stato per niente facile cercare di dimostrare l’innocenza dell’ispettore capo Floris perché la normativa è tutt’altro che chiara”, prosegue il legale.”Siamo comunque soddisfatti, non solo per Floris ma anche per il mondo che rappresenta, da troppo tempo in affanno per carenze di organico e sovraffollamento; un esito favorevole che sancisce la fine di un brutto periodo che per merito del tribunale si è concluso anche celermente grazie ad una calendarizzazione attenta e rispettosa dei ruoli”.


Le parti civili

Un “contentino” per l’avvocato di parte civile Andreano, che da anni si batte al fianco della famiglia di Hassan Sharaf e ritiene il carcere di Viterbo “uno dei più tristi d’Italia”. “Leggeremo le motivazioni, però mi sembra una decisione abbastanza contraddittoria – dice il legale – nel senso che se condanni il direttore perché non l’ha trasferito, non ha ottemperato all’ordine di un magistrato, perché lì quel giovane adulto non doveva esserci, è chiaro che la conseguenza è stata la morte colposa”. “È una vittoria a metà, ma certamente abbiamo bucato quel muro di gomma che mi pare essere un po’ Viterbo nei confronti di questo carcere che storicamente ha uno stillicidio di vittime e uno stillicidio di maltrattamenti, di percosse, disseminati negli anni”. Parla invece di “storture” del carcere di Viterbo l’avvocato di parte civile Barelli: “Storture denunciate da me, dal garante sulle quali questa sentenza mette un primo punto”. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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28 marzo, 2024

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