Viterbo – (c.g.) – Un bilancio netto, senza sconti, quello tracciato dal presidente dell’Aci di Viterbo Sandro Zucchi. Dalla sicurezza stradale alla viabilità urbana, fino alle grandi arterie della Tuscia, l’Automobile club fotografa una situazione critica e chiede scelte chiare, programmazione e un cambio di passo immediato. ”L’Aci è pronta a fare la sua parte, ma servono decisioni e responsabilità”, afferma Zucchi. Una analisi chiara e tanto più rilevante in questi giorni di festa con la città bloccata in tutte le strade principali per la corsa ai regali di Natale.
Presidente Zucchi, per l’Aci di Viterbo quale bilancio emerge dall’anno che si conclude, tra attività svolte, servizi agli automobilisti, campagne di prevenzione e iniziative dedicate alla sicurezza stradale?
”Il bilancio del 2025 parla chiaro: noi il nostro lavoro lo abbiamo fatto, e lo abbiamo fatto sul serio. Abbiamo dato assistenza, formazione, presenza sul territorio. Abbiamo portato sicurezza stradale nelle scuole, tra i cittadini, nelle manifestazioni. L’Aci di Viterbo non è rimasto a guardare: mentre altri perdevano tempo in discussioni, noi producevamo risultati. Questo territorio sa che può contare su di noi”.
Qual è, secondo l’Aci, lo stato complessivo della viabilità urbana a Viterbo, considerando buche diffuse, segnaletica spesso insufficiente, cantieri prolungati e volumi di traffico in crescita?
”La viabilità a Viterbo oggi è in sofferenza. Non è un’opinione: è la realtà sotto gli occhi di tutti. Buche croniche, segnaletica a tratti inesistente, cantieri che sembrano non finire mai. La città non può andare avanti con interventi improvvisati. La manutenzione va riportata al centro della gestione pubblica. Senza una linea chiara, si continuerà a rincorrere il problema invece di prevenirlo”.
Viterbo – Code a via Garbini
Il quadrante Nord — dalla rotonda Coop, alla Cassia, da via Garbini alla Teverina — continua a essere uno dei punti più critici della città. Quali interventi dovrebbero essere affrontati con maggiore urgenza per rendere quest’area più fluida e sicura?
”Il quadrante Nord è uno stress test quotidiano per chi vive e lavora a Viterbo. E questo non è più accettabile. Gli interventi da fare sono noti da anni: mettere ordine nella segnaletica, rivedere la rete semaforica, garantire attraversamenti sicuri, coordinare i cantieri. Non serve una commissione d’inchiesta: serve la volontà di intervenire subito. Ogni giorno perso aumenta i rischi per cittadini e automobilisti”.
La sindaca Chiara Frontini ha definito pubblicamente la propria squadra, una squadra di ”scappati di casa”. Come valuta, sul piano tecnico, la gestione della viabilità cittadina da parte dell’attuale amministrazione?
”A me non interessa commentare le definizioni politiche. Ma da tecnico devo dirlo con franchezza: la gestione della viabilità oggi è debole. Mancano programmazione, controllo e un approccio moderno. L’Aci è pronto a dare supporto e competenze, ma qualcuno deve assumersi la responsabilità di decidere, coordinare e monitorare. Senza una guida forte, la città resterà in affanno”.
Viale Trieste resta un simbolo delle difficoltà della città, tra lavori rallentati, frequenti incidenti, modifiche dei sensi di marcia e proteste dei residenti. Quali misure immediate potrebbero migliorare la sicurezza di quest’arteria così delicata?
”Viale Trieste è l’esempio più evidente di come si possa complicare una strada che doveva essere semplificata. I lavori sono terminati ma i disagi procurati ai cittadini sono sempre gli stessi. Poteva essere fatto tutto più velocemente senza disagi, invece si è scelta la strada più complicata”.
Guardando all’impianto generale della mobilità urbana, quali sono gli errori più evidenti nella pianificazione degli ultimi anni? E quali soluzioni strutturali potrebbero portare a una gestione più moderna, ordinata ed efficace del traffico?
”L’errore principale è lampante: non c’è una regia unica. Si interviene a zone, come se i quartieri fossero isole. Non funziona così. Una città capoluogo deve avere un piano della mobilità aggiornato, con dati reali, strumenti tecnologici, manutenzione costante. Qui invece si rincorrono emergenze. La soluzione passa da una scelta di campo: smettere di improvvisare e adottare un metodo. Senza metodo, la mobilità non esiste”.
Per quanto riguarda la viabilità provinciale, qual è lo stato della Cassia e quali criticità emergono più frequentemente dalle segnalazioni degli utenti?
”La Cassia è una dorsale che oggi soffre moltissimo. Noi riceviamo segnalazioni continue su asfalto degradato, illuminazione scarsa, tratti pericolosi. Non possiamo aspettare che il problema esploda. La Cassia ha bisogno di interventi pianificati, non di rattoppi occasionali. Chi ci lavora ogni giorno merita sicurezza, non un percorso a ostacoli”.
Cassia, Aurelia, Aurelia bis e Flaminia sono tra le arterie più importanti della Tuscia e spesso teatro di incidenti gravi. Quali tratti risultano oggi maggiormente deteriorati o pericolosi e quali interventi dovrebbero essere considerati prioritari per migliorare la sicurezza?
”Cassia, Aurelia, Aurelia bis, Flaminia: sono strade vitali per la provincia, ma in troppi tratti sono diventate rischiose. Manto danneggiato, segnaletica sbiadita, barriere non adeguate. I tratti più critici sono noti da tempo. Serve rifare il fondo stradale, installare protezioni moderne e ristabilire limiti coerenti con la reale pericolosità. Non possiamo continuare a contare incidenti senza cambiare marcia. È tassativo il completamento del tratto stradale che da Monteromano porta sino a Civitavecchia”.
Molte strade provinciali minori presentano dissesti, carreggiate ridotte, frane attive e segnaletica insufficiente. Qual è il quadro che emerge dalle rilevazioni dell’Aci sul territorio della provincia di Viterbo?
”Il quadro delle provinciali minori è duro: molti tratti sono in condizioni molto critiche, talvolta al limite. Dissesti, frane, carreggiate ridotte. È il risultato di anni di manutenzione insufficiente. Bisogna varare un piano serio, pluriennale, con risorse certe e priorità imposte dalla sicurezza, non dalla politica. Ogni chilometro recuperato è un rischio in meno per i cittadini”.
Viterbo – Code sulla Cassia nord
La politica degli orari e della viabilità urbana, elemento centrale dei Piani urbani di mobilità sostenibile (Pums), punta a coordinare traffico, trasporti pubblici, percorsi scolastici e attività economiche. L’amministrazione Frontini cosa ha fatto in questo senso? In che modo strumenti di questo tipo potrebbero essere applicati a Viterbo per migliorarne fluidità, sicurezza e sostenibilità?
”Il Pums è uno strumento indispensabile. Non applicarlo significa rinunciare a governare la città. L’amministrazione Frontini, su questo punto, deve fare un salto di qualità immediato. Coordinare orari scolastici, trasporto pubblico e flussi lavorativi è l’unico modo per evitare la paralisi in certe fasce orarie. Noi siamo pronti a collaborare, ma serve una chiara volontà politica: portare Viterbo dentro la modernità”.
Guardando al 2026, quali saranno le priorità dell’Aci di Viterbo? Sono previsti nuovi progetti educativi, campagne sulla sicurezza, collaborazioni con gli enti locali o nuovi servizi rivolti agli automobilisti del territorio?
”Il 2026 sarà un anno di ulteriore crescita. Rafforzeremo la presenza nelle scuole, aumenteremo le campagne di prevenzione e introdurremo nuovi servizi dedicati agli automobilisti. L’obiettivo è uno: continuare a difendere la sicurezza degli utenti della strada, senza compromessi. La provincia di Viterbo merita strade migliori, segnaletica più chiara e una mobilità all’altezza del suo ruolo. L’Aci farà la sua parte, e la farà in prima linea”.
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