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Bilanci 2025 - Viterbo - Le prime settimane da rettrice, l’eredità del passato e le sfide future – Sicurezza, ricerca, studenti e città universitaria al centro del mandato

Tiziana Laureti: “L’Unitus cresce se università e territorio camminano insieme…”

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Viterbo – (c.g.) – Sicurezza, ricostruzione dei laboratori di Agraria dopo l’incendio, qualità della didattica, competitività della ricerca e rafforzamento del rapporto con la città. A poche settimane dall’insediamento, la rettrice dell’Università della Tuscia Tiziana Laureti traccia il primo bilancio del mandato e indica le priorità operative e strategiche dell’ateneo, delineando una visione che tiene insieme governo dell’emergenza, programmazione e ruolo pubblico dell’università nel territorio della Tuscia.

Tiziana Laureti

Tiziana Laureti


Rettrice Laureti, si è insediata il 3 novembre: quale primo bilancio traccia di queste settimane alla guida dell’ateneo e quali priorità ha individuato sin dal suo arrivo?
“Queste prime settimane sono state particolarmente intense: l’avvio del mandato comporta una pluralità di impegni e responsabilità, tra il confronto con la comunità accademica, gli appuntamenti istituzionali e la necessità di assumere fin da subito decisioni su temi chiave per la vita dell’ateneo.

Ma sono state anche settimane di energia e di segnali incoraggianti. Ho trovato un ateneo vivo, partecipe, con una forte disponibilità alla collaborazione: un patrimonio prezioso, soprattutto in una fase che richiede lucidità e coesione.

Per me era fondamentale partire dall’ascolto — docenti, studentesse e studenti, personale tecnico-amministrativo, istituzioni del territorio. Le richieste e le proposte arrivate in questi giorni sono un indicatore importante: raccontano un’università che non si limita a “chiedere”, ma vuole contribuire. E credo molto nel rispetto dei ruoli, dei tempi e dei canali: l’ascolto non è improvvisazione, è metodo.

È stato un tempo necessario per comprendere, con attenzione ma senza esitazioni, di che cosa l’ateneo abbia davvero bisogno oggi. E, nello stesso tempo, ho lavorato sulle urgenze: perché le priorità si misurano nei fatti.

Tra le prime attività vi è stata la definizione e la chiusura del bilancio di previsione, lo strumento attraverso cui le priorità diventano azioni concrete e si garantisce continuità a didattica, ricerca e servizi. Il bilancio è il primo atto di responsabilità: è lì che le priorità diventano scelte e le scelte diventano servizi.

Accanto a questo, una priorità assoluta è l’avvio della ricostruzione e del ripristino dei laboratori di Agraria, dopo l’incendio: un presidio fondamentale per l’identità scientifica dell’Università e per il rapporto con il territorio. Qui la bussola è chiara e non negoziabile: sicurezza, tempi definiti, tutela piena di studentesse, studenti e personale.

Se dovessi sintetizzare queste prime settimane, direi che sono state l’avvio di uno stile: ascolto, coerenza nelle scelte, attenzione concreta alle persone e ai processi. E tre priorità nette: sicurezza e ricostruzione, a partire da Agraria; studentesse e studenti al centro, nella qualità della didattica, nei servizi e negli spazi; una macchina organizzativa più semplice ed efficace, con responsabilità trasparenti e risultati verificabili”.

Tiziana Laureti e Stefano Ubertini

Tiziana Laureti e Stefano Ubertini


Il suo mandato si apre dopo gli anni del rettorato di Stefano Ubertini. Quali elementi di continuità intende mantenere e su quali aspetti pensa invece di imprimere un cambiamento?
“Intendo muovermi nel solco di un percorso che in questi anni ha portato l’ateneo a crescere e a consolidarsi: un’università solida, riconosciuta, radicata nel territorio e capace di dialogare a livello nazionale e internazionale.

Questa è un’eredità importante, che riguarda soprattutto la qualità della didattica e della ricerca, l’apertura alle reti e alle collaborazioni, e l’idea di un’università che produce valore pubblico per la Tuscia.

La continuità dei risultati va oggi accompagnata da una lettura aggiornata dei bisogni e delle trasformazioni in corso, che richiedono un’attenzione rinnovata al metodo di lavoro. La continuità, per essere un valore, deve saper evolvere.

Il cambiamento che sento di accompagnare nasce dall’evoluzione dei tempi e delle esigenze dell’ateneo, che dopo una fase di grande rinnovamento ha bisogno di una fase di maturazione. Un ateneo che ha raggiunto stabilità può permettersi di lavorare meno sull’emergenza e più sulla qualità delle scelte. In questo senso, l’elemento di novità riguarda il rafforzamento della coerenza tra strategia, risorse e risultati: rendere più chiaro cosa l’università considera prioritario e orientare con maggiore continuità le decisioni organizzative, il reclutamento e gli investimenti verso questi obiettivi.

Un altro aspetto su cui intendo lavorare è il rapporto tra governance e comunità accademica. Non per cambiarne l’impianto, ma per rendere il funzionamento dell’ateneo più leggibile e prevedibile, con processi decisionali chiari e una maggiore attenzione ai tempi e all’efficacia delle decisioni.

C’è poi un tema di comunicazione: l’università deve essere sempre più comprensibile e riconoscibile anche all’esterno, perché sia percepita come una risorsa quotidiana per cittadini, istituzioni e imprese”.

In fiamme la facoltà di agraria

Fiamme ad agraria – L’incendio a due passi dalle civili abitazioni del quartiere


Uno dei momenti più difficili dell’anno è stato l’incendio ai dipartimenti di Agraria. Come giudica la gestione dell’emergenza e quali misure sono state avviate per garantire sicurezza, ripristino delle attività e sostegno a studenti e personale?
“L’incendio ai dipartimenti di Agraria è stato senza dubbio uno dei momenti più duri per l’ateneo. Non ha colpito solo edifici e laboratori, ma ha inciso sulla vita quotidiana di docenti, personale tecnico-amministrativo, dottorandi, ricercatrici e ricercatori, che si sono trovati a lavorare in condizioni improvvisamente più complesse. È un tempo difficile, e stiamo ancora lavorando per riportare pienamente la situazione alla normalità.

La gestione dell’emergenza ha seguito una priorità assoluta: la tutela delle persone. In stretto raccordo con le autorità competenti, l’Università ha adottato misure di sicurezza, con verifiche e monitoraggi continui, mantenendo una comunicazione prudente e trasparente. In quei giorni la regola è stata una sola: prima le persone, poi tutto il resto.

Accanto a questo, abbiamo lavorato per garantire la continuità delle attività didattiche e di ricerca, rimodulando spazi, calendari e sedi, con l’obiettivo di ridurre al minimo l’impatto su studenti e personale. Non è stato semplice, ma la risposta della comunità accademica è stata straordinaria: flessibilità, collaborazione e senso di responsabilità hanno fatto la differenza.

Sul fronte della ricostruzione, i laboratori di Agraria sono una priorità non rinviabile. Stiamo procedendo per fasi, con un cronoprogramma chiaro, per restituire spazi più sicuri, moderni e funzionali.

In questo percorso è stato decisivo il sostegno delle istituzioni: governo e regione lazio sono stati al nostro fianco con interventi concreti, che vanno oltre il dato economico e rappresentano un segnale forte di fiducia nel valore scientifico, formativo e civile di Agraria e dell’Università della Tuscia.

Vorrei infine sottolineare la solidarietà ricevuta dalla cittadinanza e dalle realtà del territorio. In un momento di grande difficoltà, questo abbraccio ha rafforzato il nostro senso di responsabilità. Lavorare con serietà, senza scorciatoie, fino al pieno ripristino. E trasformare una ferita in un’occasione di ricostruzione e di crescita condivisa”.

L’incendio ha sollevato interrogativi sulla manutenzione e sullo stato degli edifici universitari. Quali interventi immediati e quali investimenti strutturali prevede per mettere in sicurezza il patrimonio dell’ateneo?
“È importante chiarire un punto: allo stato delle informazioni disponibili e nel pieno rispetto degli accertamenti in corso, non emergono elementi che colleghino l’incendio a carenze nella manutenzione ordinaria dell’edificio. L’evento si è verificato durante un intervento di ammodernamento, affidato tramite appalto a una ditta esterna, avviato proprio per migliorare funzionalità e sicurezza degli spazi dei dipartimenti di Agraria.

Detto questo, un episodio di questa portata rafforza una convinzione: la sicurezza si governa prima, con programmazione e controlli puntuali. Per questo occorre proseguire e rafforzare il programma di investimenti strutturali orientato a rendere gli spazi universitari sempre più moderni, sicuri e funzionali, a partire dal nuovo edificio previsto al campus del Riello da destinare a laboratori di ricerca. L’obiettivo è prevenire, non inseguire: spazi adeguati sono una condizione della didattica e della ricerca”.

Tiziana Laureti appena eletta rettrice dell'Unitus

Tiziana Laureti, rettrice dell’Unitus


Sul piano della ricerca, quali sono i settori che ritiene più promettenti per il 2026 e quali strumenti intende attivare per aumentare la competitività dell’università nei bandi nazionali ed europei?
“La qualità e la competitività della ricerca sono uno degli assi strategici del nostro ateneo. Un segnale significativo viene dai risultati conseguiti nei bandi del Fondo Italiano per la Scienza, che confermano la capacità di Unitus di misurarsi con successo nei programmi nazionali più selettivi.

Guardando al 2026, vedo alcuni ambiti particolarmente promettenti, dove si intrecciano eccellenza scientifica, interdisciplinarità e radicamento nel territorio. Un primo pilastro è l’area agrifood, scienze forestali e biodiversità: è una vocazione storica di Unitus e oggi è anche una frontiera decisiva per sostenibilità e filiere produttive.

Accanto a questo, l’ingegneria per l’energia e l’ambiente è un settore in forte sviluppo: stiamo consolidando competenze avanzate sulle tecnologie energetiche più innovative, dalla fusione all’idrogeno, con ricadute importanti in termini di infrastrutture e collaborazione scientifica. Le scienze della vita restano un asse strategico, in una prospettiva integrata che va dalla ricerca di base alle applicazioni in ambito ambientale, agroalimentare e della salute.

Un ruolo significativo è svolto anche dalle scienze socio-economiche e dalle scienze umane. In questo quadro rientrano i beni culturali e la tutela e valorizzazione del patrimonio, ma anche gli studi linguistici e letterari e la ricerca storica: sono essenziali per comprendere e raccontare i territori, costruire progettualità culturali e rafforzare la dimensione internazionale dell’ateneo.

Per aumentare ulteriormente la competitività nei bandi nazionali ed europei, intendiamo rafforzare strumenti strutturali già avviati: supporto alla progettazione e al project management, partecipazione a reti e partenariati nazionali e internazionali, valorizzazione dei talenti e delle competenze interdisciplinari, e un utilizzo sempre più strategico delle infrastrutture di ricerca. La ricerca è sempre più un lavoro di squadra: dati, digitale e collaborazione sono diventati parte della qualità”.

La popolazione studentesca è un indicatore chiave per il futuro dell’ateneo. Quali strategie prevede per attrarre nuovi iscritti, rafforzare l’internazionalizzazione e migliorare i servizi agli studenti?
“La popolazione studentesca è certamente un indicatore chiave, ma oggi va letta nel contesto della dinamica demografica nazionale, che rende la competizione tra atenei più intensa e richiede scelte mirate e coerenti. La nostra strategia parte da un principio semplice: attrarre studenti significa offrire qualità reale, servizi adeguati e prospettive credibili, e saperle comunicare bene.

Uno degli obiettivi su cui stiamo lavorando con maggiore convinzione è rafforzare l’idea di Viterbo come città universitaria. Viterbo ha le caratteristiche per esserlo davvero: una dimensione a misura di studente, un patrimonio storico e culturale straordinario, una qualità della vita elevata, un rapporto diretto tra università, città e territorio. È un contesto che favorisce un’esperienza universitaria piena, non dispersiva, dove studio e vita quotidiana possono trovare un equilibrio raro.

Sul piano concreto, questo significa investire sull’orientamento nelle scuole e sull’accompagnamento nel primo anno, che è spesso il più delicato. Significa rafforzare un tutorato capace di sostenere i percorsi, valorizzare il merito e ridurre abbandoni e rallentamenti. E significa consolidare il legame con il mondo del lavoro attraverso tirocini, placement e collaborazioni con imprese ed enti: perché la formazione deve aprire opportunità riconoscibili.

C’è poi il tema dell’internazionalizzazione, che per noi non è in alternativa al territorio, ma complementare. Rendere Unitus più internazionale significa rendere Viterbo più competitiva. L’ingresso nella rete europea Ells, che riunisce università specializzate nelle scienze della vita, e l’apertura del campus a Samarcanda vanno in questa direzione: percorsi strutturati, insegnamenti e programmi in lingua, doppi titoli e mobilità integrate nei corsi, perché studiare alla Tuscia significhi muoversi con naturalezza tra Viterbo, l’Europa e oltre.

Infine, i servizi: spazi di studio, servizi digitali, tempi e qualità delle risposte amministrative, accoglienza per studenti fuori sede e internazionali. Perché una città universitaria non è solo un luogo di studio: è un ecosistema di relazioni, servizi e opportunità — ed è lì che si gioca una parte decisiva della scelta”.

Il mondo del lavoro richiede sempre più competenze trasversali e percorsi professionalizzanti. Quale sarà la sua linea per rafforzare i rapporti con le imprese, gli enti del territorio e le istituzioni pubbliche?
“Unitus parte da una base già molto solida: i rapporti con le imprese e con gli attori del territorio sono numerosi e diffusi, e rappresentano una componente strutturale della nostra identità, non un capitolo accessorio. Il mio obiettivo è valorizzare e rendere ancora più sistemica questa rete, perché il collegamento tra formazione, ricerca e lavoro è decisivo per gli studenti e per lo sviluppo della Tuscia.

La linea che intendo seguire è duplice: rafforzare competenze e opportunità per gli studenti, e al tempo stesso trasformare più efficacemente la ricerca in impatto, quando ci sono le condizioni.

Sul primo fronte, lavoreremo per potenziare tirocini e percorsi professionalizzanti di qualità, costruiti insieme a imprese, enti e amministrazioni pubbliche, e per rendere più presenti nei corsi quelle competenze trasversali che oggi fanno la differenza: lingue, competenze digitali, lavoro in team, capacità progettuale. Il tutto senza snaturare la solidità disciplinare, che resta il cuore dell’università.

Sul secondo fronte, intendo dare un impulso più deciso all’innovazione, al trasferimento tecnologico e alla terza missione. In particolare, voglio rafforzare strumenti e accompagnamento per la nascita e la crescita di spin-off accademici, perché quando la conoscenza si traduce in iniziativa imprenditoriale rigorosa e trasparente può generare valore reale: lavoro qualificato, soluzioni per i bisogni del territorio, attrazione di competenze e investimenti”.

I dipendenti e i docenti hanno attraversato un periodo complesso tra riorganizzazioni e criticità strutturali. Che messaggio lancia loro e quali sono le sue priorità per migliorare benessere e condizioni di lavoro nel 2026?
“Il primo messaggio che desidero rivolgere a docenti, ricercatori, dottorandi e al personale tecnico-amministrativo è di riconoscimento: in questi mesi ho potuto vedere da vicino la forza e la generosità con cui la comunità di Unitus porta avanti, ogni giorno, didattica, ricerca e servizi, anche in una fase impegnativa.

Accanto a questo, ritengo importante richiamare il concetto di unità, come capacità di riconoscerci parte della stessa comunità. Per me unità è uno stile di lavoro: significa collaborare anziché competere, condividere responsabilità, cercare soluzioni. E tenere al centro ciò che ci accomuna: la qualità della didattica, la solidità della ricerca, la crescita delle persone, la responsabilità verso il territorio.

Guardando al 2026, le priorità sono chiare e operative. L’impegno è rafforzare la chiarezza organizzativa e ottenere una semplificazione concreta dei processi: procedure più comprensibili e tempi più prevedibili sono condizioni essenziali per lavorare con efficacia. Semplificare è anche rispetto per il tempo delle persone.

Un altro asse riguarda la valorizzazione delle competenze, attraverso formazione continua e riconoscimento del contributo di ciascuno, con particolare attenzione al personale tecnico-amministrativo, che rappresenta un pilastro della qualità dei servizi e della competitività dell’ateneo.

Al centro c’è anche il benessere organizzativo: ascolto strutturato, azioni per migliorare la qualità della vita lavorativa e interventi orientati a prevenire il disagio, favorendo un clima inclusivo e collaborativo.

Accanto a questo, prende forma una linea di governance dei dati dell’ateneo: coordinare i flussi informativi e definire standard condivisi per avere informazioni affidabili e decisioni più trasparenti. Vuol dire, in concreto, meno richieste duplicate, risposte più rapide, e strumenti utili per monitorare qualità e risultati.

Infine, la comunicazione interna va resa più solida e tempestiva, perché informazioni chiare aiutano a lavorare meglio e a sentirsi parte di un progetto comune”.

La riqualificazione degli spazi universitari, dal polo di Santa Maria in Gradi ai laboratori scientifici, resta un tema aperto. Quali progetti intende avviare o accelerare nei primi mesi del nuovo anno?
“Più che di “riqualificazione” in senso generico, preferisco parlare di valorizzazione e piena fruizione: Unitus dispone di luoghi importanti e già molto utilizzati, e l’obiettivo è farli rendere ancora di più, sia per la comunità universitaria sia, quando possibile, per il territorio.

Su Santa Maria in Gradi stiamo lavorando con un’impostazione chiara e di lungo periodo: abbiamo avviato i lavori di recupero della chiesa, sostenuti dal finanziamento pluriennale, con l’idea di restituire alla Tuscia un luogo culturale di primo piano. Diventerà uno spazio polifunzionale, adatto a grandi eventi, convegni, iniziative di divulgazione e, in una seconda fase, anche a rassegne e proiezioni.

E, in modo molto concreto, abbiamo già programmato una mostra di pittura: un segnale chiaro della volontà di far vivere questi ambienti e di renderli un punto di incontro tra università e comunità.

Oltre a Gradi, uno degli assi che intendo rafforzare nei primi mesi del mandato è il rilancio del Sistema museale di ateneo, un patrimonio scientifico e culturale ricco e articolato, non sempre conosciuto quanto meriterebbe. Penso all’Orto Botanico “Angelo Rambelli”, che unisce ricerca, didattica e apertura al pubblico, ma anche alle collezioni e ai musei che raccontano la storia scientifica dell’ateneo e della Tuscia. L’obiettivo è renderli sempre più integrati nella vita universitaria e più accessibili.

La direzione è questa: aprire meglio, in modo programmato e riconoscibile, i luoghi che possono diventare spazi culturali condivisi e, allo stesso tempo, portare avanti con continuità i progetti già avviati, senza dispersioni. Perché l’università non è solo aule e laboratori, ma anche un’infrastruttura di conoscenza che il territorio può riconoscere, frequentare e sentire come propria”.

Viterbo - L'università degli studi della Tuscia

Viterbo – L’università degli studi della Tuscia


Se dovesse delineare un orizzonte più ampio, quale immagine della Tuscia immagina per il 2030 e qual è il contributo che vorrebbe lasciare come rettrice al termine del suo mandato?
“Se guardo al 2030, immagino una Tuscia in cui università e territorio crescono insieme, in modo integrato. E immagino una Unitus sempre più europea e riconoscibile anche per la qualità della ricerca: un ateneo solido, capace di attrarre progetti e talenti e di far dialogare competenze diverse.

Allo stesso tempo, questa proiezione internazionale non deve mai significare perdita di identità. Al contrario: vorrei che Unitus fosse sempre più radicata nella Tuscia e capace di contribuire in modo concreto allo sviluppo culturale, sociale ed economico del territorio. Con risultati che diventino conoscenza utile: ricerca che risponde a problemi reali, innovazione che nasce dai luoghi, formazione che trattiene e attrae talenti, una presenza culturale continua e riconoscibile. In questo quadro, la terza missione deve essere parte stabile della vita della Tuscia: collaborazione continuativa con scuole, imprese, istituzioni e comunità, non iniziative episodiche.

Il contributo che vorrei lasciare, al termine del mio mandato, è questo equilibrio: un’università che guarda lontano senza smettere di prendersi cura di ciò che ha vicino. Un ateneo capace di offrire opportunità internazionali ai propri studenti e, allo stesso tempo, di essere un punto di riferimento per la Tuscia. Perché la crescita dell’università e quella del territorio non sono due percorsi paralleli, ma un’unica traiettoria condivisa”.

Unitus - Giulio Rapetti Mogol ai Pirati della Bellezza - La rettrice Tiziana Laureti

Unitus – Giulio Rapetti Mogol ai Pirati della Bellezza – La rettrice Tiziana Laureti


Un messaggio che vuole mandare ai cittadini della Tuscia.
“Ai cittadini della Tuscia vorrei dire questo: abbiamo un patrimonio straordinario fatto di persone, competenze, ambiente, cultura e filiere produttive. Non è un patrimonio da celebrare, ma da abitare con responsabilità: ciò che abbiamo chiede visione, metodo e scelte all’altezza.

L’Università può contribuire come luogo pubblico di pensiero e di connessione, capace di tenere insieme conoscenza e responsabilità. Non per sostituirsi ad altri attori, ma per creare uno spazio in cui le differenze dialogano e le competenze si riconoscono. È da qui che può nascere un’idea concreta di sviluppo, che non separa università e città, ma le considera parti dello stesso processo.

Una città universitaria non è semplicemente una città che ospita un’università: è una città che si lascia attraversare dal sapere e ne trae conseguenze. È un luogo in cui la presenza dei giovani è strutturale e si riflette nei servizi, negli spazi culturali, nelle opportunità.

Viterbo ha le condizioni per essere questo: una città a misura d’uomo, densa di storia, capace di accogliere innovazione senza perdere identità. Il progetto di città universitaria, per me, è un progetto condiviso: spazi che vivono anche oltre l’orario delle lezioni, servizi pensati per chi studia e lavora, occasioni culturali che mettono in dialogo studenti, cittadini e istituzioni. Fare in modo che chi arriva a Viterbo per studiare non sia di passaggio, ma parte di un’esperienza che lascia relazioni e possibilità.

È in questo incontro continuo tra giovani energie, sapere e territorio che una città cresce davvero: non per slogan, ma per trasformazioni concrete e durature”.


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31 dicembre, 2025

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