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Tribunale - Frontini e Cavini a processo - Un fiume in piena, il consigliere comunale: "Il marito Fabio Cavini minacciava e la sindaca Chiara Frontini stava zitta" - FOTO E VIDEO
Viterbo – (sil.co.) – Nessun dubbio sul fatto che fu la sindaca Chiara Frontini a volere la cena dei veleni, sfociata nell’uscita dalla maggioranza del consigliere comunale Marco Bruzziches. Per quella cena la sindaca è imputata di minaccia aggravata in concorso col marito Fabio Cavini. I due erano entrambi presenti all’udienza fiume dedicata all’ascolto delle parti offese Marco Bruzziches e Anna Maria Formini.
La sindaca Chiara Frontini con l’avvocato Francesco Massatani
“Una cena coi rispettivi coniugi nel mio luogo del cuore, mi mandò a dire la sindaca, ‘purché ci sia la prof’, cioè mia moglie che le aveva insegnato al liceo”, ha esordito Bruzziches, come un fiume in piena. Bruzziches ha testimoniato ierial processo per minaccia aggravata alla coppia Frontini-Cavini, entrato nel vivo davanti alla giudice Giovanna Camillo, spiegando l’incontro conviviale a casa sua della sera del 26 settembre con la sindaca e il marito.
Fabio Cavini con gli avvocati Giovanni Labate e Francesco Massatani
Perchè registrare? Su consiglio del già candidato Paolo Cappelli e dell’ex presidente del consiglio comunale Letizia Chiatti, che gli avevano parlato di presunti “dossier” predisposti da Cavini. “Ho usato un vecchio I-Phone, appoggiato sopra dei libri”, ha spiegato il consigliere.
La mattina del 25 settembre 2023 l’auto-invito dell sindaca a cena per la sera dopo, la mattina del 26 una mail dell’allora segretaria generale che lo sollecitava ad essere meno invadente nell’ambito della sua delega alla valorizzazione del patrimonio.“La vicenda degli affitti non riscossi dal comune, per cui caldeggiavo maggiore attività”, ha spiegato Bruzziches, che ne parlò al suo amico avvocato Stefano Falcioni, il quale lo tranquillizzò sul contenuto, consigliandogli anche lui, informato della cena, di registrare dal momento che sarebbe stata a casa sua e lui sarebbe stato ovviamente presente.
A scaldare il clima politico, l’idea di Bruzziches di rifondare il gruppo Viva Viterbo per cui era stato eletto, confluito dopo le elezioni in Viterbo 2020.“Per avere maggiore peso politico all’interno della maggioranza”, ha affermato il consigliere comunale.
Marco Bruzziches con la moglie Anna Maria Formini
Perché la denuncia dopo due mesi e mezzo? “Perché ho voluto aspettare la specializzazione di mio figlio, a Siena il 6 novembre 2023, essendo io e mia moglie spaventati e preoccupati per le minacce, tanto che venne anche un nostro amico carabiniere”, ha raccontato Bruzziches. Festeggiato l’evento familiare e sistemato a fine mese il figlio presso la sua destinazione lavorativa, la decisione e la denuncia.
Risale invece a prima della cena dei veleni una “reprimenda” della sindaca per una chat tra consiglieri: “Si chiamava scherzosamente ‘La cosa non è Chiara’, ma lei, quando lo ha saputo, si è stizzita dicendo che non stava bene e invitandoci a chiuderla”, ha ricordato il consigliere.
Cena dei veleni, Bruzziches: “Non auguro a nessuno l’esperienza che abbiamo vissuto noi”
Sempre prima della cena, Bruzziches, che aveva chiesto uno sconto Imu su un immobile di famiglia, subì un controllo da parte del comune: “Con Chiara ci ridemmo su, perché fu fatto proprio a me che ero in regola, ma ero lo stesso che chiedeva maggiore attività al comune nel settore riscossioni”.
Ribadendo quanto riferito poco prima dalla moglie Anna Maria Formini, ha sottolineato il timore che quell’auto-invito a cena condito da minacce non sia stato casuale. “Quando Cavini ha tirato fuori la minaccia dello stato di famiglia, sono rimasto scioccato, gelato. Ho pensato che lo avevo accolto a casa mia, che era seduto alla mia tavola. Poi ho visto la faccia di mia moglie, che era sbiancata, e la rabbia per le cose che stava dicendo è diventata preoccupazione. Mi sarei aspettato un intervento della sindaca, tipo: ‘cosa stai dicendo?’, invece restò zitta, annuendo. Mia moglie subito dopo cena mi disse di dimettermi”, ha sottolineato Bruzziches.
Cena dei veleni, l’avvocato di Letizia Chiatti Enrico Valentini: “Il fatto della minaccia è emerso in maniera chiara”
La mattina dopo alla sindaca Frontini, che non era in ufficio, il consigliere lasciò un biglietto, in cui, tra le altre cose, c’era scritto, riferendosi a una frase del marito: “Io a sangue e merda non ci sono abituato, ancora”. Successivamente si sarebbero incontrati e lei, piangendo, si sarebbe detta dispiaciuta. “Dovresti dirlo a mia moglie. Piuttosto stai attenta a tuo marito, che può essere molto nocivo”, gli ha raccomandato il consigliere.
Altre due persone, citate dalle parti civili come testimoni, avrebbero subito minacce, tra cui un consigliere che sarebbe stato caricato in macchina da Cavini e da un atro esponente di maggioranza, condotto al Salamaro, fatto scendere senza telefono e “avvisato” in un luogo appartato, per presunti comportamenti politicamente poco graditi.
Michele Adragna e Massimiliano Siddi
Che ruolo aveva Cavini all’interno del comune? “Formalmente non aveva nessun incarico – ha spiegato Bruzziches – ma era seduto giornalmente a una scrivania nella segreteria della sindaca. Una volta venne con me a vedere un palazzo abbandonato nel degrado. Era un interlocutore, da cui passare per arrivare a Chiara”.
Perché la paura che Cavini potesse fare del male al figlio? “Perché in più occasioni aveva vantato di avere conoscenze ‘elevate’ a Siena, ho temuto che potesse allungare i tempi della specializzazione di mio figlio, fissata per il 6 novembre, o creare ostacoli alla sua aspirazione di andare a lavorare al nord”.
Si torna in aula il 9 febbraio, per sentire la terza parte civile, Letizia Chiatti oltre ai coniugi Bruzziches, e gli altri testi dei pm Massimiliano Siddi e Michele Adragna. Per le parti civili gli avvocati sono Enrico Valentini e Samuele De Santis, mentre gli imputati sono difesi dai legali Giovanni Labate, Francesco e Roberto Massatani.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.