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Viterbo - Processo alla sindaca Chiara Frontini e al marito Fabio Cavini per violenza aggravata - La professoressa lo disse al marito Marco Bruzziches dopo la serata con la coppia - Il consigliere descrive l’effetto di quell'incontro sulla moglie: "Una bomba atomica" - FOTO E VIDEO
Viterbo – “Marco, dimettiti perché quello che è successo qui questa sera a casa nostra è qualcosa di terribile. Dimettiti perché io ho paura per nostro figlio. Io sono terrorizzata da quello che ho sentito”. Anna Maria Formini ricorda le parole dette al marito quando la cena era finita. Gli chiese di lasciare la politica, ma anche di aspettare prima di fare qualsiasi cosa. Il loro figlio più giovane, Francesco, doveva ancora finire la specializzazione a Siena. Aveva paura per lui.
La parte civile Anna Maria Formini
È entrato ieri nel vivo, al tribunale di Viterbo davanti alla giudice Giovanna Camillo, il processo per la cena dei veleni. In campo per la procura due pm di vaglia: Michele Adragna e Massimiliano Siddi.
A testimoniare sono stati Formini e il marito Marco Bruzziches, all’epoca consigliere di maggioranza con delega alla valorizzazione del patrimonio. Il 26 settembre 2023, a casa loro, avevano ospitato la sindaca Chiara Frontini e il marito Fabio Cavini, entrambi imputati di minaccia aggravata in concorso. I coniugi Bruzziches si sono costituiti parte civile insieme alla consigliera Letizia Chiatti.
Ad ascoltare i due ex amici c’erano anche gli imputati. Frontini è apparsa infastidita durante le deposizioni. Cavini sedeva in seconda fila, a grande distanza dalla moglie. A guardarli dall’aula, quella distanza sembrava quasi voler sottolineare un’ipotetica e non dimostrata diversità delle loro posizioni nel processo. Anche lui è apparso contrariato. Ha preferito poi non rilasciare dichiarazioni. I due sono arrivati in momenti diversi e non si sono né incrociati né salutati durante il processo che li vede alla sbarra.
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“Per me erano due persone di famiglia”, ha detto Formini. “Per me Chiara era una persona che portavo sempre come esempio”. Al liceo Buratti era stata la sua insegnante. Si erano ritrovate dopo gli anni della scuola, si erano già viste a cena. Anche quella sera, alla richiesta di Frontini di cenare insieme, la professoressa e il marito avevano risposto di sì.
Formini andava e veniva dalla tavola per servire i piatti. Seguiva a tratti i discorsi di politica. Ma quando Cavini parlò di individuare la persona più debole nello stato di famiglia di qualcuno per colpire proprio quella, ogni parola le arrivò. “L’ho percepita come una minaccia alla mia famiglia”, ha detto non senza un velo nella voce. “Una madre – ha spiegato – quelle parole le sente come una pugnalata nel cuore”.
Il figlio Francesco era a Siena, a pochi mesi dalla specializzazione in dermatologia. Voleva proseguire la carriera altrove. Lei temeva che qualcuno potesse ostacolarlo proprio allora. La difesa le ha chiesto che cosa le facesse pensare che Cavini avesse la possibilità di intervenire sulla vita professionale del figlio. “Magari è stata solamente una mia percezione”, ha risposto.
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E Chiara, la sua ex alunna, che cosa faceva mentre Cavini parlava? “Mentre Cavini parlava – ha detto – Frontini annuiva”. La professoressa ha ricordato anche un breve intervento della sindaca a sostegno del marito, senza saperlo collocare con precisione nel dialogo. Come lo visse? “Come una valanga che è andata oltre quello che era già stato fatto”. Le hanno chiesto perché non avesse interrotto la conversazione. “Non ero più in grado di parlare”. Continuò a passare i piatti. “In quel momento non ero più me stessa, ero in un altro mondo”, ha ricordato Formini.
“Ho vissuto quella cena come un tradimento di una persona che stimavo”, ha detto Formini.
La sofferenza della docente è arrivata a chi l’ascoltava soprattutto in una risposta di tre parole. Perché, nei giorni successivi alla cena, non era riuscita ad andare a scuola? “Perché piangevo continuamente”. Si rivolse a un medico. Quando tornò al Buratti, andò dalla preside Clara Vittori a raccontarle la sua situazione. Quell’anno insegnava a una quinta proprio nell’aula in cui aveva avuto come alunna Chiara Frontini. “Ogni volta che entravo – ha raccontato la professoressa – rivedevo la classe di allora”. Una testimonianza a tratti commovente e toccante per chi ha ancora un po’ di sensibilità.
Marco Bruzziches con l’avvocato Samuele De Santis
Di quella sofferenza ha parlato anche Bruzziches. Gli è stato chiesto come la cena avesse inciso sulle condizioni della moglie, che già dopo il Covid aveva attraversato un periodo di ansia. La risposta è stata immediata: “Come una bomba atomica”. Nella primavera successiva fu lui ad andare dalla preside, di sua iniziativa, per chiederle se fosse possibile alleggerire l’orario della moglie con il part-time.
Al travaglio con cui Formini aveva raccontato quella sera è seguita la deposizione lucida, puntuale, precisa del marito. Bruzziches ricorda perfino la pausa che Cavini fece prima di pronunciare le parole al centro del processo. Da circa un’ora e mezza erano a tavola quando, secondo la sua testimonianza, il marito della sindaca lo chiamò per nome: “Vedi Marco, ti devo fare una confessione”. Una decina di secondi di silenzio. “Ma è pesante?”, gli chiese Bruzziches. “No, non è pesante, è particolare”, ricorda che gli rispose Cavini.
L’imputato Fabio Cavini in tribunale
Le parole che seguirono si sentono nella registrazione della cena pubblicata da Tusciaweb. “Noi quando vogliamo colpire o abbiamo qualcosa o la inventiamo”, dice Cavini. E poi: “Non siamo dei principianti, se io voglio fare male, capisco chi del tuo stato di famiglia è più debole e vado a colpire quella persona”.
“Mi sono veramente preoccupato quando ho visto mia moglie in faccia”, ha raccontato Bruzziches. Ripensando a quelle parole, pronunciate da un uomo che aveva accolto in casa sua, ha detto di essersi chiesto tante volte perché non avesse brandito una sedia. Ieri, riferendosi a Cavini, ha ripetuto in aula la domanda che si era fatto: “perché non gliel’ho spaccata in testa una sedia?”. Quella sera rimase in silenzio invece per alcuni minuti. “Non sapevo come reagire – ha detto al giudice -. La mia preoccupazione immediata è stata quella di cercare di proteggere mia moglie da altro stress”.
Anche per Bruzziches la sindaca Frontini annuiva. Il suo atteggiamento, dopo le parole di Cavini, gli arrivò “come un secondo pugno”. Si aspettava che proprio lei, la persona per tutelare la quale Cavini diceva di agire, si alzasse e fermasse il marito. Nel riferire la reazione che avrebbe voluto vedere, si è rivolto direttamente al giudice: “Io mi sarei aspettato che la Frontini si fosse alzata in piedi e avesse detto, scusi l’espressione signor giudice: “Ma che cazzo stai dicendo?!””.
L’imputata Chiara Frontini con l’avvocato Francesco Massatani
Perché parlare proprio a lui in quei termini? “Probabilmente perché io avevo ventilato l’opzione di creare un nuovo gruppo consiliare – ha risposto Bruzziches -. Ne avevo discusso con Letizia Chiatti, già presidente del consiglio comunale. Volevo avere più peso nella maggioranza e continuare a sostenerla”. Quanto al compito che Cavini si attribuiva, il consigliere ha ricordato le sue parole: “Io sono il protettore di Chiara e della maggioranza”.
La difesa ha chiesto perché quella sera avesse acceso un cellulare prima di sedersi a tavola. In aula Bruzziches ha indicato tre passaggi. Il primo fu un incontro in piazza della Repubblica, diversi giorni prima dell’invito. Lui e la moglie si erano fermati a parlare con Paolo Cappelli e Letizia Chiatti. Secondo Bruzziches, Cappelli aveva raccontato di pressioni legate alle sue prese di posizione politiche. Di quella conversazione il consigliere ricorda le parole di Chiatti: “Bisognerebbe registrare tutto”.
“L’avevo quasi accantonato come messaggio”, ha detto poi Bruzziches. Gli tornò in mente la sera prima della cena, all’uscita dallo studio di Chiatti, dove si erano visti per discutere una delibera. Bruzziches le confidò che la segretaria della sindaca lo aveva chiamato perché Frontini voleva cenare con lui, presente anche la moglie. Chiatti gli ricordò la conversazione avuta con Cappelli e gli consigliò prudenza.
Il terzo passaggio fu il colloquio con il suo avvocato: Stefano Maria Falcioni. “Non mi convince questo invito a casa mia”, ricorda di avergli detto. Gli chiese: “Ma è possibile registrare qualcosa nella mia abitazione?”. Secondo il suo racconto, il legale gli rispose che poteva farlo se era presente. Prese allora “un vecchio cellulare che avevo nel cassetto”. Dove lo mise? “Un posto banalissimo, sopra dei libri, una libreria bassa”. Il telefono che usava abitualmente era appoggiato altrove. La moglie ha detto che quella sera non sapeva della registrazione.
L’imputata Chiara Frontini in tribunale
Sulle parole ascoltate quella sera in casa sua Bruzziches ha risposto: “Non vedo altro modo di sentire, di interpretare le parole se non come una minaccia”.
Il 6 novembre 2023 Francesco concluse la specializzazione. Il 6 dicembre arrivò la denuncia. Il 21 dicembre Bruzziches rinunciò in consiglio comunale alla delega al patrimonio e lasciò la maggioranza. Alla domanda sul perché non fossero andati subito dai carabinieri, Formini ha risposto: “Abbiamo dovuto metabolizzare quello che era successo”.
Si torna in aula il 9 febbraio. A testimoniare sarà la consigliera Letizia Chiatti, terza parte civile insieme ad Anna Maria Formini e Marco Bruzziches. Nella stessa udienza saranno sentiti anche gli altri testimoni indicati dai pubblici ministeri Massimiliano Siddi e Michele Adragna.
L’avvocato Enrico Valentini assiste Chiatti, mentre Samuele De Santis rappresenta i coniugi Bruzziches. Gli avvocati Francesco Massatani e Roberto Massatani difendono la sindaca Chiara Frontini. Fabio Cavini è assistito dall’avvocato Giovanni Labate.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della Costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.