Reggio Calabria – ‘Ndrangheta nella Tuscia, oggi parte il processo ai fratelli Corso.
I due fratelli di Canepina Augusto e Alberto Corso, arrestati nell’operazione antindrangheta El Dorado scattata nel maggio del 2013, compariranno stamattina di fronte ai giudici del tribunale di Reggio Calabria. Per loro si procede infatti con il rito ordinario, mentre per la maggior parte degli altri finiti in manette è già in corso il rito abbreviato.
I Corso, titolari di aziende ortofrutticole e di trasporti, erano il collegamento con il Viterbese della cosca locale di Gallicianò.
Alberto è il primo imprenditore viterbese in odore di ‘ndrangheta. E’ il più giovane e più intraprendente dei due fratelli e sarebbe stato addirittura iniziato alla carriera di ‘ndranghetista proprio da Domenico Nucera, che gli avrebbe promesso una scalata fulminea dopo il battesimo e l’affiliazione formale.
La Tuscia, tramite loro, era l’El Dorado della ‘ndrangheta. L’ideale per lavare i soldi sporchi. Una terra lontana, dove è più facile mimetizzarsi e operare liberamente. La provincia, in pochi mesi, era diventata un’”appendice” degli affari della famiglia Nucera. Una sorta di filo diretto tra Viterbo e Condofuri, piccolo centro nel cuore dell’Aspromonte.
Augusto Corso, il fratello minore, in uno degli ultimi interrogatori in carcere per giustificare il riciclaggio del denaro ha parlato di usura. Una tesi che ora sarà da valutare e sicuramente emergerà durante il processo.
Quanto agli altri imputati, per la gran parte di loro il 9 luglio scorso c’è stata la prima udienza davanti al gup Adriana Trapani, per la requisitoria dell’accusa. Il pm Antonio De Bernardo ha chiesto dodici anni di carcere per Domenico Nucera, 43 anni, calabrese residente a Graffignano.
Possono aspirare all’assoluzione solo Domenico Vitale e Roberto Raso, l’ultimo residente a Mazzano Romano e noto anche alle forze dell’ordine viterbesi.
Per tutti gli altri, sono state chieste condanne dai cinque ai diciott’anni. La più alta per Antonio Nucera (classe ’55). Dopodiché, a scalare, tutta la famiglia e, in generale, i presunti affiliati alla cosca di Gallicianò: quattordici anni per Giuseppe Nucera, dodici per Domenico, dieci per Antonio (classe ’41).
Chiesti otto anni per Antonino Casili, Diego Nucera, Pietro Rodà e Girolamo Zindato. E ancora sei anni per Francesco Nucera e per i due Raffaele e Carmelo della stessa famiglia. Infine, la richiesta di 5 anni di reclusione e 10mila euro di multa, per gli imputati Concetto Manti e Domenico Foti, e la confisca delle aziende, viterbesi e non, che avrebbero riciclato i capitali della ‘ndrangheta. Parti civili, la regione Calabria, la provincia di Reggio e il comune di Condofuri, che hanno depositato le loro richieste di risarcimento agli imputati.
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