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Operai viterbesi morti ad Aprilia - Lo afferma Angelo Di Silvio, legale della ditta di autotrasporti per cui lavoravano Papini e Lisei, dopo i primi risultati ufficiosi degli accertamenti tecnici

“Nella discarica Kyklos c’erano rifiuti pericolosi”

di Francesca Buzzi
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Roberto Papini

Roberto Papini 

Fabio Lisei

Fabio Lisei 

L'impianto di compostaggio Kyklos di Aprilia - Due operai viterbesi morti - L'intervento dei vigili del fuoco

L’impianto di compostaggio Kyklos di Aprilia – Due operai viterbesi morti – L’intervento dei vigili del fuoco 

L'impianto di compostaggio Kyklos di Aprilia - Due operai viterbesi morti

L’impianto di compostaggio Kyklos di Aprilia – Due operai viterbesi morti 

San Lorenzo Nuovo – “In quella discarica c’era un rifiuto pericoloso che non doveva esserci”.

E’ questo il risultato dei primissimi, e ufficiosi, risultati degli accertamenti tecnici sulla sostanza contenuta nelle cisterne dell’impianto di compostaggio Kyklos di Aprilia. A spiegarlo è Angelo Di Silvio, il legale della ditta di autotrasporti per cui lavoravano Roberto Papini e Fabio Lisei, i due operai di San Lorenzo Nuovo morti mentre lavoravano il 28 luglio scorso.

Il sopralluogo di lunedì era durato oltre dieci ore: dalle dieci del mattino fino alle 20,30. Asl, vigili del fuoco e tecnici dell’Arpa sono rientrati alla Kyklos, rimasta chiusa dopo l’incidente a causa del sequestro della procura, per procedere a verifiche approfondite.

“In particolare – spiega l’avvocato Di Silvio – i tecnici hanno controllato le cisterne e la sostanza che vi era contenuta. Hanno prelevato i campioni sia nella cisterna piena e poi hanno fatto un tentativo in quella vuota. In quest’ultima non c’era alcun residuo”.

I risultati delle analisi sui campioni prelevati sono arrivati nel tardo pomeriggio di ieri.

“Secondo le prime risposte, ancora del tutto ufficiose – continua il legale – nella cisterna c’era un rifiuto pericoloso. Un rifiuto che lì non doveva starci e che gli operai non erano consapevoli ci fosse. Ora gli accertamenti e le indagini della procura dovranno stabilire perché quella sostanza è finita lì, da dove arrivava e se ci era finita per un guasto o per altri motivi”.

Risultati ufficiali e più approfonditi arriveranno più avanti. Da questi dipenderà, ovviamente, anche la prosecuzione dell’indagine e un eventuale cambiamento del capo d’accusa.

Intanto, mentre l’impianto di compostaggio resta sotto sequestro, rimane invariato anche il fascicolo per omicidio colposo che è carico di cinque indagati: Danilo e Davide Mira, padre e figlio, titolari della ditta di Orvieto per cui lavoravano gli operai; Alessandro Filippi, presidente della società Kyklos e titolare della discarica, Sebastiano Reveglia, responsabile della sicurezza e Alessandro Pula, legale rappresentante della Eco2000.

Francesca Buzzi


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13 agosto, 2014

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