Viterbo – “I grandi uomini hanno grandi soldati” (gallery).
E lui, Sandro Rossi, è stato all’altezza della situazione. Per il trasporto straordinario di Fiore del cielo, ha chiesto ai suoi massima attenzione. Concentrazione. Serietà. Da subito, è stato consapevole dell’impegnoche spettava ai suoi facchini.
Lui che è abituato a spronare e incitare col vocione grosso, ieri, si è fatto guidare da santa Rosa e ha vinto la difficile sfida insieme alla sua squadra. Un trasporto che è andato secondo i piani e che si è concluso tra i sorrisi e gli applausi delle tante persone che si sono accalcate per le vie della città. Gioia soprattutto dei viterbesi che, “tutti d’un sentimento”, hanno assistito alla tradizionale processione.
“Sono felice, contento, appagato e ancora più devoto alla piccola santa – ha detto uno stanco ma sollevato Rossi sul sagrato della chiesa di Santa Rosa -. Questa unione di intenti coi facchini ci lega alla nostra Rosa. Il trasporto è andato come previsto: bene via Marconi e perfetta la girata in piazza della Repubblica. Con l’aiuto del cordone umano, siamo arrivati spediti a piazza del Teatro. Avevamo la certezza che andasse tutto bene, perché non ci piace correre rischi. Ai facchini, è stato chiesto di andare a dormire presto e di prestare attenzione. Li ho visti meno affaticati e molto consapevoli dello sforzo che andavano ad affrontare”.
Rossi è stato davanti alla macchina per tutto il tempo. Ha chiamato i suoi. Ha indirizzato Fiore del Cielo appoggiandosi sui travi di legno numerati. Ha garantito con determinazione che nessuno potesse infastidire i suoi ragazzi. Urlando. Domenandosi e piegandosi con il corpo. Una colonna su cui i facchini fanno affidamento. “Trovo la forza nelle ore precedenti la processione, durante le quali parlo con Rosina mia. Con lei discuto ed è lei che mi consiglia. Dedico il trasporto a Marcello Sensi che è un fratello, ai viterbesi che continuano a scendere in piazza per vedere la macchina e alla pace nel mondo. E’ un trasporto che sarà scritto sui libri di storia e che sarà raccontato dai protagonisti ai loro figli per rendere infinita la tradizione e la devozione per la santa. I grandi uomini hanno grandi soldati e io sono stato fortunato, perché ho una squadra di persone impagabili. Ragazzi ottimi che sono come figli e fratelli”.
Accanto a Rossi, il presidente del Sodalizio Massimo Mecarini che, fin dall’inizio, ha dimostrato ottimismo e fiducia nei suoi. E’ lui che durante la chiamata della formazione in piazza del Teatro, prima di compiere l’impresa di via Marconi, li ha caricati dicendo che sarebbero entrati nella storia. E così è stato. “C’è stata emozione e tanta aspettativa per l’aggiunta di percorso che celebra il riconoscimento Unesco – ha detto il presidente – . Mi sono attaccato alle cordate umane tornando verso piazza del Teatro per alleviare il peso ai facchini”.
Un uomo tutto d’un pezzo che ieri sera si è lasciato andare. “Sono molto poco emotivo. Essere presidente del Sodalizio è per me un onore e ringrazio i facchini che mi hanno riconfermato. Un incarico che ha degli oneri, ma il trasporto e la vicinanza dei facchini mi ripaga di tutto. Vedere la macchina di fronte a piazza della Repubblica, mi ha emozionato. E’ stata un’impresa che mi ha entusiasmato e che abbiamo affrontato con coraggio. Questo ci ha premiati”.
Due pilastri della festa di Santa Rosa, ai quali, se ne affiancano degli altri che hanno messo a disposizione la loro esperienza per rendere il trasporto un’emozione indimenticabile.
Sono le guide dei facchini che, con grande impegno, affiancano i loro compagni e li indirizzano lungo il percorso. “Siamo i loro occhi – ha detto Massimo Guerrini, guida posteriore -. Sono al 40esimo trasporto e mi preparo a questo giorno per tutto l’anno. Le sensazioni sono ogni volta più belle. Con la modifica di via Marconi, il sodalizio ha voluto lasciare un segno nella storia e nel cuore di tutti i viterbesi”.
A sentirli parlare sembrano una persona sola. “Sono guida posteriore destra – ha spiegato Massimo Taratufolo al 38esimo trasporto – e indirizziamo la macchina nello spazio giusto, specie in punti più stretti come Corso Italia. Vivo tutto come fossi un facchino, siamo una grande famiglia e sto vicino ai ragazzi anche moralmente per andare avanti”.
Come lui, la pensa anche Grassi Claudio, guida anteriore, al 27esimo trasporto. “Aiutiamo il capofacchino a far sì che la macchina cammini sempre dritta e che non strusci nelle strettoie. In questa giornata, provo sempre emozioni forti. L’adrenalina sale, perché al di là del ruolo che si occupa, santa Rosa ce l’hai nel cuore. Ho realizzato un sogno e ho avuto la fortuna e l’onore di far parte di questa famiglia”.
Le emozioni non si sono sprecate. Ieri sera anche gli occhi di una donna hanno brillato, accesi dalla felicità di essere parte di un progetto di unità e condivisione. E’ la dottoressa Laura Berardelli, da quest’anno, nello staff medico del Sodlizio dei facchini. Capelli raccolti con indosso la camicia del Sodalizio e la fascia rossa. E’ stata affianco agli angeli bianchi sul percorso, stringendo le mani dei suoi colleghi nel cordone che separa i facchini dalla folla.
“Non ho parole per descrivere quanto sono emozionata – ha detto la dottoressa -. Non sento fatica, perché per me è un orgoglio e un privilegio indossare questa casacca. La priorità è assistere i ragazzi e dare loro tutto l’aiuto necessario. In questi giorni ho tanto sentito parlare di valori come il coraggio e lo spirito di sacrificio. I nostri facchini ne sono l’esempio. Dedico questo trasporto ai miei nonni, alla mia famiglia e a chi mi vuole bene. Ringrazio i facchini che mi hanno dimostrato il loro grande affetto permettendomi di vivere la macchina, così da vicino. Attimo per attimo”.
Paola Pierdomenico
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