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'Ndrangheta - Processo El Dorado - Nuova udienza a Reggio Calabria per i due imprenditori di Canepina

Tre ore e mezzo a parlare di intercettazioni

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Alberto Corso

Alberto Corso 

Augusto Corso

Augusto Corso 

Domenico Nucera

Domenico Nucera 

Canepina – Tre ore e mezzo a parlare di intercettazioni.

Nuova udienza al tribunale di Reggio Calabria per il processo El Dorado. Dopo la sentenza dell’altro troncone della vicenda, con dieci condanne su diciassette, continua la seconda tranche del dibattimento. Quella che vede imputati i fratelli di Canepina Alberto e Augusto Corso.

I due imprenditori erano stati arrestati nel maggio 2013. Titolari di aziende ortofrutticole e di trasporti, sono stati ritenuti il collegamento tra il Viterbese e l’Aspromonte. L’inchiesta El Dorado ha portato a scoprire l’esistenza di tre locali di ‘ndrangheta nello stesso piccolo centro di Condofuri (Reggio Calabria). Una – quella dei Nucera – era nella minuscola frazione di Gallicianò.

Secondo gli inquirenti reggini, Alberto Corso è il primo imprenditore viterbese in odore di ‘ndrangheta. E’ il più giovane e più intraprendente dei due fratelli e sarebbe stato iniziato alla carriera di ‘ndranghetista proprio da Domenico Nucera, calabrese residente a Graffignano, che gli avrebbe promesso una scalata fulminea nella cosca dopo il battesimo e l’affiliazione formale. Di tutto questo, Corso e Nucera avrebbero parlato al telefono, ascoltati dagli investigatori. Chiacchierate riepilogate ieri in aula dal maggiore dei carabinieri Capobianco.

Nucera è stato condannato due giorni fa a sette anni e quattro mesi con rito abbreviato. Per i Corso si procede separatamente col giudizio ordinario. Ma il destino dei due fratelli canepinesi può dipendere molto dall’altro processo. In quel caso, infatti, il gup Adriana Trapani ha riconosciuto sussistente solo l’associazione di stampo mafioso, assolvendo tutti dal riciclaggio.

Accusa che era anche il cuore dell’indagine e il motivo per il quale 600mila euro sarebbero arrivati nella Tuscia, investiti in aziende locali. Ecco perché il Viterbese sarebbe stato l’El Dorado della ‘ndrangheta. L’ideale per lavare i soldi sporchi. Ma se il gup ha bocciato il riciclaggio, come si giustifica quel flusso di denaro che ha viaggiato dall’Aspromonte a Viterbo?

Secondo indiscrezioni, Augusto Corso, avrebbe parlato di usura in uno dei suoi ultimi interrogatori. Una tesi che ora sarà da valutare. Per la difesa, le aziende dei due fratelli di Canepina erano sul lastrico. Situazione che avrebbe potuto portarle ad accettare aiuti anche da molto lontano. Dati che la difesa dei Corso dovrà cercare di trasformare in prove al processo.

Un fatto è certo. Se c’è qualcuno che potrà, forse, assorbire gli effetti positivi della sentenza dell’altro giorno è Augusto Corso, imputato solo per riciclaggio. Mentre sul fratello minore Alberto pesa l’incudine dell’associazione di stampo mafioso.


Condannata la cosca, ma il riciclaggio non c’è


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24 ottobre, 2014

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