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Sesso estremo - Per procedere per l'accusa originaria di omicidio preterintenzionale, mentre l'ingegnere Soter Mulé era stato condannato per omicidio colposo

Ventitreenne morta per gioco erotico, atti alla Corte d’Assise

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Soter Mulè intervistato da Franca Leosini a "Storie maledette"

Soter Mulè

Paola Caputo

Paola Caputo, la 23enne morta

Nepi – Era stato condannato a quattro anni e otto mesi per un gioco erotico finito male. Ora la pena rischia di raddoppiare per Soter Mulé.

L’ingegnere 45enne, residente a Nepi, risponde dell’omicidio di Paola Caputo, 23enne pugliese, morta nel 2011. Soter Mulé l’aveva portata nel garage di un palazzo a Roma in zona Settebagni, con un’amica. Le ragazze avevano acconsentito a trascorrere con lui una serata diversa.

Prima l’aperitivo. Poi il gioco erotico, consistito nel legare le due amiche con una corda. Una pratica nata da un’antica arte erotica giapponese chiamata bondage. Ma quando Paola sviene, la corda le si stringe intorno al collo fino a soffocarla e ucciderla, rischiando di asfissiare anche l’amica. 

In primo grado, Mulé era stato condannato dal gup di Roma per omicidio e lesioni colpose sulla ragazza sopravvissuta. Un’accusa più leggera rispetto a quella di omicidio preterintezionale formulata fin dalla prima ora dai pm romani Maria Letizia Golfieri e Pierfilippo Laviani.

La procura ha impugnato la sentenza, insieme alla parte civile, rappresentata dagli avvocati Maria Calisse e Francesca Conte, per i familiari della 23enne. Anche i difensori di Mulé, Antonio Buttazzo e Luigi Di Maio, hanno fatto appello.

All’ultima udienza di pochi giorni fa, la Corte d’appello di Roma ha rimesso gli atti alla Corte d’Assise, competente per reati gravi e composta da due giudici togati e una giuria popolare. Si procederà per l’accusa originaria: omicidio preterintenzionale. Ipotesi per la quale il procuratore generale ha chiesto 8 anni e mezzo. Il doppio della prima condanna.

“Come parte civile siamo soddisfatti – afferma l’avvocato Calisse -. Il lavoro iniziale della procura è stato premiato. Crediamo che la trasmissione degli atti alla Corte d’Assise ristabilisca un livello di giustizia e consenta di chiarire adeguatamente la vicenda”.

Per la difesa di Mulé, invece, poco è cambiato nella sostanza. “Il passaggio degli atti in Corte d’Assise è semplicemente un fatto tecnico – spiega l’avvocato Antonio Buttazzo -. L’accusa contestata dalla procura era fin dall’inizio omicidio preterintenzionale. Per questo non è corretto dire che c’è stato un aggravamento. E’ sicuramente vero che la sentenza di primo grado condannava Mulé per il reato meno grave di omicidio colposo. Ma è anche vero che non era definitiva”.

In un’intervista del 2012 al programma di Rai3 “Storie maledette”, Mulé si era definito “addolorato”, ma aveva aggiunto di non rinnegare il bondage come pratica di sesso estremo con le corde.

Ora la Corte d’Assise d’appello dovrà fissare la nuova udienza e decidere.


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9 gennaio, 2015

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