Viterbo – Contro quegli arresti per turbativa d’asta sono arrivati fino in Cassazione.
La Suprema Corte ha accolto i ricorsi delle difese degli arrestati dell’inchiesta Led: Alessandro Tramannoni, amministratore delegato dell’azienda Cpm Gestioni termiche, il fratello e socio Luca Tramannoni e il direttore commerciale Massimiliano Sanzogni.
Gli avvocati Daniele Nobili e Gabriele Cofanelli avevano impugnato l’ordinanza d’arresto davanti al tribunale del Riesame, incassando il rigetto dei giudici romani. La Cassazione, invece, ha accolto le ragioni della difesa, annullando la decisione del Riesame e mandando il fascicolo a una nuova sezione del tribunale della libertà per decidere se mantenere Sanzogni e i Tramannoni ancora ai domiciliari. Un colpo di scena che riapre la partita su quegli arresti, scattati a febbraio a opera di carabinieri e forestale. Un segnale forte dalla Suprema Corte che difficilmente il Riesame potrà ignorare.
Tre le gare nel mirino degli investigatori, bandite dai comuni di Villa San Giovanni in Tuscia, Grotte di Castro e Civita Castellana. Tutte aggiudicate alla Cpm gestioni termiche, società di Recanati (Macerata).
Per i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci, i vertici della società sarebbero stati fin troppo spregiudicati nel cercare di agguantare appalti per impianti termici e pubblica illuminazione (da qui il nome all’operazione). All’intraprendenza degli imprenditori sarebbe seguita l’accondiscendenza di alcuni dipendenti pubblici, molti dei quali finiti nei guai: sono almeno 10 gli indagati, tra cui anche il sindaco di Villa San Giovanni in Tuscia Mario Giulianelli e l’ex assessore al comune di Civita Castellana Sergio Annesi, dimessosi dopo il blitz del 17 febbraio.
L’appalto di Civita Castellana è il più corposo: valore complessivo di 4,7 milioni di euro, per la durata di 15 anni e la possibilità, secondo gli investigatori, di aumentare la posta in gioco fino a circa 700mila euro annui dai 315mila euro iniziali.
Una prima gara, con importo da 2,5 milioni, va deserta. La seconda, maggiorata a oltre 4 milioni e mezzo, impone tempi stretti, se non si vuole rischiare di perdere il finanziamento regionale.
L’indagine è partita nel 2014. Prima a opera del Nipaf della forestale. Poi anche col supporto dei carabinieri del nucleo investigativo di Viterbo. All’alba del 17 febbraio, gli investigatori sono andati a bussare alla porta degli indagati con mandati di perquisizione e d’arresto. Alessandro Tramannoni fu bloccato sulle piste da sci di Ortisei: era in vacanza con la famiglia.
L’indagine, intanto, continua.
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