Viterbo – “Non reggo più una vita sotto scorta… Mi sto abituando lentamente all’idea di un periodo sabbatico. L’impegno politico, civile, sociale e anche letterario in Italia non paga”. Dice, per il futuro, di voler essere più Roberto e meno Saviano e che la cosa che gli sta più a cuore è raccontare raggiungendo pubblici diversi.
Lo scrittore questa sera aprirà Caffeina, un ritorno a sette anni dalla prima volta. Presenterà alle 21,30 in piazza san Lorenzo “La paranza dei bambini”. Il libro narra l’ascesa di un gruppo di fuoco legato alla Camorra e del suo capo, il giovane Nicolas. I ragazzi imparano a sparare e presto scendono in strada per ottenere il controllo dei quartieri sottraendoli alle paranze avversarie.
Paranza è nome di mare e di barche che vanno a caccia di pesci da ingannare con la luce: così questa è la storia di ragazzini guizzanti di vita, di adolescenze “ingannate dalla luce”, di morti che chiamano morti. Prima della serata, si racconta.
Qual è la sua posizione sul caso Riina, lo ritiene concretamente possibile e si può parlare di morte dignitosa?
“Il clamore che ha suscitato la decisione della Cassazione di annullare quella del tribunale di Bologna “per difetto di motivazione” ci ha dato una occasione fondamentale di riflessione dice Saviano -. Eppure l’aver concentrato tutta l’attenzione sull’opportunità di concedere a Riina i domiciliari e sull’indignazione scaturita da questa remota, remotissima possibilità, è stato il modo più semplice e meno utile per parlare di carcere, di detenzione, delle condizioni delle carceri italiane e soprattutto sulla funzione del carcere, che sia detenzione “ordinaria” o carcere duro (41-bis).
La detenzione dovrebbe essere rieducazione e qui dobbiamo ammettere un fallimento totale. Se è vero – come è vero – che le carceri italiane sono affollate per la maggior parte da immigrati e piccoli spacciatori che escono scolarizzati al crimine più di quanto non lo fossero prima, dovremmo ripensare completamente il sistema giustizia e ammettere che il giustizialismo da social, da bar (chiamiamolo come più ci piace: “marcisca in carcere”, “si butti la chiave”, “carceri a cinque stelle”) porterà sempre la politica a deresponsabilizzarsi in favore della richiesta di giustizia (che è cosa diversa da richiesta di diritto e di diritti) dei cittadini.
Poi, se pensiamo ai precedenti, non credo che Riina abbia possibilità di ottenere i domiciliari. Provenzano è morto in carcere come Michele Greco e Luciano Liggio”.
Come valuta la nuova legge sul processo penale e quali sono i principali problemi del sistema giustizia in Italia e come si ripercuotono sulla lotta alla criminalità?
“Il processo italiano è stato continuamente rimaneggiato negli ultimi venti anni e oramai l’impianto originario è irriconoscibile. Ma bisogna accontentarsi dei tempi e dei protagonisti odierni. In giro non mi sembra ci siano altri Vassalli”.
Abbiamo letto i suoi libri. L’abbiamo ascoltata in programmi radicalmente diversi, dalla tv di Fazio al talent Amici. Quanti intellettuali è Roberto Saviano e qual è la missione che più gli sta a cuore?
“Raccontare. Tutto qui. E raggiungere pubblici diversi, di diverse età e con interessi diversi”.
Lei incontra spesso i giovani. Li vede consapevoli e interessati ai temi della giustizia e della lotta contro il crimine?
“Sì, li vedo molto interessati. Non sono argomenti facili da raccontare, ma c’è molta curiosità di comprendere le dinamiche. I ragazzi sono abituati allo studio e sanno perfettamente che una volta scoperto il meccanismo possono poi applicarlo a molti altri aspetti della loro vita. Il racconto delle organizzazioni criminali è il racconto del potere, del desiderio di affermazione.
È, soprattutto oggi, l’unica strada che molti adolescenti credono di avere per realizzarsi, per fare denaro, per contare, per ottenere riscatto sociale, dal sud Italia al Messico, dalla periferia di Parigi a Londra. Vedono i loro genitori sgobbare per mille euro al mese. Mille debiti, finanziamenti per tutto, per l’auto, per la caldaia nuova. Loro vogliono invece tutto e subito. Soldi, potere, donne. E soprattutto rispetto”.
Come si vede nei prossimi dieci, ha un progetto particolare che le piacerebbe realizzare? C’è perfino chi la vedrebbe in politica come leader di un centrosinistra unito…
“Essere più Roberto e meno Saviano – conclude lo scrittore -. Curare la mia vita che fino a oggi si è in larga parte esaurita nelle mie parole. È una situazione che dopo dieci anni non reggo più. Mi sto abituando lentamente all’idea di un periodo sabbatico: prendermi una pausa da me stesso. L’impegno politico, civile, sociale e anche letterario in Italia non paga. E soprattutto te lo porti dietro come fosse qualcosa di cui vergognarsi”.
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