Viterbo – Neri Marcorè è venuto a farci uno scherzo?
Ieri sera piazza San Lorenzo era gremita di persone per lo spettacolo delle 21,30 “La portò sopra una stella…” , omaggio a Fabrizio De Andrè. Un pubblico più vasto di quello di Saviano la prima sera di Caffeina. Spettacolo che è iniziato con qualche minuto di ritardo. E poi ha fatto attendere l’ingresso in scena di Neri Marcorè, che si è presentato dopo oltre un’ora dall’inizio. Contro ogni più logica aspettativa.
Fotocronaca: Marcorè e Hotel Supramonte a Caffeina
On stage intanto l’esibizione canora degli Hotel Supramonte, che hanno ripercorso i migliori classici di Fabrizio De Andrè offrendo una grande interpretazione. Il cantante Luca Cionco, accompagnato da tre raffinate voci coriste, ha dato il meglio di sé. Grande espressività. Sorridente. Concentrato. Immerso nella sua interpretazione visibilmente sentita.
Sguardi d’intesa con i musicisti della sua band: Serena Di Meo al violino, Edoardo Fabbretti alla batteria, Glauco Fantini al basso e Antonello Pacioni alla chitarra, Massimiliano Pioppi al pianoforte. Li ha presentati uno a uno, tra un brano e un altro. Peccato che di Marcorè, dopo oltre un’ora, neanche l’ombra…
E sembrava che la sorpresa non fosse solo per il pubblico. Ma anche per i musicisti stessi, che ammiccando di tanto in tanto si rivolgevano sguardi di complicità e imbarazzo tra un brano e l’altro. Interrogandosi forse anche loro sul dove fosse finito Neri Marcorè.
E dopo una lunga attesa, alle ore 22,50 Neri Marcorè sale sul palco. Applausi dal pubblico. Un ingresso a passi lenti quello dell’artista. Venuto a esibirsi con apparente stanchezza, scarico come a fine lavori. Invece doveva ancora iniziare.
Prende posto sedendosi accanto al cantante Luca Cionco. Solo un minuto e i due si congedano sorridendo. Ma è evidente che qualcosa aveva creato una distanza tra di loro. O attorno a loro. La voce della band, che lo aveva preceduto introducendolo, lascia così la scena a Marcorè.
Marcorè si presenta. Inforca gli occhiali e difende quel gesto con una battuta: “non credo che mi serviranno, li metto così… perché si sa che dopo i trenta…!”. E qui si intravede l’anima ironica che solitamente lo contraddistingue. Anche se non ieri sera.
Poi apre il libricino che porta stretto tra le dita e legge la prima frase. Legge citazioni e poesie del grande De Andrè. Porzioni delle sue composizioni riguardanti gli ultimi e gli oppressi. Non si sa però con quale criterio le abbia scelte. La prima parla dei Rom. Della visione che De Andrè aveva di loro, difendendoli da tante accuse e pregiudizi. Mostrando il loro lato umano, oltre ogni apparenza o preconcetto. E Marcorè riporta una frase del cantautore a cui fa omaggio: “Sì, i Rom a volte rubano. Cadono nella debolezza accattona di noi umani. Però fino ad ora mai visto che uno zingaro abbia rubato tramite banca”.
Ecco, questo il tipo di citazioni dell’attore ieri sera a Caffeina. Durata: due minuti. Come le successive del resto. Poi inizia a “cantare”, si fa per dire, il famoso brano “Don Raffaè”, con la band ma senza Cionco. Canta da solo. Si alza in piedi, prende il microfono e la scena. E il pubblico non ripete più il caloroso applauso di quando è entrato. Tra i cittadini seduti ormai c’è anche chi dorme. Un peccato tanto richiamo per così poco.
Eppure Marcorè solitamente è un artista brillante e a tutto tondo. Per Caffeina quest’anno non è stato così. Che è successo?
Valeria Conticiani
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