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Colpo in gioielleria - La mente della banda ha raccontato la sua verità al giudice, che ha poi emesso l'ordinanza d'arresto

Il gip: “I rapinatori devono restare in carcere”

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Viterbo - Rapina alla gioielleria Bracci

Viterbo – Rapina alla gioielleria Bracci

Viterbo - Rapina alla gioielleria Bracci

Viterbo – Rapina alla gioielleria Bracci

Viterbo - Rapina alla gioielleria Bracci - L'auto della fuga

Viterbo – Rapina alla gioielleria Bracci – L’auto della fuga

Viterbo – Colpo alla gioielleria Bracci, “i rapinatori devono restare in carcere”. Il gip di Civitavecchia ha emesso l’ordinanza d’arresto per i tre malviventi fermati giovedì dai carabinieri a Montalto di Castro per rapina aggravata in concorso dopo il colpo a mano armata messo a segno il giorno prima, intorno alle 13, nell’esercizio commerciale di piazza del Teatro, a Viterbo.

Davanti al gip, ieri mattina, nel carcere di Civitavecchia, la mente della banda, Ignazio Salone, ha raccontato la sua versione dei fatti. Il giudice ha poi trasmesso gli atti, per competenza, alla procura di Viterbo dov’è titolare del fascicolo il pm Franco Pacifici.

Contestualmente ai tre fermi, giovedì è stata denunciata a piede libero, per gli stessi reati, una quarta complice, rimasta in libertà perché in gravidanza. 

Tra i quattro ci sono legami di parentela. I due uomini sono un 22enne tedesco, e un 46enne di Torre del Greco (Napoli) ma residente a Vetralla: Ignazio Salone, già noto alla forze dell’ordine. In carcere è finita una 32enne di origini romene, compagna di Salone, mentre la donna incinta è una una 22enne polacca, parente della 32enne e compagna a sua volta del giovane tedesco. 

Le donne avrebbero fatto da palo, aspettando il ritorno dei complici sull’Alfa Romeo 147 blu parcheggiata sulla salita di Santa Rosa, per poi darsi alla fuga in superstrada, dove sono stati brillantemente intercettati dai carabinieri della stazione di Vitorchiano che, dopo un breve inseguimento, hanno costretto i banditi a deviare per lo svincolo di Soriano nel Cimino e ad abbandonare la macchina scappando a piedi. 

I malviventi avrebbero poi preso un pullman da Soriano a Viterbo, per poi proseguire con un altro pullman o con un’altra auto verso Montalto di Castro dove sono stati scovati dai carabinieri. A tradirli la vettura, per la quale non era stato denunciato il furto, intestata a un parente.

Ignazio Salone sarebbe la mente della banda. Il 46enne, pentito di camorra e rapinatore, è noto per i suoi trascorsi nella Tuscia. Ed è tuttora sotto processo a Viterbo con altri sei presunti componenti di una pericolosa banda di malviventi che, tra il 2004 e il 2010, avrebbe messo in ginocchio il litorale e la Maremma laziale. Una cinquantina i colpi. 

Difeso dall’avvocato Matteo Morriggi, fino a poche settimane fa era detenuto nel carcere di Prato. Sarebbe dunque tornato a delinquere non appena rimesso in libertà, dopo avere scontato la condanna. 


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18 marzo, 2018

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