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Pestaggi a Mammagiallla - Al centro delle indagini sull'operato della procura, l'esposto del garante dei detenuti

Hassan Sharaf quattro mesi prima della morte: “Botte in tutto il corpo dai penitenziari”

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Viterbo – (sil.co.) – Pestaggi a Mammagialla, quattro mesi prima di morire nel luglio 2018 Hassan Sharaf aveva dichiarato di aver ricevuto violenze ad opera di agenti della polizia penitenziaria e tali dichiarazioni erano state portate a conoscenza dell’autorità giudiziaria insieme ad altre di tenore analogo rese da altri detenuti al garante Stefano Anastasia.

Viene sottolineato dal gip del tribunale di Perugia, Valerio D’Andria, nell’ordinanza con cui – accogliendo la richiesta di archiviazione per il pm Franco Pacifici, indagato per rifiuto di atti d’ufficio in seguito alla denuncia dei legali della madre di Sharaf dello scorso 9 agosto – ha disposto invece ulteriori indagini sulla procura di Viterbo in merito al mancato seguito dato all’esposto dell’8 giugno 2018 di Anastasia relativo a 8 presunti casi di pestaggi in carcere.

“Emerge la necessità – si legge – di procedere ad approfondimenti di indagine in ordine ad altre vicende per le quali si configurano indizi del reato di rifiuto di atti d’ufficio”.


Hassan Ramadan Mukhaymar Sharaf

Hassan Ramadan Mukhaymar Sharaf


Il gip, facendo un passo indietro, ricorda come nell’esposto dell’8 giugno 2018 del garante, trasmesso in archivio, vengano riportate le dichiarazioni acquisite da alcuni detenuti, tra cui Hassan Sharaf, circa pestaggi subiti in carcere.

Ebbene, in merito alla mancata iscrizione delle notizie di reato contenute nell’esposto presentato dal garante Anastasia: “Va constatato – si legge – che dalla denuncia e dai documenti ad esso allegati si ricavano elementi che giustificano un ulteriore approfondimento di indagine con riferimento ad altre ipotesi di reato”.

Il garante in premessa riferisce di aver constatato direttamente segni di lesioni sul corpo dei detenuti e fa riferimento ai presunti “plurimi pestaggi” che sarebbero stati subiti nel tempo da Hassan Sharaf e da altri sette detenuti, che “in tutti i casi riferiscono di aver subito o di aver visto pestaggi posti in essere da agenti della polizia penitenziaria”.


Sharaf al garante: “Botte in tutto il corpo”

Hassan Sharaf, in particolare, 21 marzo 2018 avrebbe riferito al garante di essere stato picchiato da alcuni agenti di polizia penitenziaria, i quali gli avrebbero provocato lesioni per tutto il corpo e con molta probabilità gli avevano lesionato il timpano dell’orecchio sinistro in quanto, a seguito del pestaggio, non riusciva più a sentire bene e sentiva il rumore “come di un fischio”.

Probabilmente si tratta dello stesso episodio, avvenuto pochi giorni prima, per cui era finito indagato per resistenza a pubblico ufficiale. In ogni caso, scrive il gip, “sicuramente era necessaria l’iscrizione di un’autonoma notizia di reato con riferimento alle violenze subite in ipotesi dallo Sharaf Hassan”.

Mentre raccontava quanto aveva subito, Sharaf velocemente si spogliava (…) cosi da mostrare i segni sul corpo: la delegazione vedeva molti segni rossi su tutt’e due le gambe e diversi segni sul petto”, si legge nell’esposto di Anastasia, che avrebbe dunque constatato con i propri occhi.


Un altro detenuto: “Picchiato da agenti a volto coperto”

Un altro detenuto, il 20 aprile 2018, “aveva riferito che il 13 dicembre 2017 a seguito di un diverbio con alcuni agenti era stato trasportato presso le scale dell’istituto e lì un gruppo di circa dieci agenti di polizia penitenziaria lo avrebbe picchiato”.

Lo stesso detenuto avrebbe quindi specificato al garante che “il volto degli agenti era coperto da un passamontagna e che pertanto lui aveva potuto vedere soltanto gli occhi e che era riuscito a riconoscere uno di loro in quanto aveva degli occhi particolari, come quelli di un ‘cinese'”.

L’aggressione, secondo la presunta vittima, sarebbe stata molto violenta: “Lo avrebbero colpito con calci e pugni su tutto il corpo. Uno degli agenti, di corporatura molto grossa, ‘palestrato’, lo avrebbe sollevato per poi scaraventarlo a terra…etc…”.


“Ipotizzabile l’abuso di mezzi di correzione”

“Deve rilevarsi – scrive il gip del tribunale di Perugia – che l’esposto presentato dal garante dei detenuti faceva riferimento ad una pluralità di episodi violenti che avevano interessato numerosi detenuti e per i quali era quantomeno ipotizzabile il delitto di abuso dei mezzi di correzione”.

“E’ dunque prospettabile il reato di cui all’art. 328 c.p. con riferimento all’omessa iscrizione delle notizie di reato nell’apposito registro: si tratta in ipotesi del rifiuto di un atto che si sarebbe dovuto compiere senza ritardo e per il quale non è ragionevolmente riconoscibile in capo al magistrato alcun margine di discrezionalità, tenuto conto della chiara rappresentazione nell’esposto di una pluralità di notitiae criminis concernenti reati perseguibili d’ufficio”.

In conclusione “il pm dovrà dunque iscrivere nel registro di cui all’art. 335. c.p.p. il reato di cui all’art. 328 c.p. relativo all’omessa apertura presso la procura della repubblica di Viterbo di un procedimento penale concernente quanto rappresentato nell’esposto del garante dei detenuti”.


“Si identifichi il responsabile dell’omissione”

“Dovrà, inoltre, svolgere gli opportuni approfondimenti – viene sottolineato – per identificare il pubblico ufficiale che, ai sensi degli artt. 335 c.p.p. e 109 disp.att. c.p.p. e secondo la concreta prassi seguita dall’ufficio in quell’occasione, ha omesso l’adempimento doveroso”.

“Spetterà quindi al.pm – ricorda il gip D’Andria – al termine dei dovuti approfondimenti in ordine alla sussistenza del reato sia sotto il profilo oggettivo che soggettivo, ogni determinazione sull’esercizio dell’azione penale”.


“Ha fatto quanto doveva il pm Pacifici”

Relativamente all’inchiesta per istigazione al suicidio di cui Pacifici ha chiesto l’archiviazione, stralciando la posizione di due agenti penitenziari, finiti a processo per abuso dei mezzi di correzione, il gip d tribunsle di Perugia scrive: “Nell’operato del magistrato, sia nella conduzione delle indagini che nella fase della redazione dell’atto conclusivo con cui è stata richiesta l’archiviazione, non si ravvisa alcuna condotta che possa presentare rilevanza penale, risultando dagli atti, tra l’altro, che le indagini si sono svolte approfonditamente con escussione di persone inforrnate sui fatti, acquisizione di documentazione medica e filmati della casa circondariale, svolgimento di approfondimenti tecnici e acquisizione di documenti di provenienza della vittima”.

E ancora: “La richiesta di archiviazione, inoltre, risulta diffusamente motivata sia con riferimento al comportamento dei funzionari pubblici che hanno disposto la collocazione del detenuto presso la casa circondariale di Viterbo, anziché presso una struttura per minorenni, sia con riferimento ad eventuali condotte commesse da terzi con valenza di istigazione rispetto al gesto suicidario del detenuto”.


Articoli: Caso Hassan Sharaf, indagini sul giudice che ha fissato al 2024 l’opposizione all’archiviazione – Pestaggi a Mammagialla, indagini su possibili omissioni della procura


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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29 maggio, 2022

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