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Morte di Hassan Sharaf - Le conclusioni della procura generale che ipotizza omissione di atti d'ufficio e omicidio colposo - Sei gli indagati raggiunti quattro mesi fa dal 415 bis

“Si è impiccato in cella d’isolamento, avrebbe dovuto stare in un carcere minorile”

di Silvana Cortignani
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Mammagialla - Hassan Sharaf (nel riquadro) chiede aiuto dopo essersi procurato dei tagli alle braccia

Mammagialla – Hassan Sharaf (nel riquadro) chiede aiuto dopo essersi procurato dei tagli alle braccia


Viterbo – Morte di Hassan Sharaf, non è stata ancora fissata la data dell’udienza preliminare per i sei indagati per omissione di atti d’ufficio e omicidio colposo tra i quali l’ex direttore della casa circondariale di Viterbo, il responsabile e una dottoressa di medicina protetta, il comandante della penitenziaria e due agenti.

Sono stati raggiunti a fine novembre, quattro mesi fa, dall’avviso di chiusura indagini della procura generale di Roma. Per omicidio colposo, l’allora direttore Pierpaolo D’Andria, il responsabile di medicina protetta Danilo Monarca, il responsabile della sezione d’isolamento Massimo Riccio e la dottoressa di medicina protetta Elena Niniashvili. All’ex direttore del carcere di Mammagialla viene inoltre contestato il reato di omissione di atti d’ufficio, assieme al comandante della penitenziaria Daniele Bologna e all’agente Luca Floris. 

Uno dei poliziotti è già imputato, con un collega, nel procedimento per concorso in abuso dei mezzi di correzione che riprenderà in primavera davanti al giudice monocratico del tribunale di Viterbo. 

Quando si impiccato, nel primo pomeriggio del 23 luglio 2018, Hassan Sharaf si trovava da poche ore in cella d’isolamento, in seguito a una sanzione irrogata con provvedimento del consiglio di disciplina in data 9 aprile 2018 ed eseguita in epoca in cui il detenuto si trovava in espiazione di pena inflitta con sentenza di condanna, relativa a un reato commesso da minorenne. “Quindi da espiare presso un istituto penale minorile come peraltro precisato dal procuratore della repubblica presso il tribunale dei minorenni di Roma”, viene sottolineato nelle carte della procura generale.

Per la morte del giovane, deceduto dopo una settimana di agonia al reparto rianimazione dell’ospedale di Belcolle, come detto, è già in corso a Viterbo un processo a due agenti della penitenziaria, imputati di abuso dei mezzi di correzione in concorso, in seguito a uno schiaffo, ripreso dalle telecamere interne al carcere, dato al 21enne, che si agitava, poco prima che si impiccasse.


Caso Hassan Sharaf - Gli avvocati Michele Andreano e Giacomo Barelli

 Gli avvocati di parte civile Michele Andreano e Giacomo Barelli


“Significativo e non trascurabile rischio suicidario”

Il 21enne, poche ore dopo l’inizio della misura disciplinare, ha posto in essere un atto sulcidario con impiccamento con corda artigianale ricavata da un asciugamano legata alla terza sbarra della finestra a grate presente nella stanza, con conseguente asfissia meccanica, per compromissione delle vie aeree, e encefalopatia post-anossica e stato comatoso da cui è derivato, per insufficienza cardio circolatoria, il decesso sopravvenuto il 30 luglio 2018. 

“Il provvedimento disciplinare – si legge nelle conclusioni della procura generale – veniva peraltro portato ad esecuzione nonostante le condizioni del detenuto, soggetto politossicodipendente e con problematiche psichiatriche, richiedessero un attento monitoraggio dei comportamenti per significativo e comunque non trascurabile rischio suicidario, che per le condizioni collegate al regime di isolamento sarebbe diventato concreto ed imminente”.

Secondo le conclusioni della procura generale, il detenuto, prima di essere sottoposto al regime di isolamento, avrebbe dovuto essere sottoposto a una accurata visita che accertasse le condizioni della “sopportabllità” della misura. 


Avrebbe dovuto stare in un carcere minorile

“Fin dal 9 maggio 2018 Sharaf – si ricorda – quale infra venticinquenne, doveva essere trasferito presso un istituto penale minorile dove avrebbe dovuto espiare la pena di mesi quattro di reclusione, inflitta con sentenza emessa dal tribunale per i minorenni di Roma nel 2017, provvedimento emesso in data 11 aprile 2018 e notificato all’interessato, dove era fissata la decorrenza pena dal 9 maggio 2018 (giorno successivo alla chiusura di altro procedimento in esecuzione) e fine pena al 9 settembre 2018 e precisato di ‘accompagnare il condannato fino al compimento del 25°anno di età presso un istituto penale per i minorenni'”.


Schiaffeggiato e “sigillato” in isolamento

Il 23 luglio, giorno della tragedia, secondo le conclusioni del sostituto procuratore generale della repubblica Tonino Di Bona, avrebbero dovuto essere segnalati adeguatamente “lo stato di agitazione, insofferenza e inquietudine del detenuto e gli atti di autolesionismo posti in essere dallo stesso”, che invece è stato colpito con uno schiaffo al volto che lo ha fatto urtare contro la parete, “omettendo di rispondere e di considerare le ripetute sollecitazioni e richieste” e “chiudendo a chiave la porta del blindo e dello spioncino di ispezione, richiudendo lo spioncino dopo che Sharaf lo aveva riaperto e assicurandone la completa e corretta chiusura”.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 

 


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4 marzo, 2023

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