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Viterbo - Crolli, abbandono e palazzi chiusi - Messa male anche la cattedrale - Quello che doveva essere il fiore all'occhiello della promozione turistica di tutto il territorio rischia invece di diventare un clamoroso fallimento - FOTO e VIDEO

Il collasso del centro storico

di Daniele Camilli

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Viterbo – Somiglia sempre di più al centro storico di Taranto, la città vecchia di Viterbo. Il quartiere medievale, quello che si dispone attorno a San Pellegrino affacciandosi su Valle Faul. Punti focali, la piazza con Palazzo degli Alessandri, XIII secolo, chiuso. E il complesso che ruota attorno alla cattedrale, messa male.


Multimedia – Fotogallery: Il crollo del centro storicoLa cattedrale messa maleIl coro dei canoniciI sotterranei di Palazzo Di VicoVia La Fontaine spaccata in dueGli affreschi distrutti in via Anni e via SaffiVivere tra monnezza, topi e scarafaggi – Video: Le condizioni di vita di Vincenzo FilosciaIl Plus


L’introduzione della zona a traffico limitato doveva essere un toccasana. E gli ascensori che salgano da Valle Faul l’accesso a un patrimonio storico rilanciato e valorizzato. Ad oggi, a guardar bene come è ridotto il centro storico, la chiusura alle automobili è stata a dir poco un fallimento senza precedenti. E anche il Plus, in fin dei conti, non ha brillato.

Qui funzionano solo Viterbo sotterranea e il Polo museale colle del duomo. Tranne il duomo, più che altro di competenza della curia. Viterbo sotterranea e Polo museale sono gestiste da due società private. Il centro va bene anche quando ci sono i festival estivi, i set cinematografici e il Christmas Village della fondazione Caffeina. Due, tre mesi o poco più. Appena tutto questo svanisce, il collasso diventa evidente.


Viterbo

Viterbo – Centro storico

Viterbo - Piazza San Pellegrino e palazzo degli Alessandri

Viterbo – Piazza San Pellegrino e palazzo degli Alessandri


Una città che cerca la propria identità nel medioevo ma che lascia palazzi e opere d’arte svanire o a rischio crollo. In un centro storico senza baricentro. Diviso in due. Al punto da evidenziare una città vecchia, identificabile con la zona medievale di San Pellegrino, e una parte successiva al medioevo, da piazza del Comune a quella del teatro. 

La città vecchia, al netto di festival e feste, comincia ad assomigliare al centro storico di Taranto. Palazzi abbandonati o a rischio crollo. Come quello imbracato e transennato in via Cardinal La Fontaine. A ridosso della chiesa del Gonfalone, l’unica del centro, cattedrale a parte, tenuta sempre aperta grazie al lavoro dell’omonima confraternita.

I lavori per frenare la caduta del palazzo hanno tagliato in due la strada. Un muro di tubi e ponteggi impedisce il passaggio delle auto e dei pedoni. E questo da diverse settimane. Al punto da cambiare la viabilità. Via San Lorenzo è diventata a doppio senso di marcia. Una strada, che nel fine settimana si riempie di studenti, dove una macchina ci passa a mala pena. Infatti c’è il semaforo. Come si addice ai cantieri. Quelli grossi. Quanto tutto attorno crolla. Su uno dei due semafori sta scritto. “Il semaforo dura 3/4 minuti. Per favore spengere l’auto”. Sotto la G di “spengere” l’aggiunta “Gne”. “Spegnere”. Così, scritto in tutti e due i modi, gergale e italiano, magari chi sta in macchina capisce che 4 minuti di gas di scarico davanti a un negozio non sono proprio il massimo.


Viterbo - Il muro di via Cardinal La Fontaine

Viterbo – Il muro di via Cardinal La Fontaine


Il muro di via Cardinal La Fontaine è stata un’ulteriore botta micidiale per i commercianti e gli artigiani. Come se la crisi, e un turismo in crescita ma ancora troppo poco e a fasi alterne, da soli non bastassero. Peggio ancora, la strada bloccata impedisce a chi entra di uscire dal centro storico, costringendo le macchine a tornare indietro. Chi abita invece in centro ha una sola via d’uscita, sempre via San Lorenzo. Per non restare in trappola. In queste condizioni, il problema dei parcheggi e dell’eccessiva presenza di auto in centro hanno superato il limite.

E quello di via Cardinal La Fontaine non è il solo cantiere. Un altro sta alla fine di piazza della Morte. Qualcun altro lo si nota alzando gli occhi al cielo.

I commercianti sono gli unici che tengono viva la zona, con locali e attività. Assieme a Viterbo sotterranea e al polo museale. Per il resto, un turista trova quasi tutto chiuso o aperto a singhiozzo. La chiesa di piazza del Gesù e di piazza San Pellegrino. Palazzo degli Alessandri e il chiostro longobardo, quest’ultimo aperto solo nel fine settimana. Chiuso quindi per le feste di Natale che sono cadute tutte, a inizio settimana.

La chiesa di Santa Maria Nuova, capolavoro romanico dal cui pulpito predicò pure San Tommaso, è costantemente invasa dalle macchine. La facciata graffita delle scuderie di Palazzo Nini in via Annio, risalente al cinquecento, è quasi completamente andata. E questi sono soltanto alcuni esempi, cui si aggiungono palazzo Farnese e il complesso, enorme, dell’ospedale vecchio. Ormai, per la gran parte, in stato di abbandono. Da decenni.

Anche sul fronte eventi e vita culturale la città vecchia di Viterbo non brilla. Su 92 appuntamenti censiti da una rivista locale tra il 7 e il 31 gennaio, subito dopo le feste quando la vita torna alla normalità di tutti i giorni, 53 riguardano il centro storico, uno le frazioni e 38 la provincia più Orvieto e Civitavecchia.  Dei 53 appuntamenti che coinvolgono i quartieri medievali, 30 sono degustazioni (pizza soprattutto), sei live music (prevalentemente in un solo locale), otto eventi teatrali, tre conferenze, tre presentazioni di libri e tre escursioni. In quest’ultimo caso, la città dei papi è contemplata soltanto come punto di partenza. Due volte per Blera e una per Bomarzo.


Viterbo - Il semaforo lungo via San Lorenzo

Viterbo – Il semaforo lungo via San Lorenzo

Viterbo - Macchine davanti alla chiesa di Santa Maria Nuova

Viterbo – Macchine davanti alla chiesa di Santa Maria Nuova


Nel centro storico ci sono poi nuclei di case popolari del comune. Alcune si trovano all’interno del cortile di piazza San Carluccio, all’imbocco di via San Pellegrino. Dovevano essere abitazioni temporanee messe a disposizione di persone in difficoltà. Sono di fatto diventati alloggi permanenti di 30 metri quadrati. Una di queste è stata assegnata a Vincenzo Filoscia. Invasa dai topi e ridotta a discarica. In un’altra, sempre nello stesso edificio, una perdita d’acqua ha allagato e reso inagibile per alcune settimane il centro per disabili che si trova al pian terreno.

Per quanto riguarda invece gli affitti, si va da 280 euro al mese per 30 metri quadrati (piccolo soggiorno, angolo cottura, camera matrimoniale e bagno) a mille euro per un attico di 160 mq con cinque locali (2 camere, due bagni e una cucina). La media si attesta tuttavia, per una casa di 60 metri quadrati, attorno ai 400-450 euro.

C’è poi la tendenza, analizzando i siti internet dedicati agli affitti, a spacchettare le case, affittando le stanze, in particolar modo agli studenti, oppure alzando muri per ricavare mini abitazioni da un appartamento precedente. Nel primo caso, una stanza in una casa di 90 mq si attesta di solito attorno ai 200 euro mensili. Nel secondo, si parla invece di case di 30 mq a 300-320 euro al mese dove vivono anche 4 persone. Spesso immigrati. E a volte incuria e muffa, non dovute agli inquilini, sono evidenti. 

Nella città vecchia aumenta anche la povertà. Prova ne sono i dati della Caritas diocesana che ha i centri di ascolto e di orientamento al lavoro in piazza Dante. La mensa, il dormitorio e il centro distribuzione indumenti e alimenti a Porta San Leonardo. Nel 2017 il centro di ascolto ha accolto 713 persone, quello di orientamento al lavoro 217, la mensa 359 e il dormitorio 213. I pasti preparati sono stati in tutto 24.686, i pacchi di generi alimentari 636, mentre le famiglie coinvolte nella distribuzione di alimenti e vestiti sono state rispettivamente 256 e 224.

Dal centro storico sembra essersene andata anche la prostituzione. Infatti, analizzando i siti di annunci, mentre fino a un paio di anni fa le schede on line relative alle prostitute rinviavano spesso a zone del centro storico, oggi la tendenza che si riscontra è completamente diversa. Il grosso della prostituzione si concentra soprattutto in periferia o fuori le mura. Questo è dovuto non solo alla progressiva estensione della video sorveglianza e alla difficoltà di trovare case lontane da occhi indiscreti, ma anche al continuo impoverimento del tessuto economico, al costante calo della popolazione residente e alla chiusura di diverse attività commerciali. La prostituzione a Viterbo sembrerebbe invece attestarsi attorno a zone con grandi centri di distribuzione, popolate, dove è possibile confondersi e nei momenti liberi poter condurre una vita senza dover essere riconosciute o etichettate. Tuttavia, come alcuni operatori economici hanno fatto notare, la prostituzione era probabilmente tra le attività che più di tutte permettevano di rimettere immediatamente in circolo importanti quantitativi di moneta liquida all’interno del centro storico.     


Viterbo - Il duomo

Viterbo – La cattedrale


La cattedrale stessa è messa male. Mosaici, cornici, mobili, affreschi e quadri. I primi stanno lentamente saltando. Gli altri se li stanno mangiando i tarli. Inesorabilmente. Le cornici andrebbero restaurate, probabilmente tutte. I quadri presentano evidenti lesioni. Gli affreschi in alcuni casi sembrano tenuti in piedi da cemento e puntine risalenti al secolo scorso. Inoltre il coro dei canonici, la cappella Sistina di Viterbo chiusa al pubblico, sembrerebbe aver risentito pesantemente delle scosse di terremoto che hanno caratterizzato il centro Italia lungo tutto il 2018 con l’apertura di crepe nei muri. La curia sta facendo di tutto per tenere aperto al pubblico, e nel migliore dei modi, questo importante patrimonio. Non solo cittadino. E servirebbe uno sforzo anche da parte delle istituzioni.

Anche il sottosuolo boccheggia. Diversi gli smottamenti che si notano lungo la strada. Nel 2013 a piazza del Gesù si aprì una voragine rimasta lì per mesi. Per anni i sotterranei di Viterbo sono stati vittima di scavi clandestini che hanno distrutto muri e scavato tunnel che prima non esistevano. Gli accessi sono stati per la maggior parte chiusi, ma i danni restano. E non sono stati ancora quantificati.

E a proposito di Viterbo sotterranea, il Plus, finanziato dalla Regione Lazio con fondi europei, prevedeva anche 570 mila euro per il recupero di Palazzo Di Vico nei pressi del ponte che porta a piazza San Lorenzo. Il primo intervento di archeologia urbana mai realizzato prima nella città dei papi.

Oltre a riportare alla luce una piazza medievale fino ad allora sconosciuta, il recupero del palazzo ha aperto le porte a una serie di cunicoli sotterranei di grande interesse, con un rifugio della seconda guerra mondiale e diverse testimonianze archeologiche. Da allora, dai lavori di recupero dell’area, non se ne è saputo più niente.

Così come niente è stato detto sulle conseguenze del Plus che ha portato a Viterbo quasi 11 milioni di euro. Sei milioni sono serviti per il recupero di Valle Faul e un milione e mezzo per piazza Martiri d’Ungheria, la pensilina. Per il resto, i risultati sono ancora da venire, e soprattutto da verificare.


Viterbo - Il recupero di Palazzo Di Vico

Viterbo – Il recupero di Palazzo Di Vico


Il Plus, che un tempo disponeva anche di un sito internet, alla lunga ha lasciato poche tracce tangibili. Soprattutto in rete. Resta un video, sul canale YouTube di Lazio Innova.

“Facilitare l’accesso alla parte alta della città, riqualificare la valle e le aree archeologiche collegando il centro storico e i quartieri medievali di Viterbo con un moderno sistema di servizi per sostenere il sistema locale delle piccole e medie imprese e favorire il turismo. Sono questi – spiega la voce narrante del video di Lazio Innova – gli obiettivi del Plus di Viterbo, programma finanziato dalla regione Lazio per sostenere la competitività turistica ed economica della città e per rafforzare la coesione sociale e migliorare la qualità della vita dei cittadini”.

Inoltre, ed è la stessa voce a dirlo nel video che risale al 2014, “per favorire il graduale percorso della città verso un modello di smart city la Regione ha concesso un ulteriore finanziamento di oltre 500 mila euro per lo sviluppo di applicazioni tecnologiche di informazione e comunicazione pubblica a beneficio di cittadini, turisti e imprese. Con l’obiettivo di portare Viterbo in Europa”.

Daniele Camilli


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20 gennaio, 2019

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