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Tribunale - Viterbo - Alla polizia, intervenuta per dividerli: "Sono affari nostri se ci ammazziamo, se ci bloccate ammazziamo anche voi"

Si tirano transenne a piazza della Morte, due condanne

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Marco Marcelli - Evaso due volte in due giorni dai domiciliari

Marco Marcelli – Evaso due volte in due giorni dai domiciliari

L'avvocato Luigi Mancini

L’avvocato Luigi Mancini

Viterbo – “Sono affari nostri se ci ammazziamo, se ci bloccate ammazziamo anche voi”. Così hanno risposto alla polizia due uomini che se le stavano dando di santa ragione nel cuore del centro storico la sera del 21 novembre 2015.

Fermati, sono finiti entrambi sotto processo per rissa aggravata, lesioni aggravate e resistenza a pubblico ufficiale. Nell’autunno di quattro anni fa, si sarebbero tirati transenne in piazza della Morte.

Ieri il giudice Giacomo Autizi li ha condannati a quattro mesi di reclusione e 150 euro di multa ciascuno. Uno è Marco Marcelli, il pluripregiudicato 54enne condannato a  tre anni nel settembre 2017 per l’aggressione a sprangate e bottigliate messa a segno il 12 settembre dell’anno prima al gestore dell’ex bar Country di fronte alla stazione di Porta Romana e a un suo operaio. L’accusa aveva chiesto una condanna a otto mesi ciascuno. 

La reciproca aggressione è avvenuta tra il quartiere medievale di San Pellegrino e il palazzo papale, in piazza della Morte, dove, secondo un poliziotto sentito come testimone, sarebbero volate transenne.

“Non era una rissa, era una lite tra ubriachi. E le lesioni risalivano a una rissa, quella invece vera, in cui erano rimasti coinvolti la sera prima”, ha detto l’avvocato Luigi Mancini, difensore di Marcelli.

“E’ inverosimile il lancio delle transenne, pesano 50 chili l’una e il testimone ha detto che volavano per aria. Un’immagine pittoresca, ma non corrispondente alla realtà”, ha proseguito.

“Non hanno opposto resistenza, era resistenza passiva, volevano continuare ad azzuffarsi, per questo hanno detto “sono affari nostri se ci ammazziamo, se ci bloccate ammazziamo anche voi”.

Alla fine, la pena inflitta dal giudice è stata dimezzata rispetto alla richiesta dell’accusa: quattro mesi invece di otto mesi. Marcelli, tuttora detenuto, era presente al processo, scortato dalla polizia penitenziaria.

Silvana Cortignani

 


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5 aprile, 2019

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