Cronaca - Era mamma di Tatiana e nonna di Elena, per il cui duplice omicidio sta scontando l'ergastolo Paolo Esposito
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 Elena Nekifor  Elena Nekifor, madre di Ala Ceoban, con la sorella Olga |
 Paolo Esposito  Ala Coeban |
Bologna – Giallo di Gradoli: è morta Elena Nechifor. Il 2 gennaio, sette anni e mezzo dopo la tragica scomparsa della figlia Tatiana e della nipote Elena, se ne è andata anche lei. Poco più che sessantenne.
Era una grande combattente Elena, sopravvissuta al dolore facendo il possibile per garantire un futuro sereno alla nipotina sopravvissuta, rimasta drammaticamente orfana, a soli 6 anni, della mamma e della sorella, uccise dal papà con la complicità della zia, che era la sua amante.
Dopo la scarcerazione di Ala, avvenuta nel 2015, era riuscita a riavvicinarsi anche alla figlia, oggi 30enne, condannata in primo grado all’ergastolo e poi, in appello, 8 anni per favoreggiamento. Ma quel 30 maggio 2009 e tutto quello che ne è conseguito, evidentemente l’hanno segnata, minando il fisico oltre alla mente. E così, colpita da un brutto male, contro il quale ha lottato fino alla fine, lo scorso 2 gennaio si è spenta a Bologna. E’ la città dove viveva e lavorava, da dove veniva puntualmente in treno a Viterbo senza perdere nemmeno un’udienza del processo in corte d’assise. Parte civile, per sé e la bambina, sempre con grande dignità e compostezza, contro il genero Paolo Esposito e la figlia Ala.
Gli “amanti diabolici”, come furono soprannominati, che per vivere alla luce del sole la loro relazione clandestina, si erano liberati delle due donne scomode. Tatiana Ceoban, 36 anni, detta Tania, moglie dell’elettricista cinquantenne di Gradoli che per il duplice delitto e l’occultamento dei cadaveri sta scontando la condanna definitiva all’ergastolo nel carcere di Mammagialla. E la figlia 13enne Elena Ceoban, omonima della nonna, studentessa modello alle scuole medie del paese, col sogno di frequentare il liceo scientifico e poi andare all’università.
E’ bravissima a scuola, la sorellina di Elena, che all’epoca aveva soltanto sei anni ed era all’ultimo anno dell’asilo. La piccola, oggi adolescente, fu allontanata da Gradoli e dai nonni paterni. E fu affidata a una famiglia colta e benestante di Bologna, in modo che potesse crescere serena e mantenere i rapporti con la nonna materna, la parente più prossima che avesse i requisiti per tenerla. Ma che a causa del suo lavoro di badante non avrebbe potuto occuparsi di lei.
Morta Elena Nechifor, è rimasta solo Ala Ceoban di quel nucleo familiare venuto in Italia in cerca di una vita migliore dalla Moldavia. Un nucleo composto da quattro donne, tutte consanguinee della ragazzina nata sul lago di Bolsena e diventata bolognese suo malgrado in tenera età. Senza più la nonna Elena, la mamma Tania, la sorella Elena. Da qualche parte c’è ancora la zia Ala.
Dei corpi di Elena e Tatiana, ad oggi, nessuna traccia: sepolte in uno dei fitti boschi dell’Alta Tuscia, gettate in fondo a un pozzo o nelle profondità del lago di Bolsena o di quello di Mezzano. Un segreto mai svelato. “Sono innocente, non c’entro niente con la loro scomparsa”, le prime parole dette da Ala alla madre nel 2015, quando si sono riavvicinate. “La nipotina mi chiede sempre della mamma e della sorella, fa mille domande. Io vivo per lei, sto risparmiando tutti i miei guadagni per garantirle un futuro, è il mio unico motivo di vita. E aspetto di sapere finalmente la verità, per trovare la pace”, lo sfogo di nonna Elena, parlando della nipotina oggi 14enne che vive a Bologna con una famiglia affidataria. E il giallo, senza cadaveri né confessioni, resta risolto solo a metà.
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