Processo Gradoli - L'arringa dell'avvocato di parte civile Luigi Sini contro Ala e Paolo
di Stefania Moretti
 Il legale di parte civile Luigi Sini |
 L'avvocato di parte civile Claudia Polacchi |
 Imputati e difese |
 Il pm Renzo Petroselli |
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– Un amore ossessivo per il suo uomo. Un odio cieco per sua sorella, che diventa complotto. Poi tradimento. Poi desiderio di ucciderla.
Questa è Ala secondo Luigi Sini, legale di parte civile che, al processo Gradoli assiste Elena Nekifor. Madre dell’imputata e madre della donna che, secondo l’accusa, senza dubbio, è stata uccisa. Proprio dalla sorella e dall’uomo di entrambe. Che conviveva con una, ma andava a letto con l’altra.
L’arringa finale di Sini segue la strada dei sentimenti. Delle passioni forti che sarebbero il movente del presunto omicidio di Tatiana ed Elena Ceoban.
Per Sini, così come per il pm Petroselli e l’altro legale di parte civile Claudia Polacchi, non esiste altra spiegazione alla loro scomparsa.
Se non è stato duplice suicidio, disgrazia, fuga, è stata la storia tra Ala e Paolo a segnare il destino di madre e figlia. Una relazione che i due non erano disposti a troncare. Anche se Ala, per portarla avanti, doveva calpestare sua sorella, perché Paolo viveva con Tania e aveva avuto da lei una figlia. “Dettagli” che non impedivano ai due di andare a letto insieme, ma di progettare una vita insieme sì. E l’unica soluzione era eliminare il problema alla radice, eliminando Tania ed Elena.
Che i corpi non siano stati trovati, poco importa. La Cassazione può condannare per omicidio anche senza cadaveri. “La sentenza Di Modica insegna”, sottolinea Sini.
Lo schema dell’avvocato è preciso. Elena arriva a casa alle 13,30. Trova Esposito e Ala ad aspettarla. Viene uccisa in modo non cruento. Forse soffocata. Poi, qualche ora dopo, tocca alla madre. Ma qualcosa va storto. Contrariamente a Elena, Tania perde sangue.
I due amanti hanno un giorno e mezzo per far sparire i corpi e ripulire tutto. Muro compreso, che viene raschiato e riverniciato meticolosamente. Ma non si accorgono di 23 minuscole tracce del sangue di Tania, disseminate per tutta la cucina. Su una ciotola. Sul pomello della tenda (che manca solo nella stanza della cucina). Sul radiatore. E soprattutto sulla porta, guarda caso, alla stessa altezza di quelle misteriose abrasioni sul muro.
Secondo Sini, solo l’odio poteva farli arrivare a tanto. Non odio per Elena, che è stata uccisa solo “per necessità”. Perché aveva scoperto tutto e preso le distanze sia da Paolo che da Ala. Odio per Tatiana, che Ala ha mostrato ovunque.
In aula, dove ha cercato di infangare la memoria di Tatiana. E persino in tv, con l’intervista a Chi l’ha visto?, rilasciata, come lei stessa specificò, solo per aiutare un uomo accusato ingiustamente: Paolo. “Non ha pensato nemmeno per un attimo di farlo nell’interesse della sorella e della nipote, per agevolarne le ricerche”.
E quando la giornalista le chiede quali bei ricordi ha di Tania, Ala resta senza parole. Dal suo viso non traspare nulla. Solo indifferenza. Che, se possibile, è ancora peggio dell’odio.
I messaggi che, per l’accusa, contengono il movente del delitto sono del 2007. Ma dal 2007 al 2009, per Sini, non cambia nulla. “Vogliono farci credere che, dopo aver trovato l’accordo per la figlia, il clima si distende e Ala si fa da parte, ma non è così. Tatiana continua a soffrire. Sua sorella e Paolo continuano a scambiarsi centinaia di messaggi al giorno. Ala ad amare Paolo e odiare Tatiana. A provare indifferenza per la madre, che ha seguito l’intero processo solo per guardare la figlia negli occhi. Sperando in un pentimento che non c’è mai stato, perché “Ala non è il figliol prodigo – dice Sini -. Non consegna il suo pentimento alla madre. Per lei prova solo indifferenza”.
Ala e Paolo mentono. Si tengono su da sempre con le bugie. Costruiscono come un puzzle la giornata del 30 maggio, aggiustandola di volta in volta.
“Paolo avrà tutta la vita per spiegare alla figlia cos’è successo quel giorno. Tania ed Elena non potranno più farlo – conclude Sini -. Qualcuno dovrà pensare a preservare la loro memoria, che i due imputati hanno cercato di annientare. La bimba di Paolo e Tania pensa che la mamma l’abbia abbandonata. E’ straziante. Ma questo era il progetto che Ala e Paolo avevano dall’inizio e questa Corte dovrà punirli anche per questo”.
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