Gradoli – Dieci anni fa sparivano da Gradoli la 36enne Tatiana Ceoban e sua figlia Elena, di 13 anni. Svanite nel nulla il 30 maggio del 2009 e mai più ritrovate, né vive né morte.
Dopo estenuanti ricerche e intrecci familiari venuti a galla con le indagini, il 26 novembre del 2013 la Cassazione ha condannato all’ergastolo il compagno di Tatiana, Paolo Esposito, e a otto anni di reclusione la sua amante Ala Ceoban, sorella della 36enne e zia della tredicenne. Per la suprema corte il primo è colpevole di omicidio e occultamento dei cadaveri, la seconda di favoreggiamento.
È il giallo di Gradoli, una delle vicende che più ha sconvolto la Tuscia e che, a distanza di dieci anni da quel tragico giorno, si è concluso soltanto nelle aule di tribunale. Nessuna confessione da parte degli “amanti diabolici”. Nessuna traccia dei corpi di madre e figlia. Nessuna verità, se non quella giudiziaria, ricostruita dagli inquirenti e condivisa dalla magistratura.
Paolo e Ala hanno sempre negato di averle uccise, ma dai giudici non è mai arrivata una pronuncia a loro favore. La sentenza di primo grado della Corte d’assise di Viterbo, emessa il 13 maggio del 2011, li aveva addirittura ritenuti entrambi responsabili di duplice omicidio, disponendo l’ergastolo per tutti e due. In appello, invece, la pena di Ala Ceoban è stata ridotta a otto anni, per il solo favoreggiamento, mentre per il suo amante-cognato è rimasto il carcere a vita. Decisone confermata l’anno successivo dalla Cassazione.
Ma cosa è successo quel 30 maggio del 2009? E perché i carabinieri, dopo qualche giorno, strinsero il cerchio intorno a Paolo e Ala?
La prima cosa che agli inquirenti non tornava è il motivo per cui Paolo Esposito non denuncia subito la scomparsa di Tatiana e della figlia 13enne di lei, ma soltanto dopo quasi una settimana. Lui, però, sostiene che quel ritardo è dovuto semplicemente al pessimo rapporto che ormai aveva con la compagna.
La loro storia, infatti, era al capolinea. Mentre con la sorella di lei il legame era sempre più stretto.
Paolo aveva conosciuto Ala nel 2003, lo stesso anno in cui era nata Erika, la figlia che l’elettricista aveva avuto da Tatiana. La neomamma aveva chiesto a sua sorella di trasferirsi dalla Moldavia nella casa di Gradoli per aiutarla con le due bambine. Non poteva immaginare che proprio lei sarebbe diventata la sua peggior nemica. All’epoca Ala ha 18 anni. Paolo ne rimane subito affascinato. Anche la giovanissima moldava è attratta dal cognato e tra i due nasce una storia in cui sesso e amore si mescolano a sentimenti ben più cupi.
È quello che emerge dagli undicimila sms che i due si scambiano in tre mesi nel 2007. Lì c’è già tutto: l’amore a tratti infantile di lei, l’atteggiamento possessivo e in alcuni casi violento di lui, le conversazioni hot e, soprattutto, il desiderio di entrambi di “far fuori” Tatiana, che sia per passare qualche ora senza l’incubo che rientri a casa o per immaginare un futuro insieme, da soli.
Una storia “malata”, che li porterà, secondo i giudici, a organizzare il duplice omicidio nei minimi dettagli, compresa la sparizione dei cadaveri e il tentativo di cancellarne ogni traccia. Eccolo quindi il movente dei due amanti: liberarsi di Tatiana e, conseguentemente, anche di Elena, abbastanza grande da chiedere spiegazioni per l’assenza della madre, nel caso in cui quest’ultima fosse stata fatta sparire da sola. Perché Tatiana Ceoban aveva scoperto la relazione tra Ala e il suo compagno. Non era un sospetto, ma una certezza, provata da un filmino a luci rosse che era finito tra le mani della 36enne.
Quel 30 maggio del 2009, dalle 8,04 alle 8,08, Paolo e Ala si sentono al telefono ben quattro volte. E per tre volte Esposito va e torna da Acquapendente, che da Gradoli dista 17 chilometri. Intorno alle 13,30 Elena ritorna da scuola e da quel momento di lei si perde ogni traccia. Come di sua madre Tatiana, immortalata per l’ultima volta nelle immagini delle telecamere di sorveglianza di un negozio di Viterbo, in mattinata.
Per Paolo Esposito sembrava essere tutto normale. “Elena mi aveva detto che sarebbe andata a Roma con la mamma – ha sempre sostenuto e ribadito anche nell’intervista a Franca Leosini, andata in onda l’anno scorso su Storie Maledette (Rai Tre) -. Avevano delle visite mediche prenotate, dovevano ritirare il passaporto e sarebbero passate anche dalla zia Olga a Bracciano. Per me andava bene, perché sarebbero state via due giorni. Andava benissimo, perché sarebbero stati due giorni di svago. Avevo detto ad Ala di fermarsi e per questo mi hanno puntato tutti il dito addosso”.
Ma troppe cose non tornavano. E col passare dei giorni i carabinieri cominciano a cercare Tatiana ed Elena ovunque. Nei porti, negli aeroporti e nelle stazioni da cui sarebbero potute partire se si fosse trattato di un allontanamento volontario. Le due donne non ci sono e la pista del delitto prende sempre più piede.
Scatta dunque il sequestro della villetta di via Cannicelle a Gradoli. Qui vengono ritrovati i passaporti e il luminol evidenzia non una, ma 23 tracce di sangue di Tatiana in cucina: sul pomello di una tenda che però non c’è più, sul radiatore, sulla porta. Quelle tracce di sangue sono la prova del nove. Sul muro, poi, ci sono delle strane abrasioni, come se qualcuno lo avesse raschiato per togliere qualcosa. Forse altro sangue.
Ed ecco dunque la ricostruzione degli inquirenti di quello che sarebbe successo quel tragico 30 maggio del 2009. La tredicenne Elena arriva a casa intorno alle 13,30 e trova la zia Ala e Paolo Esposito ad aspettarla. Viene subito uccisa in maniera non cruenta, forse soffocata. Qualche ora dopo tocca alla madre, ma qualcosa va storto. Tatiana perde sangue e la villetta è pericolosamente piena di indizi. I due amanti fanno sparire i corpi e poi provano a ripulire tutto.
La coppia di amanti, comunque, ha sempre negato tutto, ma nessuno, né i carabinieri prima, né i magistrati poi, ha creduto alle loro versioni, per altro a volte discordanti.
Esposito ha provato a mettere i giudici sulla pista dell’allontanamento volontario, difficile da credere perché questo avrebbe voluto dire per Tatiana abbandonare l’altra sua figlia, la piccola Erika, di appena sei anni. Un’ipotesi impensabile se si leggono solo alcune delle pagine del diario segreto che la donna aveva iniziato a scrivere per sfogare la sua rabbia, subito dopo aver scoperto la tresca di Paolo con sua sorella. Tatiana amava Erika e, anzi, voleva allontanarla dal padre perché lui non le nascondeva soltanto la relazione clandestina, ma aveva anche un computer pieno zeppo di materiale pedopornografico.
Ala ha cercato di costruirsi alibi su alibi, salvo però una volta lasciarsi scappar detto a un carabiniere che quando lei quel 30 maggio del 2009 era arrivata alla villetta “Elena non c’era e Tatiana era già morta”. Frase poi sempre smentita e sostituita da un impenetrabile silenzio.
Lo stesso silenzio nel quale, dopo dieci anni, continua a trincerarsi Paolo Esposito, nonostante stia scontando l’ergastolo nel carcere di Mammagialla, mentre la sua ormai ex amante Ala, con la quale non ha più contatti, ha già espiato la sua pena ed è libera di ricominciare un’altra vita.
Francesca Buzzi
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