Cronaca - Secondo i legali della 33enne moldava - Saranno vagliate da un'apposita commissione
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 Ala Ceoban |
 Gli avvocati Samuele De Santis (a sinistra) e Enrico Valentini |
Viterbo – (sil.co.) – Riguardano il suo coinvolgimento nel giallo di Gradoli le dichiarazioni rilasciate da Ala Ceoban al giudice di pace che l’ha sentita la vigilia di Pasqua, lo scorso 30 marzo, presso il centro di permanenza per il rimpatrio di Ponte Galeria a Roma dove la 33enne moldava è stata trasferita il 28 marzo da Tarquinia in seguito al decreto di espulsione.
Com’è noto, proprio in seguito alle dichiarazioni rilasciate al giudice di pace durante l’udienza di convalida, l’espulsione di Ala Ceoban, che vive in Italia da quindici anni, è stata “congelata”, col questore di Roma che subito dopo Pasquetta, martedì 3 aprile, ha emesso un cosiddetto “provvedimento di trattenimento”.
Provvedimento del questore per la convalida/proroga del quale la 33enne, assistita dagli avvocati Samuele De Santis e Enrico Valentini, è comparsa questo venerdì davanti al giudice del tribunale ordinario di Roma, in via Lepanto, che si è riservato. Tre le opzioni: il rimpatrio immediato in Moldavia; il trattenimento presso il centro di Ponte Galeria; oppure la liberazione, con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Anche davanti al magistrato di via Lepanto, la Ceoban ha confermato le dichiarazioni rilasciate una settimana fa al giudice di pace.
A tal proposito, nei prossimi giorni, sarà nominata un’apposita commissione che dovrà valutare se nelle dichiarazioni rilasciate al giudice di pace da Ala Ceoban ci sono gli estremi perché la moldava possa restare in Italia.
I difensori spiegano in breve cosa Ala Ceoban abbia riferito di talmente “significativo” da congelarne il rimpatrio.
“Possiamo dire, com’era facile immaginare, che si tratta di dichiarazioni che hanno a che fare con il giallo di Gradoli, con la situazione in cui Ala Ceoban si è trovata dovendo fare i conti con la giustizia italiana, scontando una pena importante per un delitto che ha a che fare con la famiglia. In seguito a quanto accaduto, ci sono situazioni in Moldavia che fanno riferimento al giallo di Gradoli”, dicono.
Chi è Ala Ceoban
Ala Ceoban vive in Italia da quindici anni: sei trascorsi in libertà tra la Tuscia e la Toscana, sei in prigione a Civitavecchia e gli ultimi tre a Tarquinia.
Dal 2003 al 2007 è stata a Gradoli; dal 2007 al 2009, dopo che la sorella Tatiana ha scoperto la relazione clandestina del compagno con la sorella, gli “amanti diabolici”, è andata a lavorare come badante a Santa Fiora, sul Monte Amiata; dal 2009 al 2015 ha scontato la sua pena nel carcere femminile di Civitavecchia; dal 2015 fino al 28 marzo 2018 ha vissuto e lavorato a Tarquinia.
Ala Ceoban è giunta in Italia, appena 18enne, nel 2003, ospite nella villetta di Cannicelle, a Gradoli, della sorella 30enne Tatiana e del compagno Paolo Esposito, all’epoca 36enne. La giovanissima Ala avrebbe allacciato subito una relazione col cognato, nonostante avesse il doppio dei suoi anni.
Il giorno del duplice delitto – il 30 maggio 2009 quando, nel primo pomeriggio, sarebbe stata uccisa per prima, probabilmente soffocata, la nipote Elena tredicenne e dopo le ore 18 la sorella Tatiana – Ala aveva 24 anni, mentre Paolo Esposito ne aveva 42.
Negato ad Ala il rinnovo del permesso di soggiorno per via dei suoi trascorsi, la condanna a otto per favoreggiamento e l’occultamento dei cadaveri della nipote e della sorella, la 33enne, una volta finito di scontare la sua pena, ha iniziato la battaglia per restare in Italia. Uscita dal carcere, è rimasta sul litorale laziale, a Tarquinia, dove chi la conosceva ha avuto modo diverse volte di incrociarla e dove ha sempre lavorato per mantenersi.
Con il duplice delitto di cui nove anni fa sono rimaste vittime la nipote e la sorella e la morte della madre Elena Nechifor, a Bologna il 2 gennaio 2017, ad Ala Ceoban restano in Italia altre due consanguinee: la zia Olga, sorella della madre, nel 2009 residente a Bagnoregio con la famiglia; e la nipote più piccola, oggi quindicenne.
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