Giallo di Gradoli - Nonostante la convalida dell'espulsione, la moldava resta al Centro di permanenza per il rimpatrio di Ponte Galeria in attesa di accertamenti sulle sue dichiarazioni
di Silvana Cortignani
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 Ala Ceoban |
 Paolo Esposito e Ala Ceoban |
 Gli avvocati Samuele De Santis ed Enrico Valentini |
Roma – Ala Ceoban “parla”, e il giudice congela l’espulsione.
Al giudice di pace, che l’ha ascoltata ieri presso il centro di permanenza per il rimpatrio di Roma, la 33enne moldava, zia e sorella delle vittime del giallo di Gradoli, avrebbe rilasciato dichiarazioni per cui, almeno per il momento, la donna resta “tra color che son sospesi”. Da rimpatriare. O forse no.
Ala Ceoban vive in Italia da quindici anni: sei trascorsi in libertà tra la Tuscia e la Toscana, sei in prigione a Civitavecchia e gli ultimi tre a Tarquinia. Dal 2003 al 2007 è stata a Gradoli; dal 2007 al 2009, dopo che la sorella Tatiana ha scoperto la relazione clandestina del compagno con la sorella, gli “amanti diabolici”, è andata a lavorare come badante a Santa Fiora, sul Monte Amiata; dal 2009 al 2015 ha scontato la sua pena nel carcere femminile di Civitavecchia; dal 2015 fino a tre giorni fa ha vissuto e lavorato a Tarquinia.
Adesso potrebbe essere rispedita in patria. Oppure no. In sostanza, nonostante il giudice abbia convalidato il decreto di rimpatrio della moldava 33enne, condannata in quanto complice di Paolo Esposito nel duplice delitto commesso il 30 maggio 2009 sulle rive del lago di Bolsena, per ora la donna resta in Italia, ospite del Cpr di Ponte Galeria, dove si trova da tre giorni, in seguito al fermo del 28 marzo a Tarquinia.
Ala Ceoban è giunta in Italia, appena 18enne, nel 2003, ospite nella villetta di Cannicelle, a Gradoli, della sorella 30enne Tatiana e del compagno Paolo Esposito, all’epoca 36enne. la giovanissima Ala avrebbe allacciato subito una relazione col cognato, nonostante avesse il doppio dei suoi anni.
“La convalida del decreto di espulsione è stata una formalità – spiegano i difensori Enrico Valentini e Samuele De Santis – un atto dovuto, perché eseguito secondo le modalità di legge. Sul merito, dobbiamo impugnare di fronte al giudice di pace di Viterbo. Ma il ricorso da solo non avrebbe bloccato l’immediato rimpatrio in Moldavia”.
“A fare la differenza c’è dell’altro – proseguono i legali – e cioè delle importanti novità emerse nel corso del faccia a faccia tra Ala Ceoban e il magistrato, durante il quale sono emersi filoni giudiziari talmente tanto vorticosi da indurre chi dovrebbe mandarla via a ulteriori accertamenti”.
Il giorno del duplice delitto – il 30 maggio 2009 quando, nel primo pomeriggio, sarebbe stata uccisa per prima, probabilmente soffocata, la nipote Elena tredicenne e dopo le ore 18 la sorella Tatiana – Ala aveva 24 anni, mentre Paolo Esposito ne aveva 42.
“Si tratta di dichiarazioni fatte da Ala nel momento in cui è stata interrogata dal gip. Dichiarazioni che sono previste nella procedura, non fatte tanto per fare, regolarmente messe a verbale e che ora devono necessariamente essere valutate dagli organi competenti. Asserzioni, quelle della 33enne, che aprono obiettivamente nuovi spiragli alla valutazione della sua permanenza in Italia o dellopportunità di un suo ‘non rimpatrio'”, dicono ancora, sibillini, Valentini e De Santis.
Negato ad Ala il rinnovo del permesso di soggiorno per via dei suoi trascorsi, la condanna a otto per favoreggiamento e l’occultamento dei cadaveri della nipote e della sorella, la 33enne, una volta finito di scontare la sua pena, ha iniziato la battaglia per restare in Italia. Uscita dal carcere, è rimasta sul litorale laziale, a Tarquinia, dove chi la conosceva ha avuto modo diverse volte di incrociarla e dove fino a tre giorni fa lavorava per mantenersi.
Uno stop all’iter in corso per il rimpatrio o il non rimpatrio arriva dalla concomitanza con la pausa pasquale. “L’opportunità di un ‘non rimpatrio’ di Ala Ceoban dovrà ora essere valutata anche da delle commissioni, per cui, date le festività, potrebbe trascorrere qualche giorno più del previsto -sottolineano i legali – ma riteniamo, comunque, che la decisone non debba slittare oltre la prossima settimana, durante la quale Ala resterà in attesa di conoscere il suo futuro prossimo, in Italia o in Moldavia, nel ‘limbo’ del Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Ponte Galeria”.
Con il duplice delitto di cui nove anni fa sono rimaste vittime la nipote e la sorella e la morte della madre Elena Nechifor, a Bologna il 2 gennaio 2017, ad Ala Ceoban restano in Italia altre due consanguinee: la zia Olga, sorella della madre, nel 2009 residente a Bagnoregio con la famiglia; e la nipote più piccola, oggi quindicenne.
Silvana Cortignani
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