Viterbo – Appalti truccati, si preannunciano tempi lunghi per il processo in cui sono imputati di turbativa d’asta in concorso con altre otto persone Mario Giulianelli e Sergio Annesi, rispettivamente ex sindaco di Villa San Giovani in Tuscia ed ex assessore comunale ai lavori pubblici di Civita Castellana, per fatti risalenti al 2014-2015.
A suo tempo indagati a piede libero, sono stati rinviati a giudizio in dieci, nell’ambito dell’inchiesta su tre presunti appalti pilotati per l’illuminazione pubblica e impianti termici a Civita Castellana, Villa San Giovanni in Tuscia e Grotte di Castro, sfociata in tre arresti il 17 febbraio 2016.
E’ l’operazione Led da cui sono scaturiti tre processi, due a Viterbo e uno a Terni.
Operazione Led
Oltre a Sergio Annesi e Mario Giulianelli, devono rispondere di turbativa d’asta in concorso: il presidente della Cpm, Renzo Tramannoni; il responsabile dell’ufficio tecnico di Civita Castellana, Giovanni Te’; l’ingegnere Piero Peri, consulente esterno del comune civitonico; Angelo e Nazareno Del Soldato, zio e nipote, uno consulente del comune di Grotte di Castro, l’altro addetto all’ufficio tecnico; l’ingegnere Giorgio Bianchi, sempre per il comune di Grotte di Castro; gli altri due sono Antonio Bianchi e Alessio Gigli.
Per loro si è tenuta ieri, davanti al giudice Elisabetta Massini, l’udienza di ammissione prove, già rinviata il 14 settembre. Per sentire però gli otto testimoni indicati dall’accusa bisognerà aspettare le udienze del 28 marzo e dell’11 aprile 2022.
Gli imputati erano già comparsi il 6 luglio 2020 davanti al giudice Massini, che un anno fa aveva rinviato di due mesi l’udienza di ammissione prove in seguito alle disposizioni in vigore contro l’emergenza Coronavirus.
Il pm ha chiesto nel frattempo di produrre la perizia sulle intercettazioni relativa al processo scaturito dal filone principale dell’inchiesta, sfociata nelle tre misure di custodia cautelare. Prossimamente sarà quindi depositata in cancelleria, in modo che le difese possano prendere visione dell’elenco delle trascrizioni e fare eventualmente delle osservazioni sulla pertinenza e l’utilizzabilità delle stesse.
Risalgono a febbraio le prime tre condanne
A processo col giudizio immediato, per turbativa d’asta in concorso, sono già finiti nel 2016 i fratelli Alessandro e Luca Tramannoni, rispettivamente amministratore delegato e socio della Cpm Gestioni termiche di Recanati (Macerata), e il direttore commerciale di Area Tirrenica Massimiliano Sanzogni.
Il processo di primo grado si è chiuso lo scorso 5 febbraio, dopo cinque anni, davanti al giudice Silvia Mattei, con la condanna dei tre imputati. Sanzogni è stato condannato a un anno, un mese e 500 euro di multa. Alessandro Tramannoni è stato condannato a un anno e 400 euro di multa. Luca Tramannoni, assolto da uno dei capi d’imputazione, è stato condannato a otto mesi e 250 euro di multa. Per tutti e tre il giudice ha disposto la sospensione condizionale della pena.
Corruzione, a Terni il filone “cena di pesce”
E’ finito invece a Terni il terzo filone, per corruzione. Al centro “una cena di pesce, pagata dalla Cpm con la carta di credito offerta a 6-7 amministratori”. Più volte i legali, durante la discussione, hanno definito i propri assistiti “banda degli onesti”.
Appalto da 66mila euro a Villa San Giovanni
L’appalto di Villa San Giovanni in Tuscia finito al centro dell’inchiesta è un appalto biennale: 66mila euro per la gestione dell’illuminazione pubblica del paese. Alla stesura del bando sarebbero seguite le trattative illecite tra la Cpm e le altre imprese invitate a presentare offerte per mettersi d’accordo e lasciare campo libero all’azienda marchigiana.
Appalto da 197mila euro a Grotte di Castro
Nel caso dell’appalto di Grotte di Castro, del valore di circa 197mila e 500 euro, sarebbe stato fornito l’elenco delle ditte da invitare ad Angelo Del Soldato, consulente del comune e membro della commissione aggiudicatrice, a suo tempo indagato a piede libero insieme allo zio Nazareno Del Soldato, impiegato dell’ufficio tecnico, e a Renzo Tramannoni della Cpm.
Appalto da 5 milioni a Civita Castellana
A Civita Castellana l’appalto più succulento, 4,7 milioni di euro per 15 anni, che ha fatto finire sul registro degli indagati anche l’assessore ai lavori pubblici Sergio Annesi e per l’appunto il responsabile dell’ufficio tecnico di Civita Castellana Giovanni Te’.
Secondo la difesa degli imputati del filone principale, il comune, all’epoca, avrebbe gestito da solo la manutenzione della pubblica illuminazione, servendosi dei suoi addetti e di un’impresa del posto per quella ordinaria. Ma non sarebbe bastato cambiare le lampadine, serviva una riduzione dei consumi e l’urgente messa in sicurezza di impianti fatiscenti.
Per non perdere i finanziamenti europei, dopo un primo bando andato a vuoto, Sviluppo Lazio ottenne delle proroghe, sollecitando correttivi e di sondare altre imprese, a livello locale, indicendo nuove gare per esternalizzare il servizio, tra cui fu sentita la Cpm, che già si occupava degli impianti termici.
Silvana Cortignani
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