San Lorenzo Nuovo – “Esplosione San Lorenzo Nuovo, una ventina i dimessi e già tutti ricollocati in altri centri”. Giulio Cuore, amministratore delegato di Ospita srl, racconta come la società, che gestisce il centro di prima accoglienza a San Lorenzo Nuovo, si stia organizzando a pochi giorni dall’esplosione che ha ridotto a uno scheletro la struttura.
Esplosione a San Lorenzo Nuovo in una struttura per migranti
La violentissima deflagrazione nella tarda serata di venerdì scorso nella zona industriale di San Lorenzo Nuovo. Trentuno le persone all’interno. Devastante l’esplosione con i detriti che sono volati anche a duecento metri di distanza. A essere danneggiate anche due attività che si trovano nelle vicinanze.
Tutti gli occupanti sono rimasti feriti in maniera più o meno grave. Molti di loro hanno riportato diverse ustioni ed escoriazioni. Otto dei trentuno feriti sono stati portati all’ospedale di Acquapendente.
Al momento sono una ventina i dimessi. Tra questi tutti i bambini. A destare però particolare preoccupazione sono le condizioni di un uomo e una donna, ricoverati a Roma rispettivamente, in prognosi riservata, al Sant’Eugenio e al Gemelli. La donna sarebbe in condizioni più serie e complicate.
“Ci sono due persone più gravi delle altre – racconta Giulio Cuore -. Gli altri stanno più o meno migliorando. Molti ricoverati sono stati dimessi, in particolare ce ne sono un paio in osservazione. I minori, in totale sette, sono stati tutti dimessi. Tra loro soltanto uno aveva riportato un trauma da schiacciamento, gli altri per fortuna avevano solo delle ferite superficiali”.
Esplosione a San Lorenzo Nuovo in una struttura per migranti
“Sono ricoverate ancora all’incirca 8 o 9 persone. Due i casi gravi – spiega l’amministratore delegato di Ospita srl -. Non abbiamo altri aggiornamenti in merito. Le persone rimaste ustionate avranno comunque molto probabilmente una degenza lunga e dovranno essere monitorate”.
Ospita srl sta garantendo una nuova sistemazione ai dimessi. La società gestisce in provincia diverse strutture. A San Lorenzo un centro più piccolo. A Viterbo, a Grotte di Castro, Canino e Valentano altri centri. “Le persone dimesse sono state tutte ricollocate presso altri nostri centri – aggiunge Giulio Cuore -. Abbiamo posti disponibili in altre strutture e li abbiamo quindi già divisi man mano che sono usciti dagli ospedali. Una ricollocazione fatta tenendo conto il più possibile delle singole esigenze degli interessati. Cercheremo di mantenere uniti il più possibile i nuclei famigliari. Faremo in modo di sostenerli al meglio. Stiamo inoltre cercando di ospitare i bambini in strutture che possano agevolare, anche per la distanza, il proseguimento degli studi e dell’attività scolastica”.
L’esplosione ha lasciato l’area piena di detriti. Un evento traumatico per chi è stato coinvolto in prima persona. Da un punto di vista anche umano e psicologico.
“Per quanto riguarda il supporto psicologico abbiamo attivato il personale multidisciplinare del nostro staff – racconta Giulio Cuore -. Malgrado i nuovi capitolati di appalto non prevedano più questo servizio, noi lo stiamo fornendo ugualmente finché ci sarà reso possibile. Non tanto da un punto di vista economico quanto perché in questo momento siamo ancora in proroga con i vecchi bandi di gara e abbiamo mantenuto attivi sia questo servizio sia il servizio legale che quello di istruzione della lingua italiana”.
La devastante deflagrazione nella tarda serata di venerdì. Poi l’arrivo dei soccorsi. Un intervento tempestivo che ha visto impegnati i vigili del fuoco, carabinieri e sanitari provenienti da Lazio e Umbria, volontari e prociv.
Esplosione a San Lorenzo Nuovo in una struttura per migranti
In corso le indagini, coordinate dalla procura della repubblica di Viterbo, per chiarire l’accaduto. Stando alle prime indiscrezioni, nella zona sarebbe stato avvertito un forte odore di gas alcune ore prima dell’esplosione. E una delle ipotesi principali è che sia stata proprio una fuga di gas a causare l’esplosione della palazzina con i 3 appartamenti dove erano ospitate le 31 persone.
Nello stabile che ospitava i migranti però non ci sarebbero state stufe o bombole. “La struttura funzionava solo con elettricità – aveva chiarito Sebastiano Sani, l’avvocato di Domenico Ciuchini, proprietario della struttura che ospitava i migranti”. A confermarlo anche l’amministratore delegato di Ospita srl: “Noi non abbiamo gas all’interno della struttura. E, se realmente si è trattato di una fuga di gas, noi siamo i primi che vogliamo capire da dove è arrivato questo gas e chi ce lo ha fatto arrivare. Quello che vogliamo noi è chiarezza e, forse, anche giustizia, perché i danni che ci sono stati arrecati, umanamente parlando, sono impagabili. Ci auguriamo almeno di poter aver un risarcimento morale di quello che stiamo passando e ci è capitato perché ci sentiamo parte lesa in prima persona insieme ai nostri ospiti”.
Tra le ipotesi quindi quella che la fuga di gas potrebbe aver riguardato un bombolone esterno alla struttura, posto nelle vicinanze. Nelle vicinanze del complesso è stato rinvenuto un bombolone, sollevando quindi ulteriori domande sugli approvvigionamenti di gas nella zona. L’indagine si estenderebbe anche alla struttura adiacente, che ospitava una piccola cantina con vetreria ed è stata ugualmente danneggiata dall’esplosione.
Il pm Paola Conti ha aperto un fascicolo per disastro colposo, cercando di fare luce sulla dinamica dell’incidente. Convalidato anche il sequestro della struttura. In programma per mercoledì la nomina del consulente. Poi, subito dopo la nomina, verrà effettuato un ulteriore sopralluogo alla struttura insieme ai vigili del fuoco e ai carabinieri.
Dello stabile che ospitava i migranti, posto immediatamente sotto sequestro dai carabinieri, restano macerie. Uno scheletro dell’edificio pieno di crepe. Nel frattempo si stanno ascoltando diversi testimoni e continuano i sopralluoghi. I carabinieri della compagnia di Montefiascone stanno ascoltando vittime, lavoratori e residenti nella zona.
E nelle prossime ore potrebbe essere ascoltata anche La Ospita Srl.
Maurizia Marcoaldi
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