Esplosione a San Lorenzo Nuovo in una struttura per migranti
San Lorenzo Nuovo – Tra le vittime anche sette minorenni. Poteva finire in tragedia l’esplosione al centro di accoglienza gestito in una struttura privata dalla Ospita srl a San Lorenzo Nuovo, per chiarire la cui dinamica è stata disposta venerdì scorso una ulteriore perizia. Per la precisione un ulteriore accertamento tecnico su due telefoni cellulari sequestrati nell’ambito dell’inchiesta per lesioni, danneggiamento e incendio colposi nonché violazione della normativa antincendio in corso a vario titolo a carico di tre indagati, due operatrici del centro e il proprietario della struttura.
I telefoni su cui è stato disposto l’accertamento tecnico apparterrebbero alle due donne. Come è noto, già nell’immediatezza, si parlò di “allarme inascoltato” e di telefonate per segnalare una sospetta fuga di gas.
Oltre quaranta le parti offese che potrebbero costituirsi parte civile in caso di giudizio. Tra loro una famiglia nigeriana, composta da padre, madre e due figli minori. Gli altri sono di varie nazionalità, la maggior parte provenienti dalla Tunisia tra i quali un bambino di quattro anni e tre fratelli di 5, 12 e 15 anni, ma anche quattro adulti in fuga dal conflitto in Ucraina. Tra i minorenni un pakistano non ancora maggiorenne la sera dell’esplosione.
Titolare delle indagini affidate al nucleo investigativo dei carabinieri, il pubblico ministero Paola Conti della procura della repubblica di Viterbo.
Il 19 aprile è stato affidato l’incarico ai consulenti che dovranno passare al setaccio i due smartphone sequestrati in seguito alla violentissima esplosione che la sera dello scorso 10 novembre, un venerdì, ha sventrato il centro realizzato in una struttura privata in cui erano ospitati 31 migranti allestito in località Metata, nella zona industriale di San Lorenzo Nuovo.
Si disse che il gas avrebbe potuto essere arrivato tramite un tubo collegato a un bombolone esterno, trovato dai vigili del fuoco nelle pertinenze esterne, mentre i reperti trovati sulla scena e le ferite riportate dalle vittime non sarebbero state compatibili con l’esplosione di una bombola del gas posizionata all’interno dello stabile.
Nel frattempo l’ingegnere Rodolfo Fugger, incaricato il 15 novembre dalla pm Conti di ricostruire la dinamica dell’esplosione che ha fa fatto volare i detriti fino a duecento metri di distanza, ha effettuato qualche settimana fa un ulteriore sopralluogo nella struttura posta sotto sequestro giudiziario.
Il consulente avrebbe fatto una ulteriore verifica sulla presenza di fornelli o stufette, che possano avere innescato la deflagrazione. Sarebbero inoltre intervenuti anche i vigili del fuoco e i carabinieri, su richiesta delle parti offese che gestivano attività imprenditoriali sul posto, assistite dagli avvocati Vincenzo Dionisi e Angelo Di Silvio, i cui titolari avrebbero chiesto di poter accedere ai locali almeno per recuperare le cose di proprietà e le attrezzature bloccate all’interno dalla sera dell’esplosione.
Come si ricorderà, fin da subito, l’ipotesi ritenuta più probabile dagli investigatori e dai soccorritori fu che a causare la deflagrazione fosse stata una fuga di gas, proveniente da un bombolone vicino all’immobile.
Silvana Cortignani
Il pm Paola Conti, titolare dell’inchiesta
Multimedia: Fotocronaca: Esplosione a San Lorenzo Nuovo in una struttura per migranti – Video: Il comandante dei carabinieri Friano:”31 feriti di cui uno grave, immediato intervento dei soccorsi” – Esplosione a San Lorenzo Nuovo in una struttura per migranti – L’intervento dei vigili del fuoco – San Lorenzo Nuovo, il disastro fatto dall’esplosione
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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