San Lorenzo Nuovo – Centro di accoglienza sventrato da una esplosione di gas seguita da un incendio. Si legge nella relazione sulla dinamica del consulente della procura: “È evidente che, se a fronte delle segnalazioni dei migranti, si fossero aperte tutte le finestre e porte verso l’esterno, lo scoppio sarebbe stato evitato”. Il bilancio fu di 31 feriti, alcuni gravissimi. Danni ingenti anche per le adiacenti attività di falegnameria e imbottigliamento vini.
Fugger: “Si poteva evitare”. Emerge dalla relazione del consulente tecnico della procura, l’ingegnere Rodolfo Fugger, che ha effettuato due sopralluoghi con vigili del fuoco e carabinieri il 15 novembre 2023 e il 12 marzo 2024. Relazione propedeutica alla chiusura delle indagini, a distanza di 15 mesi dalla tragedia sfociata nel ferimento di 31 migranti tra cui sette bambini la sera del 10 novembre 2023, per cui due operatrici del centro di accoglienza e il proprietario della palazzina di due piani in località Metata sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla pm Paola Conti, nell’ambito dell’inchiesta per lesioni, danneggiamento e incendio colposi nonché violazione della normativa antincendio. Altri indagati si potrebbero aggiungere.
Allarme fuga di gas dai migranti. ”È evidente – si legge nella relazione di Fugger – che lo scoppio si è verificato a causa di una fuga di gpl, che è iniziata nella giornata stessa, fino a che, verso 23,15, ha raggiunto la soglia di deflagrazione, e a fronte della creazione di una scintilla elettrica, si è verificata l’esplosione della miscela aria-gpl”. “Dalle dichiarazioni raccolte dai carabinieri -prosegue il consulente della pm Conti – risulta che certamente alle ore 20 del 10 novembre 2023 si avvertiva forte odore di gas anche all’esterno della palazzina”. Fugger sottolinea inoltre come alcuni ospiti della struttura avrebbero avvertito odore di gas già dal mattino. L’esplosione è avvenuta in uno dei due locali del pianoterra, adibiti a locale comune e stanza per rifugiati occupata da una famiglia ucraina.
Esplosione a San Lorenzo Nuovo in una struttura per migranti
Sarebbe bastato aprire porte e finestre. Al momento dell’intervento della prima squadra dei vigili del fuoco, da uno dei tubi del gas allacciati ai contatori posti in prossimità di un serbatoio di gpl fuoriusciva ancora del gas incendiato poi estinto chiudendo le valvole dei contatori. “È evidente che, se a fronte delle segnalazioni intercorso dalle ore 20 in poi, si fosse provveduto ad un riscontro dello stato dei luoghi attraverso l’apertura di tutte le finestre e porte verso l’esterno, l’esplosione sarebbe stata evitata”.
Oltre quaranta le parti offese. Fugger sottolinea come al momento dei soccorsi fosse in posizione completamente aperta il rubinetto di chiusura posto sulla sommità del serbatoio, mentre l’indicatore di riempimento indicava una percentuale del 20%, con la presenza quindi all’interno di una quantità di circa 0,6 metri cubi di gas gpl. Le oltre quaranta parti offese che potrebbero costituirsi parte civile in caso di giudizio. Tra lori gli imprenditori titolari delle adiacenti attività di falegnameria e imbottigliamento vini, assistiti dagli avvocati Vincenzo Dionisi e Angelo Di Silvio.
Sommità del serbatoio col rubinetto aperto
La vicenda dei tre termoconvettori. La fuga di gas, secondo il consulente tecnico della pm Paola Conti, è stata originata da uno dei due termoconvettori a accensione programmata presenti all’interno del pianoterra, “in quanto detti apparecchi necessitano di essere alimentati direttamente dalla rete gas, che pertanto deve necessariamente entrare all’interno dei locali”. Qui sarebbe il nodo. Ci sarebbe stato, infatti un terzo termoconvettore, il cui smontaggio avvenuto nel frattempo avrebbe comportato che il rubinetto di intercettazione sarebbe rimasto privo di un apparecchio di utenza a valle dello stesso rubinetto.
Rubinetto e valvola aperti. Il rubinetto di chiusura del serbatoio di gpl è stato rinvenuto aperto da Fugger, mentre “la valvola di intercettazione del collettore di alimentazione dei 4 contatori è stata rinvenuta aperta dai vigili del fuoco”. Ergo, “se tutte le valvole di intercettazione presenti sul serbatoio e in prossimità dei contatori fossero state regolarmente chiuse, all’interno delle tubazioni non poteva essere presente in alcun modo gas gpl in pressione”.
È bastata una scintilla. Da qui, la saturazione dell’ambiente, lo scoppio al momento della provocazione di una normale scintilla. Secondo quanto emerso, la proprietà o i gestori avrebbero dovuto chiudere il rubinetto di uscita dal serbatoio e chiudere tutte le valvole di intercettazione.
Solo quattro illesi su 31. La sera dello scoppio, i 31 ospiti del centro di accoglienza furono trasferiti presso gli ospedali di Acquapendente, Orvieto e Viterbo. Solo quattro rimasero illesi, 27 furono feriti, 4 dei quali ustionati gravemente, due trasferiti all’ospedale di Pisa e due all’ospedale Sant’Eugenio di Roma, mentre altri due, per la gravità delle lesioni riportate, furono ricoverati al policlinico Gemelli di Roma.
Feriti anche tre fratelli. Tra o feriti una famiglia nigeriana, composta da padre, madre e due figli minori. Gli altri sono di varie nazionalità, la maggior parte provenienti dalla Tunisia tra i quali un bambino di quattro anni e tre fratelli di 5, 12 e 15 anni, ma anche quattro adulti in fuga dal conflitto in Ucraina. Tra i minorenni un pakistano non ancora maggiorenne la sera dell’esplosione.
Danni a falegnameria e azienda vini. Sopralluoghi sono stati chiesti sia dalla società che gestiva il centro di accoglienza che dai titolari dell’azienda vitivinicole e della falegnameria adiacenti la palazzina. Fin dal principio si disse che il gas avrebbe potuto essere arrivato tramite un tubo collegato a un bombolone esterno, trovato dai vigili del fuoco nelle pertinenze esterne, mentre i reperti trovati sulla scena e le ferite riportate dalle vittime non sarebbero state compatibili con l’esplosione di una bombola del gas posizionata all’interno dello stabile.
Macerie “lanciate” a decine di metri. L’esplosione, probabilmente generata da una miscela aria-gas, ha distrutto le tamponature sia dell’edificio adibito a centro di accoglienza sia quelle di separazione con gli adiacenti locali delle attività di falegnameria e dell’azienda vinicola. Sia le parti in muratura che suppellettili e arredi furono proiettati dall’esplosione verso l’esterno dell’edificio, fino a decine di metri di distanza..
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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