Viterbo – “Stadio Rocchi, è stata cancellata una squadra e chiediamo alla magistratura di fare luce su tutta quanta la vicenda”. Parla l’imprenditore Marco Romano. “La Viterbese – come ha annunciato l’imprenditore – nei prossimi giorni denuncerà la sindaca Chiara Frontini dopo le affermazioni fatte alla riunione del 23 novembre alle terme Salus riportate da Tusciaweb”.
“È stata praticamente cancellata una squadra – afferma Romano – e sono stati creati dei danni di immagine a una struttura e a noi imprenditori che abbiamo investito e speso tanti soldi nella Viterbese in questi anni. Abbiamo dovuto smantellare tutto quello che c’era allo stadio, i led di nostra proprietà, la palestra che avevamo comprato, le attrezzature, gli impianti. Abbiamo dovuto liberare lo stadio dopo gli investimenti fatti con un danno economico, morale e di categoria. E tutto questo non ci sembra giusto”.
L’imprenditore Marco Romano
Quali sono le ragioni della denuncia che presenterete a breve?
“La denuncia prende spunto dalle affermazioni fatte dalla sindaca Chiara Frontini e che Tusciaweb ha pubblicato. Già all’epoca ci sembrava una forzatura e non capivamo perché il comune non desse il nulla osta alla Viterbese per poter giocare il campionato di serie D. Una scelta che ci sembrava strana. Le affermazioni fatte dalla sindaca durante la riunione del 23 novembre alle terme Salus secondo noi hanno una rilevanza di carattere penale, quindi chiederemo alla magistratura di fare luce”.
Penali in che termini?
“Ravvisiamo degli aspetti poco chiari”.
Cos’è successo con il rinnovo della convenzione tra comune e Viterbese?
“Le acque sono state confuse anche in quel caso. Ci sono due aspetti differenti. Da un lato la convenzione, dall’altro il nulla osta. Due cose che corrono su due binari separati. Abbiamo quindi chiesto il nulla osta per poterci iscrivere al campionato di serie D. Dopodiché c’era la convenzione che il sindaco poteva anche non rilasciarci. Però è stato messo di mezzo anche il Pnrr che non aveva nulla a che fare con nessuno dei due aspetti appena evidenziati. Tre argomenti su cui è stata fatta confusione. La convenzione non era legata al nulla osta. C’è poi un’altra cosa strana”.
Quale?
“Il voler a tutti i costi la documentazione sul Pnrr in pochissimo tempo. Per un anno abbiamo cercato di contattare il comune, e ci sono delle Pec che lo dimostrano, in cui chiedevamo chiarimenti sulla documentazione che doveva essere prodotta per fare i lavori. All’improvviso, dopo 6-7 mesi di silenzio da parte della sindaca e dell’assessore Emanuele Aronne, abbiamo ricevuto una richiesta di documentazione, progetto esecutivo e fideiussione, che dovevamo produrre nel giro di un mese. Anche su questo chiediamo dei chiarimenti. Dopodiché, che vuol dire fideiussione? I lavori li dovevamo finanziare noi? Quindi chi dovevamo garantire con i nostri soldi? La fideiussione viene chiesta quando i soldi sono pubblici. Nel caso nostro i soldi erano privati. Era come se noi avessimo dovuto garantire noi stessi per i soldi che mettevamo nell’investimento. La sindaca dice inoltre che si trattava di un lavoro pubblico, ma non è un lavoro pubblico normale. I fondi li dovevamo elargire noi. Quando abbiamo chiesto alla società che ci doveva rilasciare la fideiussione anche loro ci hanno detto: chi dobbiamo garantire se i fondi li mettete voi?”.
Sport – Calcio – Incuria allo stadio Rocchi
Ci spiega meglio la questione del Pnrr?
“Il Pnrr all’inizio prevedeva che il comune e la Viterbese avrebbero dovuto fare dei lavori insieme. Poi è venuto fuori che non era possibile fare l’assegnazione di un lavoro gestito da un privato perché il modo di assegnare i lavori è diverso. Ciò significa che ci deve essere una stazione appaltante e quant’altro. Abbiamo quindi chiesto al ministero competente di suddividere il tutto in due lotti diversi. Uno gestito da noi e uno dal comune. E il ministero ci ha concesso questa suddivisione. Tant’è vero che abbiamo proseguito sulla nostra strada e abbiamo scelto come studio di progettazione lo stesso che aveva individuato il comune proprio per fare un progetto univoco. Abbiamo chiesto più volte al comune, e mandato diverse Pec in tal senso, per poter proseguire lungo questo iter progettuale coordinandoci. Poi all’improvviso ci hanno chiesto il progetto esecutivo e la fideiussione. Il tutto nel termine di pochi giorni”.
Frontini ha detto “abbiamo creato e costruito le condizioni affinché quelle clausole della pre-intesa venissero a decadere”. C’erano queste condizioni per farle venire meno?
“La pre-intesa c’era stata con il commissario prefettizio e all’epoca dovevamo presentare un piano tecnico economico che abbiamo regolarmente presentato al commissario prefettizio che lo ha accettato. Una pre-intesa che prevedeva l’assegnazione dello stadio mi sembra per 9 anni in cambio dei lavori che dovevamo fare nella struttura per ammortizzare i costi della stessa. Non si capisce perché alla fine non si sia voluto dare seguito a tutto questo”.
Lei dice che il nulla osta poteva essere concesso…
“Il nulla osta poteva essere concesso. Perché non farlo permettendo alla Viterbese di giocare le partite? È questo che non si capisce e andrà chiarito”.
Lo avete chiesto all’amministrazione perché questo nulla osta non è stato concesso? E se glielo avete chiesto, cosa vi hanno risposto?
“Non ci fu una risposta chiara. S’è creata solamente una confusione tra nulla osta, convenzione e Pnrr che ha travolto l’opinione pubblica. E si è confuso il tutto senza una logica giuridica, economica e di buon senso. E, ripeto, è bene che si chiarisca”.
La sindaca Chiara Frontini
Da quanto ha dichiarato ieri mattina, tutta questa situazione avrebbe provocato dei danni alla Viterbese. Che tipo di danni ci sarebbero stati?
“Voglio prima chiarire una cosa. Il nulla osta è un documento che i comuni firmano per dare la possibilità alle squadre cui appartengono per dare la possibilità di giocare la domenica in quel campo. È un documento che viene sottoscritto dai comuni e che è necessario per avere la disponibilità di una struttura e iscriversi a un campionato. Quindi la sindaca Chiara Frontini doveva semplicemente firmare questo nulla osta per permettere alla Viterbese di iscriversi al campionato di serie D. Cosa che non è stata fatta e non si capisce perché. Noi, negli ultimi giorni concitati, abbiamo chiesto al Siena e ad altre squadre la disponibilità del proprio campo. Cosa che non c’è stata data perché mancavano pochi giorni all’inizio del campionato”.
E tutto questo che cosa avrebbe provocato?
“Abbiamo perso due categorie. Non ci siamo potuti iscrivere al campionato. È stata praticamente cancellata una squadra e sono stati creati dei danni di immagine a una struttura e a noi imprenditori che abbiamo investito e speso tanti soldi nella Viterbese in questi anni. Abbiamo dovuto smantellare tutto quello che c’era allo stadio, i led di nostra proprietà, la palestra che avevamo comprato, le attrezzature, gli impianti. Abbiamo dovuto liberare lo stadio dopo gli investimenti fatti con un danno economico, morale e di categoria. E tutto questo non ci sembra giusto”.
È possibile quantificare i danni subiti?
“No, questa è una fase successiva. Adesso vanno verificate eventuali responsabilità penali da parte della sindaca”.
Chiara Frontini ha anche affermato: “Abbiamo fatto tutto questo perché non ritenevamo, non lo riteniamo tuttora, che quella sia una gestione sana, solida, che rappresenta i valori della città”. Lei che ne pensa di queste affermazioni?
“Penso che Frontini non ha richiesto nessuna documentazione in merito. All’epoca avevamo tutti i documenti in regola, a partire dal Durc e dai pagamenti all’Inps. Per cui la sindaca risponderà anche di queste affermazioni, perché non è che esistono dei parametri dettati da qualcuno. Quello di Frontini è un giudizio personale di cui si assumerà la responsabilità”.
Che cosa ha pensato quando ha sentito le affermazioni della sindaca sia in merito alla “discreta forzatura” fatta sulla mancata proroga della convenzione alla Viterbese sia sulla “manifestazione d’interesse fatta per dare lo stadio Rocchi alla Faul Cimini”?
“Siamo rimasti allibiti e sconcertati. Un sindaco deve gestire la cosa pubblica nel rispetto di tutte le componenti. Noi eravamo la Viterbese, la società storica che è stata sempre a Viterbo. Le sue affermazioni ci hanno lasciato perplessi e dovranno essere chiarite da parte della magistratura”.
Secondo lei perché sarebbe stata fatta questa “discreta forzatura” e, semmai, a beneficio di chi?
“Non conosco gli interessi in ballo. Sono aspetti che non posso chiarire e proprio per questo che il tutto venga chiarito di fronte alla magistratura”.
Piero Camilli, nella conferenza stampa del primo dicembre al Bistrot di via Cavour, accenna a una cena con la sindaca Chiara Frontini, suo marito Fabio Cavini e l’assessore Emanuele Aronne. Lei che impressione si è fatto?
“Penso che vada chiarito anche quest’aspetto”.
Che ne pensa invece del ritiro dell’offerta fatta alla manifestazione d’interesse da parte della Faul Cimini?
“Come ha detto la sindaca Frontini, l’offerta è stata ritirata perché sarebbero mancati dei requisiti. Un aspetto che va chiarito anch’esso”.
Anche i tifosi si sono schierati contro di lei…
“I tifosi sono rimasti delusi della retrocessione e quando succede questo guardano il lato sportivo. Secondo me, però, è stato fatto un errore da una parte loro. Perché bisognava avere pazienza e avere la possibilità di giocare il campionato di serie D e risalire immediatamente. La contestazione ci sta, ma la volontà di non proseguire il progetto no”.
C’è chi la accusa di aver portato via dallo stadio delle proprietà comunali.
“Anche in questo caso è stata fatta una denuncia che sta avendo il suo corso. Non abbiamo preso nulla che non sia nostro. Tant’è vero che quando siamo andati via il comune ha firmato un documento in cui si prende atto della regolarità della nostra gestione e che è stato lasciato tutto in ordine portando via soltanto quello che è di proprietà della Viterbese. Si tratta quindi soltanto di chiacchiere fatte da qualcuno che ha interesse a creare confusione e basta”.
Cosa si aspetta dal consiglio comunale straordinario del 18 gennaio dedicato allo stadio Rocchi al quale saranno presenti anche i tifosi?
“Non sono più interessato. Lo stadio Rocchi non mi interessa più. Sono rimasto talmente tanto deluso da questa vicenda che voglio restare fuori dal mondo del calcio almeno per quest’anno. Spero solo che i tifosi abbiano la soddisfazione di veder giocare in quel campo e che torni ad essere quello che era quando lo abbiamo gestito noi. Per il resto non ho alcun interesse e non mi interessa quello che deciderà il consiglio comunale. Spero solo che si faccia luce su tutta questa vicenda”.
Cosa succederà da adesso in poi?
“Non lo so. Penso solo che si dovrà trovare una soluzione allo stadio Rocchi, perché vedere la struttura così in decadenza fa male a tutti. Certo, i progetti di Frontini e Aronne mi sembrano dei progetti fantasiosi e privi di concretezza”.
Si è pentito di aver investito sullo sport viterbese?
“Assolutamente sì. È stata un’esperienza che non rifarei. Ho investito in altre città e sono sempre rimasto soddisfatti. A Viterbo, purtroppo, se devo tracciare un bilancio, sono estremamente pentito di essere venuto in questa città. Ringrazio molto chi ha investito in me accogliendomi a braccia aperte e ho ancora molti amici imprenditori che mi chiamano, perché comunque il calcio portava economia, giovani. Avevamo almeno 40-50 ragazzi che venivano da fuori, case in affitto dei giocatori, pubblicità. Aver interrotto questo è un danno per noi e per la città, lasciando tutti con l’amaro in bocca. E mi dispiace tantissimo per come sia finita questa storia”.
Daniele Camilli
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
– L’audio con le affermazioni della sindaca Chiara Frontini sullo stadio Rocchi
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