Giallo di Gradoli - Il tribunale dei minori dichiara decaduta la potestà genitoriale, lui fa appello
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 Paolo Esposito |
 L’avvocato Enrico Valentini |
 I coniugi Esposito |
 Ala Ceoban |
 Tatiana Ceoban, la compagna di Esposito scomparsa dal 2009 con la figlia Elena |
 Elena Ceoban, la figlia 13enne di Tatiana |
Gradoli – (s.m.) Paolo Esposito lotta per sua figlia.
L’elettricista di Gradoli, condannato all’ergastolo per l’omicidio della compagna Tatiana Ceoban e della figlia Elena, ha impugnato il decreto del tribunale dei minori che lo dichiara decaduto dalla potestà genitoriale.
I giudici si erano espressi a maggio: vietati gli incontri con la bambina e nessuna possibilità, per Esposito, di vederla crescere. Ma il detenuto 44enne, protagonista del “giallo di Gradoli” insieme all’amante-cognata Ala Ceoban, non si rassegna. Non vuole rinunciare alla sua unica figlia, nata dieci anni fa dalla storia con Tatiana.
Per il suo difensore Enrico Valentini, togliergli la bambina è solo l’ultima di una lunga serie di ingiustizie, riepilogate in 42 pagine di ricorso alla Corte d’appello minorile di Roma. Valentini inizia dalle cosiddette “pressioni” segnalate più di una volta, al processo di primo grado: già al primo interrogatorio, il pm Renzo Petroselli dice a Esposito che ci sono tutti i presupposti per interessare il tribunale dei minori, cosa che, infatti, avviene di lì a poco.
Per Valentini, il provvedimento impugnato va dichiarato illegittimo: nel ricorso, l’avvocato scrive che è “estremamente impreciso”, “viziato da pregiudizi”, “basato su relazioni che avrebbero dovuto essere dichiarate inutilizzabili per vicende che hanno interessato delle operatrici”.
In un ampio paragrafo, Valentini mette in dubbio la neutralità dei servizi sociali che hanno preso in carico la bimba. Tra il 2009 e il 2010, sono due le assistenti sociali che denunciato Esposito, i suoi genitori e il suo avvocato Mario Rosati per minacce. “Avrebbero dovuto astenersi”, scrive l’avvocato. “Il padre e i nonni sono stati denunciati da quelle stesse assistenti sociali che hanno giudicato la loro inidoneità e il trasferimento della bambina”.
Tra l’arresto di Esposito e il primo incontro con la figlia, passano dieci mesi. Dopo qualche tempo, il 6 settembre 2010, la piccola viene affidata a una conoscente della nonna materna e trasferita a Bologna. L’avvocato parla di “disposizioni degli assistenti sociali e del tribunale dei minori completamente disattese”: fotografa la nonna Elena Nekifor a passeggio da sola con la nipote, mentre gli incontri, sottolinea nel ricorso, dovevano svolgersi in presenza degli operatori o dell’affidataria. Valentini ne ha anche per lei: è “stata presente a più di un’udienza” e “testimone della parte civile”; “non sarebbe stato meglio affidare la bambina a terze persone, magari in una città diversa a metà strada?”.
“I nonni paterni e il padre – continua il legale – sono stati certamente trattati in modo diverso solo in base a pregiudizi”. Per l’avvocato non regge neanche l’idea di una “possibile influenza” dei genitori di Esposito sulla bambina, perché la stessa nonna Elena Nekifor “presentava elementi di possibile conflitto di interessi, essendo l’altra figlia Ala Ceoban imputata dell’omicidio della sorella e della nipote”.
Valantini chiede la nomina di un altro tutore e la nuova consulenza di un esperto estraneo ai servizi sociali. Ma soprattutto, vuole che riprendano i contatti tra padre e figlia.
Dal 29 novembre scorso, la bambina non va più in carcere a trovare il padre. L’avvocato dà la colpa al trasferimento decretato dal tribunale dei minori: un “taglio netto e deciso operato con i nonni e con il padre”, ancor prima di arrivare a una sentenza definitiva su Esposito, Elena e Tatiana. L’udienza in Cassazione è alle porte e potrebbe rimettere tutto in discussione. “Proprio in quest’ottica – conclude Valentini – vietare gli incontri tra il padre e la figlia, appare assolutamente ingiusto”.
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