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Viterbo - Mercoledì si saprà se le vittime si costituiranno parte civile - Mente del colpo, messo a segno il 14 marzo, un pentito di camorra

Rapina alla giolielleria Bracci, banditi a processo

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Viterbo - Rapina alla gioielleria Bracci

Viterbo – Rapina alla gioielleria Bracci

Viterbo - Rapina alla Gioielleria Bracci - I proprietari

Viterbo – Rapina alla Gioielleria Bracci – I proprietari

Viterbo - Rapina alla gioielleria Bracci - L'auto della fuga

Viterbo – Rapina alla gioielleria Bracci – L’auto della fuga

Viterbo – (sil.co.) – Rapina a mano armata alla giolielleria Bracci di Viterbo, processo lampo per tre dei quattro banditi che hanno preso parte al colpo, due uomini e una donna. L’altra complice era incinta al momento della cattura. Sarà da vedere se le vittime si costituiranno parte civile.

Mente della banda, secondo l’accusa, un personaggio di elevato spessore criminale: Ignazio Salone, un pentito di camorra 46enne originario di Torre del Greco, ma da anni orbitante sul litorale della Tuscia, considerato la mente della banda.

Prenderà il via questo mercoledì, davanti al collegio, il processo ai tre banditi arrestati per il colpo alla gioielleria situata tra piazza del Teatro e l’inizio di corso Italia, messo a segno lo scorso 14 marzo nel capoluogo, in pieno centro, all’ora di pranzo, poco prima della chiusura.

Si tratta dei due esecutori materiali e di una delle due donne che facevano da palo, mentre avrà un diverso destino giudiziario l’altra, fermata con i complici, ma denunciata a piede libero per via dell’avanzato stato di gravidanza, per cui avrà un diverso percorso giudiziario.

All’interno dell’esercizio commerciale hanno fatto irruzione Ignazio Salone e il cognato Stefan Grancea, di 27 anni. Entrambi sono accusati dal pm Franco Pacifici anche di sequestro di persona oltre che di rapina a mano armata.  I due malviventi, spintonandoli e minacciando con una pistola l’unica donna e i tre uomini presenti nel negozio, si sono fatti consegnare gioielli e contanti.

Uno degli uomini e la donna sono stati costretti a sedersi per terra, all’altro sono stati legati i polsi con del nastro adesivo. Per guadagnarsi l’uscita, Salone e Grancea, avrebbero quindi usato la donna come scudo umano, prendendola per il collo e poi scaraventandola senza scrupoli sul pavimento.

Quindi hanno raggiunto a piedi le rispettive compagne, che facevano da palo a bordo dell’auto parcheggiata sulla salita di Santa Rosa pronta alla fuga. Tutto in famiglia. La vettura, un’Alfa 147 di colore blu, è risultata di proprietà della sorella di Ignazio Salone.

L’intera banda è stata identificata e catturata a tempo di record. Oltre ai due uomini, è finita in manette anche la compagna 33enne di Salone, d’origine romena, nonché sorella di Stefan Grancea, originario dell’est europeo ma nato in Germania. E’ stata invece denunciata a piede libero l’altra donna, una 22enne d’origine polacca, moglie di Stefan Grancea, in quanto incinta per cui incompatibile con il carcere.

Il quartetto riuscì a darsi alla fuga in superstrada, dove sono stati brillantemente intercettati dai carabinieri della stazione di Vitorchiano che, dopo un breve inseguimento, hanno costretto i banditi a deviare per lo svincolo di Soriano nel Cimino e ad abbandonare la macchina scappando a piedi. 

I malviventi avrebbero poi preso un pullman da Soriano a Viterbo, per poi proseguire, con un altro pullman o con un’altra macchina, verso Montalto di Csatro, dove nell’arco di 24 ore sono stati scovati dai carabinieri. A tradirli la vettura, per la quale non era stato denunciato il furto, intestata a un parente. 

 

 

 


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11 settembre, 2018

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