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Assalto a mano armata da Bracci - Condannata a 5 anni e quattro mesi una delle donne che hanno fatto da palo - Ancora in attesa di giudizio gli altri due complici

Far west in gioielleria, 8 anni e 8 mesi al rapinatore pentito di camorra

di Silvana Cortignani
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Viterbo - Rapina alla gioielleria Bracci

Viterbo – Rapina alla gioielleria Bracci

Viterbo - Rapina alla gioielleria Bracci

Viterbo – Rapina alla gioielleria Bracci

Viterbo - Rapina alla gioielleria Bracci - L'auto della fuga

Viterbo – Rapina alla gioielleria Bracci – L’auto della fuga

Viterbo – Rapina a mano armata alla gioielleria Bracci di piazza del Teatro, condannato a 8 anni e otto mesi il pentito di camorra 46enne Ignazio Salone, il più pericoloso, considerato mente della banda, mentre è stata condannata a 5 anni e quattro mesi una delle due donne che facevano da palo, una 22enne d’origine polacca. 

Il gip Francesco Rigato, davanti al quale il processo è stato celebrato ieri a porte chiuse, ha accolto in toto le richieste di condanna del pubblico ministero Franco Pacifici. Pronti a ricorrere in appello i difensori Matteo Moriggi e Domenico Gorziglia.

Il colpo,  finito con una sparatoria, è stato messo a segno verso l’una del 14 marzo da quattro banditi, due uomini e due donne che facevano da palo in auto lungo la salita di Santa Rosa, tutti imparentati tra loro.

Esecutori materiali della rapina, Salone (condannato a 8 anni e otto mesi) e il cognato, un 27enne d’origine romena. Il 27enne è a sua volta il marito della 22enne (condannata a 5 anni e quattro mesi) e il fratello della compagna di Salone, una 33enne. Quest’ultima, essendo incinta, non ha subito la custodia cautelare in carcere, per cui la sua posizione è stata stralciata quando il gip ha disposto per gli altri tre rapinatori il giudizio immediato chiesto dalla procura. 

Salone e la 22enne hanno scelto l’abbreviato, mentre sarà giudicato col rito ordinario il 27enne, che dovrà comparire il 14 novembre davanti al giudice Gaetano Mautone. 

Scene da far west all’interno del negozio. Uno dei due uomini e la donna che si trovavano all’interno al momento dell’irruzione sono stati costretti a sedersi per terra, all’altro sono stati legati i polsi con del nastro adesivo. Per guadagnarsi l’uscita, Salone e Grancea, avrebbero quindi usato la donna come scudo umano, prendendola per il collo e poi scaraventandola senza scrupoli sul pavimento. 

Il titolare della gioielleria, in possesso di un’arma regolarmente detenuta, approfittando di un momento di distrazione, ha tentato di reagire sparando alcuni colpi in aria, venendo però bloccato da Salone, nel corso di una drammatica colluttazione, durante la quale il rapinatore ha tentato a sua volta di sparare. Senza riuscirci, perché fortunatamente l’arma si è inceppata e rimanendo lui stesso ferito alla mano sinistra da un colpo di pistola trapassante. 

Dopo l’assalto, che poteva finire in tragedia, il quartetto ha tentato di dileguarsi lungo la superstrada, tallonato dai carabinieri che costrinsero i banditi ad abbandonare la macchina usata per la fuga allo svincolo per Soriano nel tentativo di fare perdere le proprie tracce. Subito identificati, sono stati catturati il giorno successivo a Montalto di Castro.

Silvana Cortignani


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6 novembre, 2018

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