Rapina alla gioielleria Bracci - Stefan Grancea sarà giudicato il 13 marzo, a un anno dal colpo messo a segno in piazza del Teatro
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 Viterbo – Rapina alla gioielleria Bracci  Rapina alla gioielleria Bracci – L’auto della fuga  Il pm Franco Pacifici  L’avvocato Samuele De Santis |
Viterbo – (sil.co.) – Rapina alla gioielleria Bracci, processo senza testimoni per il complice del pentito di camorra Ignazio Salone.
Il pubblico ministero Franco Pacifici e il difensore Samuele De Santis hanno concordato durante l’udienza di ieri di acquisire i verbali delle testimonianze già presenti agli atti, rinviando al 13 marzo, per la sola discussione, il processo a Stefan Grabcea, il 27enne d’origine romena che ha fatto irruzione all’interno del locale assieme all’ex camorrista Ignazio Salone verso l’una del 14 marzo scorso.
A un anno esatto dal colpo messo a segno da quattro banditi, tra i quali due donne che facevano da palo, alla gioielleria di piazza del Teatro, dovrebbe quindi già chiudersi per entrambi i componenti della coppia di esecutori materiali il seguito giudiziario della vicenda. Grazie al consenso alla trasmigrazione degli atti dato dal difensore, il processo si limiterà dunque alla discussione da parte di accusa e difesa.
Salone, che ha scelto l’abbreviato, è stato condannato a otto anni e otto mesi dal gip Rita Cialoni lo scorso 5 novembre.
Salone e Grancea furono arrestati il giorno successivo assieme alle rispettive compagne, le due donne che facevano da palo in macchina, lungo la salita di Santa Rosa, con le quali hanno tentato la fuga in superstrada, costretti ad abbandonare la vettura allo svincolo di Soriano dopo un rocambolesco inseguimento.
A tradirli fu proprio l’auto, intestata a un familiare residente a Montalto di Castro, dove il quartetto è stato catturato. Una delle due donne è stata condannata con Salone, anche lei con l’abbreviato, a cinque anni e quattro mesi. L’altra, incinta, è in attesa di giudizio.
Processo lampo per Grancea, tuttora detenuto nel carcere di Mammagialla. A meno che l’imputato non decida di rinunciare, dovrà comparire il 13 marzo davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone.
Scene da far west all’interno della gioielleria
Uno dei due uomini e la donna che si trovavano all’interno al momento dell’irruzione sono stati costretti a sedersi per terra, all’altro sono stati legati i polsi con del nastro adesivo.
Per guadagnarsi l’uscita, Salone e Grancea, avrebbero quindi usato la donna come scudo umano, prendendola per il collo e poi scaraventandola senza scrupoli sul pavimento.
Il titolare della gioielleria, in possesso di un’arma regolarmente detenuta, approfittando di un momento di distrazione, ha tentato di reagire sparando alcuni colpi in aria, venendo però bloccato da Salone, nel corso di una drammatica colluttazione, durante la quale il rapinatore ha tentato a sua volta di sparare.
Senza riuscirci, perché fortunatamente l’arma si è inceppata, rimanendo lui stesso ferito alla mano sinistra da un colpo di pistola trapassante.
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