Viterbo – Appalti truccati, rinviati a giudizio dal gup Francesco Rigato con l’accusa di turbativa d’asta in concorso anche Mario Giulianelli e Sergio Annesi, rispettivamente ex sindaco di Villa San Giovani in Tuscia ed ex assessore comunale ai lavori pubblici di Civita Castellana, per fatti risalenti al 2014-2015.
Annesi e Giulianelli sono tra i 9 imputati del secondo processo scaturito dall’operazione Led. Erano tra gli indagati a piede libero nell’ambito dell’inchiesta su tre presunti appalti pilotati per l’illuminazione pubblica e impianti termici a Civita Castellana, Villa San Giovanni in Tuscia e Grotte di Castro, sfociata in tre arresti del 17 febbraio 2016 (fotocronaca – slide).
La sera stessa Annesi, all’epoca soltanto indagato, rassegnò le sue dimissioni al sindaco Gianluca Angelelli. Per quanto riguarda il sindaco Giulianelli, nell’ordinanza con cui il gip Stefano Pepe ha disposto la misura di custodia cautelare per i tre arrestati si legge: “Un referente dei privati, utile e assolutamente necessario a questi per consentirgli di conseguire i loro fini illeciti”.
A processo col giudizio immediato, per turbativa d’asta in concorso, sono finiti quattro anni fa i fratelli Alessandro e Luca Tramannoni, rispettivamente amministratore delegato e socio della Cpm Gestioni termiche di Recanati (Macerata), e il direttore commerciale di Area Tirrenica Massimiliano Sanzogni.
Fin dal principio non è emersa a carico di nessuno degli indagati alcuna ipotesi di corruzione.
Adesso, oltre agli ex pubblici amministratori Annesi e Giulianelli, devono rispondere di turbativa d’asta in concorso: il presidente della Cpm, Renzo Tramannoni; il responsabile dell’ufficio tecnico di Civita Castellana, Giovanni Te’; Angelo e Nazareno Del Soldato, zio e nipote, uno consulente del comune di Grotte di Castro, l’altro addetto all’ufficio tecnico; l’ingegnere Giorgio Bianco, sempre per il comune di Grotte di Castro; gli altri due sono Antonio Bianchi e Alessio Gigli.
Gli imputati sono comparsi ieri davanti al giudice Elisabetta Massini che ha rinviato al 14 settembre l’udienza di ammissione prove in seguito alle disposizioni in vigore contro l’emergenza Coronavirus.
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Appalto da 66mila euro a Villa San Giovanni
L’appalto di Villa San Giovanni in Tuscia finito al centro dell’inchiesta è u appalto biennale: 66mila euro per la gestione dell’illuminazione pubblica del paese. Alla stesura del bando sarebbero seguite le trattative illecite tra la Cpm e le altre imprese invitate a presentare offerte per mettersi d’accordo e lasciare campo libero all’azienda marchigiana.
Appalto da 197mila euro a Grotte di Castro
Nel caso dell’appalto di Grotte di Castro, del valore di circa 197mila e 500 euro, sarebbe stato fornito l’elenco delle ditte da invitare ad Angelo Del Soldato, consulente del comune e membro della commissione aggiudicatrice, a suo tempo indagato a piede libero insieme allo zio Nazareno Del Soldato, impiegato dell’ufficio tecnico, e a Renzo Tramannoni della Cpm.
Appalto da 5 milioni a Civita Castellana
A Civita Castellana l’appalto più succulento, 4,7 milioni di euro per 15 anni, che ha fatto finire sul registro degli indagati anche l’assessore ai lavori pubblici Sergio Annesi e per l’appunto il responsabile dell’ufficio tecnico di Civita Castellana Giovanni Te’.
Secondo la difesa degli imputati del filone principale, il comune, all’epoca, avrebbe gestito da solo la manutenzione della pubblica illuminazione, servendosi dei suoi addetti e di un’impresa del posto per quella ordinaria. Ma non sarebbe bastato cambiare le lampadine, serviva una riduzione dei consumi e l’urgente messa in sicurezza di impianti fatiscenti. Per non perdere i finanziamenti europei, dopo un primo bando andato a vuoto, Sviluppo Lazio ottenne delle proroghe, sollecitando correttivi e di sondare altre imprese, a livello locale, indicendo nuove gare per esternalizzare il servizio, tra cui fu sentita la Cpm, che già si occuopava degli impianti termici.
Silvana Cortignani
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