Rapina a mano armata in gioielleria - Giuseppe Trovato avrebbe organizzato l'assalto al negozio di piazza del Teatro col coimputato Antonio Loria
Viterbo – (sil.co.) – Rapina alla gioielleria Bracci, slitta all’ultimo giorno d’estate l’attesa udienza di ammissione prove del processo al boss di mafia viterbese Giuseppe Trovato e al ristoratore Antonio Loria, presunti organizzatori del colpo da centomila euro messo a segno da quattro complici nel negozio di preziosi di piazza del Teatro il 14 marzo 2018.

Rapina alla gioielleria Bracci – Nei riquadri Antonio Loria e Giuseppe Trovato
Trovato e Loria, difesi dagli avvocati Giuseppe Di Renzo e Samuele De Santis, rinviati a giudizio lo scorso 7 settembre dal gup Rita Cialoni, sarebbero dovuti comparire ieri per la prima volta davanti al collegio del tribunale di Viterbo che, a causa del legittimo impedimento dei difensori, ha rinviato per gli stessi adempimenti al prossimo 20 settembre, sospendendo per due mesi la prescrizione.
Nessuno dei due imputati era presente in aula. Trovato, in particolare, che sarebbe dovuto essere presente in video collegamento, è recluso in regime di 41 bis nel carcere di Nuoro dove sta scontando 12 anni e 9 mesi di carcere che gli sono stati inflitti in secondo grado per associazione di stampo mafioso. All’epoca della rapina da Bracci il 47enne calabrese, originario di Lamezia Terme, arrestato il 26 gennaio 2019 nell’ambito dell’operazione Erostrato, era titolare di tre compro oro nella città dei papi.
Con Trovato e Loria – quest’ultimo sessantenne, originario di Mercato San Severino (Salerno) – è stata rinviata a giudizio anche una delle due donne che facevano da palo, incinta all’epoca dei fatti. Si tratta di Jenela Grancea, una 25enne d’origine polacca residente a Perugia, cui viene contestato anche il concorso nella detenzione illegale della pistola usata durante il colpo a mano armata, sfociato in una sparatoria che poteva finire in tragedia. A Loria viene invece contestata anche la detenzione a fine di spaccio di cocaina.
Teneva in mano la pistola l’ex collaboratore di giustizia Ignazio Salone, 50 anni, originario di Torre del Greco (Napoli), condannato in via definitiva a 8 anni e 9 mesi di reclusione. Il complice 31enne Stefan Grancea sta scontando 11 anni e mezzo, la sorella Elena Grancea, 36enne, è stata condannata a 4 anni.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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