– Corruzione. Corruzione. Corruzione. E’ il leit motiv del 2012.
L’anno appena trascorso si chiude nel segno delle tangenti, delle macchine del fango e degli appalti truccati.
La procura apre fascicoli a raffica. Alcuni sono slavine sui piani alti della politica. Le poltrone vacillano e gli indagati eccellenti aumentano. Due su tutti: l’ex assessore regionale all’Agricoltura Angela Birindelli e il sindaco di Viterbo Giulio Marini, entrambi nel calderone Vinitaly. L’inchiesta scava sull’allestimento dello stand Lazio al salone del vino e sui tentativi di far penetrare ditte amiche. Ma parte da molto più lontano: dagli articoli contro i nemici politici della Birindelli che, guarda caso, escono sempre sul quotidiano in cui l’assessora pubblicizza le sue iniziative. Per quel giornale c’è pronta una delibera di stanziamento di 18mila euro. Ecco perché il quotidiano, stando alle indagini della procura, si trasforma in manganello mediatico al soldo dell’assessora. Ed ecco perché i due giornalisti Paolo Gianlorenzo e Viviana Tartaglini finiscono sotto inchiesta. E’ la macchina del fango capitolo primo, che si lega all’altra indagine sulle fatture false del dossier Battistoni, con indagati Gianlorenzo e Franco Fiorito. Sul capitolo secondo, che coinvolge lo stesso giornale e gli stessi giornalisti, indagano i pm di Civitavecchia.
L’altro ciclone giudiziario che scuote Viterbo è “Genio e sregolatezza”, sulla presunta “cupola” degli appalti sotto la regia del Genio civile. 13 le persone in cella o ai domiciliari; 26 gare drogate e 63 indagati, tra cui almeno tre sindaci della Tuscia. Una lista destinata, probabilmente, ad allungarsi prima della fine.
L’appaltopoli ancora più nota riguarda la Asl. Il vecchio che avanza: aperta tre anni fa, la maxi inchiesta sull’azienda sanitaria locale si è chiusa nel 2012. A gennaio l’udienza preliminare. Ma il tempo stringe e la prescrizione è dietro l’angolo. Pronta a mandare tutto a monte, com’è successo col maxi processo “Giro d’Italia”, sul traffico illecito di rifiuti.
Il tribunale procede a marce forzate, quanto la procura. Nel 2012 Giorgio De Vito viene condannato due volte: all’ergastolo per il delitto Rizzello e a sette anni per il tentato omicidio di un operaio. Vedono la luce i processi Mense (corruzione e turbativa d’asta), D’Ascanio (sfruttamento della prostituzione) e Cev.
Parte anche la seconda tranche del processo per le due baby prostitute ridotte in schiavitù. Altri processi arrivano al capolinea. Il pranoterapeuta che violentò sette ragazze è condannato a sette anni e mezzo. Tre ar Pelliccia. Uno a tutti e quattro gli imputati per il crollo del museo civico. Dodici al pastore romeno che accoltellò a morte il fratello.
Giallo di Gradoli e omicidio Rizzello arrivano persino in appello: la presunta complice di De Vito, Mariola Michta, è assolta; Paolo Esposito e Ala Ceoban condannati. Ergastolo a lui. Otto anni per favoreggiamento a lei.
Il filone romano dell’inchiesta Asl procede spedito quanto le altre vicende di corruzione: Dazio, Miniera d’oro 1 e 2, su tangenti, permessi, cave e appalti. La vicenda di Attilio Manca, invece, continua ad arrancare. La procura mette l’ennesima pietra sopra: non è un omicidio di mafia, ma una disgrazia di droga. La famiglia non vuole saperne. Si oppone ancora all’archiviazione e il gip prende tempo. La decisione, ormai, arriverà ad anno nuovo.
Stefania Moretti
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