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Inchiesta Asl - Mano pesante della Procura su Aloisio e Paoloni

Appalti in cambio di consenso politico

di Stefania Moretti
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Giuseppe Aloisio

Giuseppe Aloisio

Andrea Bianchini

Andrea Bianchini

Roberto Angelucci

Roberto Angelucci

Il direttore generale della Asl Adolfo Pipino

Il direttore generale della Asl Adolfo Pipino

Il pm Stefano D'Arma

Il pm Stefano D'Arma, che coordina l'inchiesta insieme al collega Fabrizio Tucci

La Cittadella della Salute, sede della Asl

La Cittadella della Salute, sede della Asl

– Gare d’appalto annullate. Bandi disegnati a tavolino. Progetti approvati per favorire società, mogli e amici o per aumentare il proprio peso politico.

C’è questo e molto altro nei documenti che chiudono l’inchiesta Asl. Una raffica di accuse che la Procura di Viterbo rivolge a 19 persone, tra imprenditori e dirigenti dell’azienda sanitaria, oltre alle cinque società presumibilmente agevolate nell’assegnazione dei servizi.

Corruzione, concussione, abuso d’ufficio, truffa. Ma anche falso ideologico e turbativa d’asta, in relazione ai tanti appalti affidati dalla Asl.

I pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci lo scrivono a chiare lettere nell’avviso di conclusione delle indagini. I magistrati parlano di “ordini” impartiti dall’alto in un periodo compreso tra il 2006 e il 2010. E il più in alto di tutti, all’epoca, era il direttore generale della Asl – oggi ex – Giuseppe Aloisio, il primo della lista compilata dai pubblici ministeri.

Ordini che sarebbero andati dalla predisposizione di delibere alla richiesta di esprimere pareri su progetti sostenuti dalla Asl. Come quello sui laboratori artistici per disabili promosso dall’associazione Aureart, cui Aloisio e il suo consulente strategico Mauro Paoloni si sarebbero impegnati “a garantire ingenti finanziamenti in difetto dei requisiti previsti dalla normativa di settore”.

In cambio, “si facevano promettere e poi dare dai Marzetti (Francesco e Giampaolo, promotori dell’associazione Aureart, indagati, ndr) utilità corrisposte in favore della moglie di Paoloni”. Compensi per la sua attività didattica che i pm quantificano in 24mila euro. E che si aggiungerebbero ai 32mila euro percepiti da Paoloni per il suo incarico di relatore in un corso della Abbott, società appaltatrice della Asl.

Ma Paoloni e signora non sarebbero stati i soli a beneficiare di quelli che la Procura definisce “accordi criminosi” con le società. Lo stesso, secondo le indagini, avrebbe fatto Aloisio, per sé e consorte. La gestione degli sportelli polifunzionali alla Telecom ne sarebbe un esempio: l’ex manager della Asl si sarebbe “fatto promettere e poi dare da Parroccini (indagato, responsabile dell’unità locale 1 di Civita Castellana della società interinale Ali, ndr) utilità non dovute consistite nell’assunzione in Ali Spa di personale gradito e nominativamente indicato dal medesimo direttore generale”.

Appalti in cambio di assunzioni, “con conseguente ritorno quanto a consenso politico”, come specificano i magistrati, che proprio così spiegano i mancati passaggi di tangenti tra gli indagati. Ad Aloisio specialmente, sostiene l’accusa, sarebbe interessato, più dei soldi, il prestigio politico. Suo, ma anche della moglie.

Per questo avrebbe barattato gli appalti alle società con le assunzioni di persone a lui vicine. E in qualche caso, chi non si uniformava alla richiesta, scrivono i pm, “non avrebbe avuto alcuna possibilità di aggiudicarsi l’appalto”.

E poi il centro diabetologico della clinica Santa Teresa, istituito “senza la prescritta autorizzazione regionale”. La scelta della Cittadella della Salute (di proprietà dell’imprenditore indagato Marcoccia) come sede della Asl, “turbando la gara pubblica”. Ma anche i maxirimborsi che la casa di cura di Nepi, per l’accusa, avrebbe chiesto alla Asl per prestazioni “gonfiate”. Tutto nel mirino della Procura, che continua a lavorare per chiudere anche l’ultima tranche dell’inchiesta: quella delle tangenti, riguardante l’ex presidente del cda della Isa Alfredo Moscaroli, l’ex dirigente del Ced della Asl Ferdinando Selvaggini e gli imprenditori Michele Di Mario e Massimo Ceccarelli, ancora in attesa dell’avviso di conclusione delle indagini.

La loro posizione, con tutta probabilità, sarà stralciata da quella di Aloisio & Co..

 

Stefania Moretti


Gli indagati

1) Giuseppe Maria Antonio Aloisio, ex direttore generale della Asl;

2) Mauro Paoloni, consulente strategico di Aloisio;

3) Renato Leoncini, direttore dell’unità organizzativa acquisto e vendita prestazioni sanitarie;

4) Giampaolo Marzetti, promotore dell’associazione Aureart;

5) Francesco Marzetti, promotore dell’associazione Aureart;

6) Giovanni Luca Parroccini, responsabile dell’unità locale 1 di Civita Castellana della società interinale Ali;

7) Umberto Maria Marcoccia, imprenditore;

8 ) Alfonso Lisi, amministratore della società Probar;

9) Andrea Bianchini, direttore dell’unità e-procurement;

10) Ferdinando Morabito, amministratore di fatto della società Lavin;

11) Gemma Stasi, delegata alla gestione degli appalti con le pubbliche amministrazioni per conto della società Lavin;

12) Luciano Facchini, amministratore delegato della società Servizi Italia Spa;

13) Roberto Angelucci, imprenditore;

14) Fabio Angelucci, imprenditore;

15) Adolfo Pipino, attuale direttore generale della Asl;

16) Massimo Foglia, dirigente dell’unità operativa Accsi;

17) Francesco Pesce Delfino, responsabile del reparto riabilitazione della casa di cura di Nepi;

18) Paolo Botti, delegato di zona della società Abbott;

19) Rita Cortas, direttore generale Abbott;

20) società Abbott Divisione Diagnostici Srl;

21) società Servizi Italia Spa;

22) società Gruppo Rori Srl;

23) società Ali Spa;

24) società Centro Diaz Srl.


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14 febbraio, 2012

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