Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Caffeina - La cartolina di Daniele Camilli a Piero Pelù

Da qualche parte bisognava pur cominciare e iniziai dai Litfiba

Condividi la notizia:

Piero Pelù

Piero Pelù

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ventinove dicembre 1992. Non dimenticherò mai il 17esimo compleanno di Fiammetta.

Di lì a poco, pochi giorni dopo, ne avrei compiuti 18. La maggiore età che fu solo l’inizio di uno strano periodo di guai e slanci romantici del cuore, gli alambicchi della passione.

Da qualche parte bisognava pur cominciare. Dico oggi. Ed iniziai da lì, dai Litfiba, Pierò Pelù e Ghigo Renzulli.

A Tre Croci, posto sperduto e scapestrato, dove si salutava ancora passare il treno, tra discese a scapicollo dalle coste a ridosso dei campetti sportivi, dove il Tango la faceva da padrone e i palloni sembravano fatti d’acrilico. A cavallo di sedili posteriori di auto saccheggiate per l’occasione con indosso i pantaloni comprati al mercato del martedì mattina.

Ci buttavamo giù dalla rupe tutti i lunedì e giovedì, prima degli allenamenti. A tirar calci vestiti con maglioni misto lana che avere in casa quel bottiglione a collo stretto – “lavati con Perlana” – dava il senso dello status e dell’ascesa sociale.

“La scrittura è la distruzione di ogni voce – scrive Roland Barthes – l’autore entra nella propria morte”. E “la scrittura comincia”, con i suoi riflessi. Ed io che ho continuato a sbatterci contro, incapace di dire la verità quando il mio sogno sarebbe stato quello di scappare portandosi dietro soltanto quella.

Senza rinunciare al rischio e alla sua forza. Alla parola che non dice più niente agli altri e a se stessa, che si abbandona completamente alla contemplazione orgogliosa della propria immagine. Senza alcuna certezza definitiva, “imbroglio ai limiti dell’imbroglio”. Ma sicuri di nulla e inquieti.

Ventinove dicembre 1992, Raffaele – nella pausa tra rituali di corteggiamento e approcci pied-à-terre – mise su una di quelle stereo cassette da tremila lire registrate alla bisogna. Le mode, in periferia, arrivano dopo. E occupano tutto il tuo tempo. Custodi di luoghi brulicanti di gente che non vedrai più, se non per il compleanno di Fiammetta, l’ultimo ch’hai bazzicato senza troppi indugi.

I Litfiba: El Diablo. Ch’io non sapevo manco chi fossero. Abituato solo a Rmt e alle botte “de la mi mamma” che se l’ascoltava e ci rincorreva per le strade sterrate e in salita del paese.

Dove l’Italia entrava solo per i Mondiali e dalle finestre attorno c’era chi infieriva – “daje giù, Pina, mena forte!” – e chi invece prendeva le parti del fuggitivo che tanto la sera a casa doveva tornare. Litfiba, già la parola mi incuriosiva. In sé e per sé, come un trattato “Working Class” di cui ero e resto figlio.

Piero Pelù e quella voce che si gonfiava nella gola come i “rimastini” sul tappetino “davanti” dalla parte del passeggero che poi ci fermavamo a raccogliere meticolosamente, memori delle spigolature raccontate a veglia, canti di guerra e cuscini a terra dove noi ci sedevamo da bambini in ascolto e in mezzo alle orchidee. “Al tempo delle vespe d’oro Quando al sambuco Si fanno dolci le midolla”.

Meglio Baglioni, però. Nulla a che vedere con Demetrio Stratos, Living Theatre e riviste con la A cerchiata dove si imparava renitenza e resistenza. Il rosso e il nero, abbagliati da un Marco Van Basten come a pochi passi dall’Efebo di Mozia in mostra a Venezia nel ’97. Mesi in cui ero innamorato di una ragazza con i capelli rossi, avevo un PK 50 e appena fregato 100mila lire spese per regalarle un mazzo di fiori.

Tornando a casa, cantavo Tzinganata. Per me la più bella. E mi sentì passare la mamma d’Antonio che pensò che “non ce stavo”. Non ce stavo tutto. E pochi giorni dopo la ragazza con i capelli rossi mi ha lasciato. Ciononostante, di lì a poco sarebbe uscito “Terremoto”.

Me l’avrebbe regalato mia cugina Federica per il compleanno. Mi consolai subito. Anzi, dai Litfiba – Proibito, Apapaia, Prima guardia, Desaparecido – iniziai a sentire ben altro, a ripercorrere tutto buttando di nuovo l’occhio su certa musica italiana solo dopo aver letto “L’orda d’oro” di Balestrini e Moroni.

Prima ancora di Tronti, Negri e l’Autonomia Operaia. Doors, Grateful Dead, Black Sabbath, Jefferson Airplaine, Area, Miles Davis, Linea 77, System of a Down, Gaznevada, CCCP-CSI-Offlaga Disco Pax.

Al punto che i Litfiba non li ascoltai più, me li dimenticai, mettendomi in testa solo di farmi crescere i capelli. Alla fine ce l’ho fatta, non mi sono caduti e l’ho tenuti, ma li volevo subito e pensai che facendomi la permanente risolvessi il problema. Non l’ho fatto. Soltanto che per farmeli allungare dovevo fregare mio padre che non li voleva e per di più era calvo. Fu più semplice del previsto: andavo dal barbiere, me li facevo spuntare, raggiungendo con lui un gentlemen’s agreement perché non lo dicesse al babbo. Tornandomene, me li appuntavo con quei becchetti metallici perché sembrassero più corti. Mio padre ci cascò e alla fine si ritrovò il figlio chiome al vento e fino al culo che ancor oggi non si spiega come abbia fatto, proprio sotto i suoi occhi.

Madri indulgenti e anni tra i peggiori. Le stragi del ’92 e quelle del ’93, le tangenti. Anni in cui avevamo imparato da poco a capire il verso della falce e martello, a disegnarla come si deve, ad immaginarla sui muri graffiata con quelle bombolette che poi davamo fuoco al panno e alla benzina avvolta attorno, con quell’odore così denso di sciagure e tagli al costo del lavoro. E poi la falce e martello ce la sostituirono con la Quercia che non sapevamo più soltanto da che verso guardala, ma anche come prenderla. E successivamente, sentirci dire ancora “ma anche” decine di volte, in decine di comizi e cene elettorali.

Venne giù tutto e di tutto, pure l’URSS, ma non ci dispiacque – ci colpì di più il ragazzo davanti ai carri armati a Piazza Tienammen, senza troppi approfondimenti, un canto che ci parve bellissimo – perché quel nome, URSS, proprio non ci piaceva. Non per il sogno, ma per il senso cacofonico che gli davamo. Ci faceva pensare, ahimé, a una ragazza che da bambini prendevamo in giro chiamandola Ursula come se quel suono contenesse in sé un giudizio estetico. Oppure, ma lo capimmo più tardi, l’epitaffio di uscita da un periodo storico.

Ci siamo adattati e ci hanno rispediti tutti in quei cortili e liete meraviglie da cui eravamo venuti senza che ci avessero mai toccato veramente né fame né miseria. Solo i banchi dei bravi e dei somari in scuole elementari dell’altro secolo. Non s’adattarono invece “Quelli della notte”.

Pure loro sentivano i Litfiba. “Tex” la preferita. Fecero caciara e casini a palate. Si giocava di rapina e nevicava l’universo. Restarono in braghe corte. Da stoccafissi, dopo tutto quello sforzo. Qualche botta di troppo e qualcuno che se ne volò giù dal ponte. Lì, a Blera.

Ricordo però tutti, ancora a Montefogliano, immenso e botanico mistero. A far finta di niente con dosi di coraggio ed impazienza ben in evidenza che valsero tanto quanto l’alpinismo estremo.

Quell’anno facevo il Liceo. Il Classico al Buratti. L’anno dopo, dopo il ‘92, a giugno mi beccai 4 materie: latino, greco, matematica e fisica. Tutte col 3, e a settembre mi bocciarono. E, in quell’estate inutilmente bella, collezionai ben quattro “non classificato” e i primi segni dell’anoressia.

Ma ne valse la pena, dolorosa trasmissione di valori e cambio di pelle. Nessuno di noi smise però d’ascoltare i Litfiba. Passammo semplicemente altrove.

Al resto di niente, dove l’amor mio non muore… Perché non siamo stati noi i barbari, e nessuno di noi è il colpevole.

Daniele Camilli


In attesa di Caffeina invitiamo i lettori, che vorranno, a inviare una “cartolina” al personaggio che più aspettano. Ovviamente le cartoline verranno recapitate ai vari personaggi o al loro entourage dallo staff di Caffeina.

Chi vuol vedere la sua cartolina pubblicata  la può inviare a redazione@tusciaweb.it in allegato in word.


Condividi la notizia:
25 giugno, 2014

Aspettando l'estate viterbese ... Gli articoli

  1. "E' stata l'edizione zero di una grande Caffeina"
  2. "La miglior edizione di Caffeina mai realizzata"
  3. “Se il Papa fosse sindaco, il museo sarebbe aperto”
  4. Duecento persone per il procuratore Caselli
  5. "Ha deciso di essere una carogna per una delusione d'amore"
  6. "Non sappiamo più parlare una lingua di pace..."
  7. "560 pagine e tre anni per superare una storia d'amore finita male"
  8. “La lettura salva la vita, a me l’ha salvata”
  9. Luca Telese al Dopofestival
  10. “Cinquecento pagine e nemmeno un disegnetto”
  11. "Io e Giraudo radiati per una colpa che non abbiamo"
  12. Zingaretti a Caffeina, il Pd diserta l'incontro
  13. “Viterbo mi piacerebbe se fosse in piano come Latina”
  14. Arriva Ingroia l'"amerikano"...
  15. Sulle tracce della deportazione degli ebrei viterbesi
  16. I "papa boy's" in concerto a Viterbo
  17. “Bloccate il corteo storico del 2 settembre”
  18. "Papa Francesco, uomo di coraggio e grande esperienza"
  19. Guccini: "La sorte avversa mi impedisce di essere con voi"
  20. Il Dopofestival conquista la piazza
  21. "Questa è una pazza visionaria"
  22. "Non ho distrutto la destra"
  23. "Il Caffeina Festival rockka e rolla abbestia"
  24. Dario Rossi, il batterista di padelle
  25. Paolo Giordano fra il Nero e l'argento
  26. "Il pensiero unico non accetta la critica"
  27. Il Dopofestival fa il pieno con Cruciani e Nicoletti
  28. Ilaria voce di velluto canta De André
  29. La Zanzara non punge...
  30. Il sogno di Renzi? Cacciare Alfano dall'Interno
  31. Pierino e il "sorriso cojonazzo del lupo" conquistano i bambini
  32. Tiziano Terzani: un marito, un padre e un uomo
  33. "Quando uno non ha più idee, la tv è un bel rifugio"
  34. Alibrandi: "Noi i soldi ce li mettiamo, gli altri li chiedono e basta"
  35. Dieci giorni di gusto con lo Slow Food Village
  36. La tua voce ha raggiunto il mio ribelle "cornucuore"
  37. "Il problema di Caffeina è l'insalata"
  38. "Quella volta che scappai in gommone da Luca Barbareschi..."
  39. Caffeina, la Uil scuola sul palco nel segno della cultura
  40. "Senza i volontari Caffeina sarebbe solo un'idea"
  41. "Caffeina, l’entusiasmo fa la differenza"
  42. Quella sera che ho adottato Francesco Guccini...
  43. Un ComicsLab nel cuore di Caffeina
  44. Caffeina apre le danze tra musica e solidarietà
  45. "A piazza San Lorenzo ci sarà anche l'altra figlia in un'altra dimensione..."
  46. Lo conosco a memoria da quando avevo otto anni...
  47. Caffeina, si aprono le danze
  48. "Renzi non durerà molto"
  49. Piccola città bastardo posto...
  50. "Compra un libro e fai vincere la cultura"
  51. "Questo libro sulla ludopatia crea indipendenza"
  52. Caffeina sul Corriere della sera
  53. "La cosa più difficile? Gestire Filippo Rossi"
  54. Coldiretti in vetrina a Caffeina
  55. "La libertà esiste se ce la conquistiamo"
  56. Spaghetti western, pollo e... Caffeina
  57. Grossman, Guccini, Pelù, Feltri… ecco Caffeina 2014
  58. Ecco la cinquina dello Strega: Catozzella, Scurati, Piccolo, Pecoraro e Cilento
  59. "Caffeina? Un'esperienza entusiasmante"
  60. Mentana, Cristicchi, Feltri, Augias, Fini e Veltroni a Caffeina
  61. Il ribelle Piero Pelù a Caffeina
  62. Piazza del Comune diventa Slow food village
  63. David Grossman e Gabrielle Zevin a Caffeina
  64. Le "cose perdute" di Francesco Guccini rivivono a Caffeina
  65. "Senza Caffeina in città non ci sarebbe nulla"
  66. Giocolieri, sputafuoco e clown per le vie della città
  67. La 7, Radio Monte Carlo e Tusciaweb media partner di Caffeina
  68. Un cocktail a base di Strega e Caffeina
  69. Apre "Pierino e il lupo" con Tullio Solenghi

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/tamponamento-tra-due-auto-sulla-teverina/