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Aspettando l'estate viterbese - Vittorio Feltri analizza la politica e a Caffeina, il 4 luglio a palazzo Gentili alle 18,30, presenta il suo libro "Buoni e cattivi" in cui dà i voti ai personaggi incontrati in 50 anni giornalismo

“Renzi non durerà molto”

di Paola Pierdomenico
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Vittorio Feltri

Vittorio Feltri 

Viterbo – “Renzi è rapido di lingua”. “Vedo un futuro piuttosto nero per Berlusconi”. “L’apertura di Grillo a Renzi? Una mossa da depresso”.

Di tutto lo si può accusare, tranne di non dire sempre quello che pensa. Le sue idee si trasformano in parole. Pungenti. Scorbutiche. Ma sempre sincere.

Vittorio Feltri con lucidità e passione analizza la politica italiana e con la sua calma posata dà giudizi su Renzi, Berlusconi, Grillo e la politica del paese “condannata a non evolversi”.

Una pratica che, ultimamente, non gli è nuova. Di recente, con Stefano Lorenzetto ha scritto “Buoni e cattivi”. Una mini enciclopedia di 211 nomi di personaggi, conosciuti in 50 anni di giornalismo, a cui Feltri dà il suo voto.

Una lista sulla lavagna del tempo in cui si va dai migliori, come Oriana Fallaci, cui viene assegnato un 10 e lode. Per scendere al premier Matteo Renzi, che ottiene un 5, arrivare ai meno bravi, come Alfano, che si merita un 3, e chiudere coi peggiori, tra cui Fini, che si becca un 2. Il 4 luglio alle 18,30 a palazzo Gentili presenterà la sua opera nell’ambito di Caffeina. 

Come nasce l’idea del libro?
“Avendo fatto per molti anni il cronista, l’inviato e poi il direttore – dice Feltri – ho conosciuto molta gente. Di loro, conosco aneddoti ed episodi abbastanza curiosi, molti dei quali inediti e altri che avevo già scritto sui giornali. Ho recuperato tutto il materiale ed è stato un gioco abbastanza gradevole. Ho messo i nomi in ordine alfabetico, assegnando un voto secondo il sistema delle pagelle adottato già da molti anni dai giornali sportivi. Un metodo abbastanza collaudato per stimolare l’interesse del pubblico”.

Come giudica la fase politica italiana?
“E’ la solita politica inconcludente, fatta di aspirazioni, promesse e buoni propositi ma che purtroppo è destinata a non evolversi, perché il nostro sistema è stato concepito e considerato in modo tale che sia immodificabile. Pertanto che al governo ci sia Renzi, Berlusconi, Letta o Monti, non cambia nulla. Lo dicono i risultati ottenuti dalle persone che ho citato. O si modifica il sistema o saremo condannati a non fare alcuna riforma soddisfacente”.

Che fine ha fatto Silvio Berlusconi?
“Che fine ha fatto lo sanno tutti, visto che è stato condannato in via definitiva e sta scontando la sua pena andando settimanalmente all’istituto Sacra famiglia di Cesano Boscone. Non si può quindi dire che sia una fine gloriosa. Tra l’altro, si parla di altri processi in corso, che andranno a termine prossimamente, e l’ottimismo sul loro esito non è molto alto. Vedo dunque un futuro piuttosto nero per l’ex premier”.

Non c’è quindi possibilità di risollevare il centrodestra o comunque di trovare il Renzi di Forza Italia che possa guidarne la leadership?
“Per ora non lo vedo, speriamo che possa arrivare. Se mi guardo intorno, però, non riesco a identificarlo. D’altronde, anche Renzi è stato una sorpresa per la sinistra che per molti anni si era affidata ai soliti personaggi come D’Alema, Veltroni, Fassino e lo stesso Bersani. Non sembrava che ci fosse un futuro leader del partito che potesse tradurre le aspirazioni in realtà. Poi, inaspettatamente, è arrivato Renzi. Adesso c’è un’ondata di entusiasmo per questo premier che non durerà molto e non per colpa sua, ma proprio per il sistema politico italiano”.

Come giudica l’apertura di Grillo a Renzi?
“Mi sembra un po’ una mossa, non dico della disperazione, ma della depressione, visto che Grillo ha ben sopravvalutato i sondaggi che lo davano molto vicino alle percentuali di consenso ottenute da Renzi e si è trovato in difficoltà. Anche se la cifra è stata più che soddisfacente, se, però, le aspettative sono superiori al risultato ottenuto, il contraccolpo psicologico può anche essere abbastanza pesante. A questo punto immagino che Grillo, volendo partecipare di più alla vita politica, abbia tentato questa strada ma non so con quali prospettive, perché mi pare già che le sue proposte siano in dubbio di costituzionalità. Vedremo che cosa accadrà nei prossimi giorni”.

Qual è il suo giudizio su Renzi?
“Dirò le banalità che dicono tutti e cioè che è una persona molto capace, un comunicatore notevole e molto svelto. Rapido di lingua, soprattutto. Per il momento, però, di fatti importanti se ne sono visti davvero pochi. La riforma elettorale è rimasta insabbiata al senato, la cancellazione del senato non è avvenuta né potrà avvenire molto facilmente, la soppressione delle province è stata un po’ una presa in giro, una riforma abortita, visto che ancora ci sono, così come tutto il personale che va pagato. La revisione del titolo quinto, che era pure contenuta nei patti con Berlusconi, non è stata affrontata e quindi resta invariato. In sostanza, rimangono solo i famosi 80 euro che speriamo abbiano una copertura, non solo fino alla fine di questo anno, ma anche in futuro. Il punto è che di tutte le promesse fatte da Renzi, ne abbiamo vista, non dico una, ma solo mezza. Per il resto, niente. E non perché Renzi sia stupido o non capace, ma perché deve andare incontro alle difficoltà dentro il suo partito e nel parlamento. Sappiamo come funzionano certe cose, i regolamenti e le leggi costituzionali imbrigliano chiunque voglia introdurre delle novità nel nostro paese”.

Come ha iniziato questo mestiere e perché?
“Avevo a 19 anni ed ero molto appassionato. Ho cominciato come critico cinematografico, ma non ero capace a farlo. Dopo, mi sono inserito in un giornale di provincia della mia città, che è Bergamo, e sono passato poi a uno milanese, “La notte”, e naturalmente ho anche avuto la fortuna di fare qualche passo in avanti”.

Cosa ne pensa dell’ordine dei giornalisti?
“E’ un ente inutile. Anzi, dannoso”.

Qual è il segreto per aumentare le copie dei giornali visto che lei riesce a farlo in ogni testata in cui va.
“Effettivamente non ho mai perso copie, ma le ho solo guadagnate. Credo che sia soprattutto una questione di fortuna, senza la quale è diventato difficile anche attraversare la strada, figuriamoci fare un giornale”.

 A quale giornale è più affezionato?
“La mia creatura, proprio quella voluta e fatta da me, è stato “Libero” che ho iniziato nel luglio 2000 e che sono riuscito a portare oltre le 120mila copie. Un’impresa che non è proprio da sottovalutare. Dopodiché c’è il “Giornale”, in cui sono andato nel 1994 e, nel giro di nemmeno un anno, sono riuscito a raddoppiare le vendite che faceva il papa dei giornalisti che è appunto Montanelli”.

Cosa ne pensa dei giornali online?
“Li guardo e li leggo, ma il loro problema sono i ricavi, dato che non si riesce a farli pagare perché la gente, su Internet, è abituata ad avere tutto gratis. E’ difficile imporre il pagamento e poi la pubblicità è poca per cui mancano i soldi. Non c’è nessuna impresa al mondo che stia in piedi senza fare utili”.

Conosceva Caffeina e cosa ne pensa?
“Tutte le occasioni per discutere e confrontarsi, mettere sul tavolo idee nuove o vecchie, ridiscusse o rivisitate, sono da non perdere – conclude Feltri -. Il dibattito politico nasce sempre fuori dalla politica e dai partiti, che poi li assimilano. Queste manifestazioni possono essere completamente inutili, ma anche utilissime se non addirittura decisive per il futuro prossimo della politica”.

Paola Pierdomenico 


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19 giugno, 2014

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