Viterbo – (g.f.) – Presentato come cattivissimo, lui però si sente più cinico, ma passando dal suo ruolo d’intervistatore a intervistato, probabilmente Giuseppe Cruciani, non è nessuno dei due (fotocronaca).
La Zanzara a Viterbo non punge. La sua trasmissione su Radio 24, è originale e interessante ascoltandola, ma difficile da raccontare su un palco di Caffeina.
Tuttavia, ieri sera a piazza del Fosso alle 19 il giornalista e conduttore ha attirato un gran numero di persone. Posti a sedere esauriti, diversi sono rimasti in piedi.
Cruciani si è preparato al palco facendo una corsa attorno a Viterbo. A Caffeina non è venuto a presentare libri, ma a raccontare la sua esperienza radiofonica nell’emittente di Confindustria, con Francesca Barra.
Gli scherzi, con l’imitazione del Papa. C’è cascato pure Odifreddi. Non ha gradito molto. “Ha scritto cose terribili – racconta Cruciani – si è molto arrabbiato”.
Racconta di un ospite ricorrente in trasmissione, il leghista Borghezio: “Sono stato a casa sua a Torino, occorrerebbe scriverci una sceneggiatura. Ci sono libri ovunque, anche in bagno, nel completo disordine. Dorme in una brandina di legno come se fosse in una caserma.
Conserva manifesti d’estrema destra, in mezzo al caos ha una piccola poltrona di fronte a un vecchio televisore in bianco e nero”.
Spiega la filosofia di una trasmissione che è unica nel panorama radiofonico italiano: “E’ importante beccare una persona incazzata, magari che sbrocca. Queste io vado cercando”.
Bersagli preferiti, i parlamentari. “Finché saranno novecento, almeno un centinaio di buffoni, in senso buono, ce ne saranno”.
Cruciani non corre dietro ai politici. “D’intervistarli non me ne frega niente. Chi vuole venire lo fa, sta al nostro gioco. Non prego nessuno”.
Suo compagno alla Zanzara è David Parenzo: “Non la immagino con un’altra persona. Mi è stato proposto di passare ad altre radio più commerciali, ci avrei guadagnato. Ma non è questo il punto, per me conta l’adrenalina”.
A Caffeina, patria dei libri, sconsiglia a tutti di scrivere libri. Non ci si guadagna.
Un giornalista all’opposizione, per definizione e senza memoria. “Tutto quello che ho fatto prima della Zanzara alla radio l’ho cancellato. Non ho il senso del ricordo e cerco di dimenticare. Sono cose inutili, anche i giornali dove ho scritto”.
Si chiude con un dono, una borsa della stilista Bruziches.
Da piazza del Fosso a piazza san Lorenzo si cambia decisamente tono. C’è Simone Cristicchi con il suo libro Magazzino 18 – Storie d’italiani esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia.
Una breve introduzione con Giorgio Renzetti del Messaggero quindi parte il racconto di Cristicchi, intenso ed emozionante su quello che accadde dopo il 10 febbraio 1947, quando un pezzo d’Italia passò alla Jugoslavia. Trecentocinquantamila persone costrette ad abbandonare la propria terra, le esecuzioni, le foibe, i campi profughi.
La piazza è piena e attenta.
Più tardi, di nuovo a piazza del Fosso, ancora Radio 24, con Gianluca Nicoletti, conduttore della trasmissione Melog.
Stavolta il libro c’è ed è un viaggio nel tempo, nei ricordi dell’autore, dall’immediato dopoguerra in poi. Il libro infame, che spazia nei diversi decenni attraverso il racconto, le immagini e i fumetti. Legge alcuni passi, Paolo Manganiello.
“La mia generazione è stata bombarola – ricorda Nicoletti – nonostante la guerra fosse finita da dieci anni, c’erano ancora i manifesti dei mutilatini”. Avvertimenti. Fare attenzione alle bombe.
Per fortuna c’era la mucca Carolina come distrazione. “Era quella mucchettina gonfiabile – ricorda Nicoletti – che si otteneva mangiando tanti formaggini Milione della Invernizzi.
La mucca Carolina durava una settimana, poi si sgonfiava e bisognava riprendere a raccogliere punti.
Il formaggino era tutt’altro che formaggio, ma a noi piaceva tanto, lo mangiavamo sempre, la mattina, a pranzo squagliato nella minestra”.
Altro flash, stavolta è il frate “favarone”, una statuina in plastica di un frate. Spingendo la testa, mostra il suo membro.
“Di breve durata – spiega Nicoletti nel libro – dopo una cinquantina di erezioni, il meccanismo che si basava su un elastico, si rompeva e il fratino trovava la sua pace”.
Appuntamento conclusivo, l’ammazza caffè di Tusciaweb a piazza del Plebiscito. Nel “salotto” del direttore Carlo Galeotti, con Antonello Ricci, Cruciani e Nicoletti.
Un sabato sera con migliaia di persone fra un’arena e l’altra, lungo le vie del centro e al festival Slow Food, per bere e mangiare a chilometri zero.
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