Estate viterbese - Finale col botto per Caffeina - Sgarbi fa il tutto esaurito a palazzo dei Priori parlando di Caravaggio, ma anche della città
di Giuseppe Ferlicca
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 Vittorio Sgarbi a Caffeina  Vittorio Sgarbi a Caffeina  Vittorio Sgarbi a Caffeina  Vittorio Sgarbi a Caffeina 
 Vittorio Sgarbi a Caffeina  Vittorio Sgarbi |
Viterbo – “Se il Papa fosse sindaco di Viterbo, il museo sarebbe aperto”.
Se a dirlo è Vittorio Sgarbi, c’è da preoccuparsi. Per riaprire quello civico, bisogna sperare in un miracolo (fotocronaca – slide).
Ieri sera finale col botto a Caffeina, con il critico d’arte al cortile di palazzo dei Priori, pieno in ogni angolo. Spazio troppo piccolo per ospitare tutti.
Le sedie extra finiscono in pochi minuti, molti restano in piedi, qualcuno per un posto discute. Fino a quando non arriva Sgarbi. Che a Viterbo c’è stato pochi mesi fa, a dicembre.
“Una città come questa – spiega Sgarbi – non può non avere il suo museo”. Scatta il primo applauso.
“Rispetto ad altre realtà, Viterbo non ha avuto terremoti, ma ha avuto evidentemente amministrazioni che sono state anche peggio di un terremoto”.
Ricorda d’avere visitato il museo civico chiuso. “All’interno è conservato uno dei più grandi dipinti al mondo, La Pietà di Sebastiano del Piombo. Un visitatore che arriva, lo deve vedere”.
Una soluzione Sgarbi l’aveva trovata. “C’è il palazzo dei Papi, la gente lo va a visitare, ma dentro non c’è niente. Dall’altra parte ci sono due capolavori, mettiamoli insieme. Invece è impossibile.
Perché se c’è anche un ministro che ha un’idea buona, poi c’è sempre un sovrintendente che non capisce un cazzo e s’inventa che l’opera non si può spostare, perché soffrirebbe.
Avevo selezionato anche una decina di altri dipinti che potevano completare l’esposizione”. Niente da fare.
La soluzione a dicembre è stata esporre i dipinti a palazzo dei Priori, così dovrebbe essere in futuro.
Chiusa la parentesi iniziale su Viterbo e il legame che Sgarbi ha con la città, il sindaco Michelini, l’assessore Barelli e il presidente del consiglio Rossi, parte il racconto su Caravaggio, prendendo spunto dal suo ultimo libro, “Il punto di vista del cavallo”. Una vera e propria lezione, che tiene incollati alle sedie per un’ora e mezza le centinaia di persone presenti.
Sul maxischermo scorrono i dipinti, il critico ne spiega il significato uno a uno.
Arte e qualche divagazione. La cucina italiana: “La migliore al mondo, spaghetti alla carbonara, penne all’arrabbiata, altro che cous cous o pesce crudo”.
La contraddizione d’essere un Paese a vocazione turistica e agricola, senza avere i relativi ministeri. “Pannella nel suo momento di massimo rincoglionimento fece un referendum per l’abolizione dei ministeri di Turismo e Agricoltura.
Furono aboliti, come se fossimo in Namibia. Quello all’Agricoltura rimase con il nome cambiato, Politiche agricole.
L’altro, invece, è sparito, delega al turismo passata alle regioni”. Fino a quando Rutelli ministro, riporta la competenza sotto l’ambito della Cultura.
Rutelli se ne va e così sparisce di nuovo il Turismo.
“Con Berlusconi, la Brambilla era sottosegretario, ma era irrequieta, voleva un ministero e con un colpo di genio, Berlusconi le diede il ministero al Turismo. Che non c’era. Non esisteva.
Dopo Berlusconi, arriva uno ancora meno sveglio, Monti, che non sapendo manco dove si trovasse, nominò il ministro al Turismo. Di un ministero inesistente”.
Alla fine una lunga fila di persone a firmare le copie del suo libro e uscendo, un ultimo pensiero è per Caffeina: “Funziona molto bene e quest’anno c’è anche Slow Food. Si potrebbe pensare a un’edizione più lunga e a una seconda in inverno”.
Giuseppe Ferlicca
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