Viterbo – “Io e Giraudo radiati per una colpa che non abbiamo”.
Giudizi, anedotti, difese e qualche piccola contestazione. Non è mancato nulla alla presentazione del libro di Moggi “Il pallone lo porto io”, in cui ieri, big Luciano ha detto la sua sul mondo del calcio.
Con lui c’erano il suo collaboratore Nicola Penta e Gino Zavanella che ha realizzato lo Juventus stadium. Una struttura che lo stesso architetto ha definito “la sommatoria delle esperienze vissute all’estero per carpire suggerimenti adatti a creare un ottimo impianto”.
“Dico sempre la verità”, ha esordito Moggi. E lui, la sua verità ha provato a dirla tra una battuta e un ricordo dei tempi che lo videro protagonista di un’epoca calcistica che tutti, pur con diversi punti di vista, definiscono intramontabile e intensa.
Le prime parole sono per l’avventura della Nazionale ai Mondiali. Il binomio Moggi-Lippi che ha portato alla vittoria del 2006 è ormai una pagina archiviata. Che fine ha fatto oggi quella squadra. “La nostra Nazionale – ha detto Moggi – era fatta di gente esperta come Cannavaro e il miglior Buffon. Arrivammo in finale con nove giocatori della Juve, cinque da una parte e quattro dall’altra. Il problema di quella nazionale è cominciato sulle macerie di quanto accaduto negli anni precedenti. Di Calciopoli.
Con Lippi avevamo notato delle incongruenze e abbiamo dato una stretta, dividendo in albergo la squadra dai giornalisti e dagli sponsor. Quella tranquillità che si era venuta a creare, ci ha permesso di vincere. Quest’anno, siamo stati eliminati in un girone facile che, invece, si è rivelato un problema. Dalla partenza, con le dichiarazioni di Giuseppe Rossi e un Chellini che ha detto che l’Italia ha solo due fuoriclasse e cioè Pirlo e Buffon”.
Inconcepibile per un gruppo che vuole vincere. “Perché Prandelli deve convocare Cassano quando gli ha detto che lo avrebbe fatto giocare solo 15 minuti a partita”. Moggi è inarrestabile. “Non stimo Balotelli, come giocatore, perché non è e una prima punta e non partecipa al gioco di squadra. In questi Mondiali, ha fatto quello che poteva e cioè nulla ed è una palla al piede che monopolizza il gioco e che se tira non trova lo specchio della porta. L’allenatore non ha percepito le sensazioni della squadra. Io, però, sono dalla parte dei giocatori e di Balotelli che viene usato come capro espiatorio. Dico io – ha detto polemico -, ma si può portare ai Mondiali un Thiago Motta che va a tre all’ora. La nostra Nazionale è diretta male e il pesce puzza dalla testa. La colpa non è di Prandelli, ma della Federazione e chi la dirige che non capisce di calcio. Abete non capisce di calcio. C’è poi Albertini che è uno dei più colpevoli perché sa calcisticamente cosa fare, visto il suo passato. Prandelli si è trovato in impasse con una squadra inadeguata che non ha saputo guidare in campo. E’ mancato il gruppo e così non si vince”.
Dove guardare allora per il futuro. “Per la presidenza della Federazione punterei su un nome come Andrea Agnelli”.
Moggi con la sua calma ha continuato a sciorinare giudizi. “Mazzarri? E’ un buon allenatore. Anche se gioca con una punta e tutta la partita la passa a difendersi per andare poi in contropiede. Se gli affidi una squadra per salvarsi, arriva a età classifica, se gli affidi una squadra per vincere, arriva a metà classifica. Insomma, un allenatore da quarto o quinto posto. Ed è per questo che l’Inter ha pensato bene di ridargli la fiducia per i prossimi due anni”. E ce n’è anche per Zeman: “Le squadre di Zeman divertono gli spettatori, ma anche gli avversari”.
Qualcuno che gli piace c’è. “Mourinho è figlio di mignotta, ma non perché non sia uno per bene. Anzi, è un dritto”. E poi Antonio Conte. “E’ un vincente. Lo sportivo combattente di sempre che esercita lo stesso atteggiamento di quando lui era in campo. Si arrabbia anche quando vince e punisce i suoi giocatori se sbagliano come nella partita contro il Verona quando ha tolto alla squadra il giorno di riposo perché si sono fatti rimontare e hanno pareggiato. Si è ricordato di una partita a Lecce, quando la Juve perse e ho mandato la squadra in ritiro. Gli dissi che si dovevano vergognarsi per essersi fatti segnare da uno che aveva provato a prendere la patente 14 volte e non c’era riuscito”.
Non sono mancati aneddoti. Come quello che lo vede protagonista insieme all’ex presidente nerazzurro Massimo Moratti. I rapporti tra le due squadre non sono mai stati idilliaci, però, c’è stato un tempo in cui tutto era pronto per il passaggio di Moggi all’Inter. Con un contratto firmato che lo dimostra. “Moratti che mi chiese di vendere Francesco Moriero e lo piazzai subito al Middlesbrough. Il giorno dopo venni a scoprire che Moratti gli aveva rinnovato il contratto per tre anni e l’anno successivo lo mandò al Napoli a titolo gratuito. Mi fece fare una brutta figura con l’allenatore e lasocietà per cui gli dissi che non sarei mai andato a lavorare per lui”. Quel contratto è oggi nella cassaforte di Moratti.
E come dimenticare il fallo di Juliano sul fenomeno Ronaldo nella storica partita del 26 aprile 1998. “Si poteva dare o non dare – ha sentenziato Moggi che poi ha chiosato – tutt’al più pareggiavamo. L’episodio si è reso eclatante solo perché c’era di mezzo un giocatore importante e il contesto è stato enfatizzato. Non si è mai parlato, però, della partita di andata. Male – ha aggiunto -. Un match in cui un gol valido di Inzaghi è stato annullato e non è stato dato un rigore di Taribo West su Inzaghi. Così perdemmo 1 a 0. L’allenatore dell’Inter Simoni ha fatto pure un gran casino. Ma che vuoi pretendere da una squadra che ha comprato Taribo West”.
Giocatori e bella vita sono un binomio preso in considerazione nel libro. “Chiedevo ai giocatori di non fare le ore piccole, specie se c’erano i turni infrasettimanali”. Emblematico però il caso di Montero. “Spesso rientrava tardi. Poi si è sposato e ha iniziato una vita regolare: andava a casa alle otto e cenava presto. Con le nozze, ha iniziato ad avere un calo in campo per cui gli ho detto di tornare subito nei locali”.
Anche lui ammette di aver frequentato la movida. Ma non per divertimento. “Sapevo che Trezeguet andava all’Hollywood e che spesso ci andava coi turni infrasettimanali in programma. Una volta, perà, ci andò e trovò me ad aspattarlo visto che ero arrivato prima”. Da ridire anche sul look dei calciatori che doveva essere impeccabile. “Devono fare come me che mi faccio i capelli due volte a settimana, perché sennò mi danno fastidio negli occhi”.
Dal libro emerge anche un Moggi molto ironico. E’ il caso degli scherzi telefonici. “Augusto Bellani che curava gli spostamenti di Agnelli, lo imitava alla perfezione. Una volta, l’avvocato andò in America per un’operazione e da là, mi telefonò. Credendo fosse Bellani, gli attaccai più volte mandandolo affanculo. Arrivato a Tornio, Agnelli chiamò il fratello e gli disse che ero strano perché gli abbassavo il telefono in faccia”.
Vittima delle imitazioni anche Carletto Ancelotti. “Lo feci chiamare da Bellani, spacciandolo per Agnelli e costrinsi Ancelotti a non dirgli nulla sulla preparazione e la formazione dei giocatori, perché era risaputo che Agnelli parlava spesso coi giornalisti. Fu un’impresa. Ancelotti era tutto rosso e poi a forza di inventare scuse lo feci diventare nero”.
Moggi ricorda bene il lavoro e l’impegno di quegli anni. “Galliani aveva a disposizione i soldi di Berlusconi e finché li ha spesi ha vinto. Noi, invece, eravamo accolti da una’azienda, la Fiat, che era in crisi. Chi, come noi, non ha i soldi, deve aguzzare l’intuito. Ecco come mi sono inventato Ibrahimovic”.
Un fiuto che deve essere messo da parte con lo scandalo di Calciopoli e la condanna della giustizia sportiva di Big Luciano quando il processo ordinario è ancora in corso. “Calciopoli nasce con la guerra di eredità dopo la morte di Agnelli che vede nel mezzo la Juve guidata, all’epoca, da Umberto. Giraudo era il suo delfino e la paura che potesse appropriarsene fu tanta. Non ci potevamo mandare via dicendo che non eravamo bravi e lo hanno fatto sputtanandoci. Ci sono riusciti”.
Il calcio resta la sua passione. “Ho contatti col mondo del calcio e mi occupo della pagina sportiva di Libero. Sono coinvolto ma con meno responsabilità. Molti, inoltre, ancora mi chiedono quello che penso e lotto per rientrare nel calcio visto che con Giraudo siamo stati radiati per effetto di una colpa che non abbiamo. Un omicidio senza il morto. I processi dimostrano che non ci sono stati campionati falsati e che addirittura le società costituitesi parte civile non hanno diritto a nulla. Noi non abbiamo fatto illeciti a differenza di Milan, Inter, Fiorentina e Lazio, denunciati da Palazzi. E chi rischia di più è l’Inter per i comportamenti di Facchetti. Noi siamo arrivati tardi con le intercettazioni e non abbiamo potuto difenderci. Era difficile però trovare la telefonata giusta su 170mila conversazioni”.
Moggi vuole andare fino in fondo e ricorrerà alla Cassazione. “Me ne hanno dette di tutti i colori per la chiamata al designatore arbitrale Bergamo che mi chiese quale direttore sportivo volessi per una partita della Juve. In quella conversazione, venne fuori il nome di Rodomonti che, però, non avevo fatto io. Lo stesso Rodomonti che in Inter-Juve del 2004 non espulse il portiere nerazzurro Toldo per un fallo evidente. Si venne successivamente a sapere che, prima di quella partita, Rodomonti fu chiamato dal designatore Bergamo che contattato a sua volta dal presidente della Federazione Carraro, gli disse di non concedere favori alla Juve. Altrimenti ne avrebbe pagato le conseguenze”.
Passata l’amarezza per questa pagina, Moggi torna a spendere belle parole per alcune delle bandiere bianconere. “Inzaghi sarà un boom come nuovo allenatore del Milan, anche se dovrà affrontare la difficoltà iniziale di non avere ancora una squadra. Gli ho consigliato di farsi dare subito i giocatori”. Meno buono è invece con Alessandro Del Piero. “Non è stato mandato via, anzi. E’ un campione e come tale è stato trattato e pagato. In una fase di calo della Juve, voleva fare il comodo suo, ma le società non sono commende”.
L’incontro, organizzato nell’ambito di Caffeina, è stato promosso da Officina soccer.
Paola Pierdomenico
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