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Aspettando l'estate viterbese - Filippo Roma il 6 luglio a Caffeina per presentare il suo libro alle 22,30 a piazza del Fosso

“Quella volta che scappai in gommone da Luca Barbareschi…”

di Paola Pierdomenico
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Filippo Roma

Filippo Roma 

Viterbo – “Quella volta che scappai in gommone da Luca Barbareschi…”.

Strattonato per i capelli per dodici minuti di fila da Gabriella Carlucci. Inseguito come in un film d’azione e preso a calci nel sedere da Luca Barbareschi. In festa al fianco di Diego Armando Maradona sulle note di “‘O sole mio”.

Ricordi indelebili per Filippo Roma, la iena televisiva, che festeggia i dieci anni di carriera raccogliendo i suoi servizi più belli nel libro “Diario di una Iena” appunto che presenterà il 6 luglio alle 22,30 a piazza del Fosso nell’ambito di Caffeina.

Forse non con l’abito scuro e gli occhiali neri, ma sicuramente con gli inconfondibili riccioli, torna a Viterbo, che per lui è casa avendoci vissuto per cinque anni, e nella sua visita racconta al pubblico aneddoti e retroscena dei suoi filmati.

Come nasce il libro?
“Come un bilancio di dieci anni di Iene – dice Roma -. Ho voluto raccontare, sotto forma di diario, il dietro le quinte dei servizi più famosi che ho realizzato per il programma. Aneddoti, avventure e incontri strani e pericolosi che mi sono capitati. A volte quello che si vede in tv è molto meno interessante di quello che c’è dietro”.

E cosa c’è dietro?
“L’impegno è folle. Innanzi tutto, non si sa mai se ce la farai a chiudere il pezzo. Tutto poi si traduce in attese, appostamenti lunghi anche 15 ore per beccare il personaggio che non deve scoprirti. E’ snervante fare lunghi viaggi, inseguimenti o fughe se qualcuno ti vuole menare. Ci sono pericoli notevoli che non accadono in nessun altro programma della tv italiana”.

Quando e come diventa una Iena?
“Ero una iena già nell’85, quando mio padre arrivò in casa con una telecamera, una handycam che andava a sostituire i super 8. Andavo in giro per le strade di Roma a fare interviste insensate e a volte già rasentavo quella follia di fondo che è tipica dei servizi delle Iene. Dentro, quindi, ho sempre avuto questa passione. Da lì a fare la Iena, però, sono passati ben venti anni, quando ho fatto vedere un filmato di prova a Davide Parenti che è il direttore artistico del programma. Il pezzo gli è piaciuto e, dopo un po’, mi ha preso”.

Quali doti bisogna avere per essere una Iena?
“Una monumentale e folle forza di volontà, una grande faccia tosta per cui non bisogna vergognarsi di nulla e un briciolo di talento e cioè di capacità nel fare interviste incalzanti, che sono poi alla base del nostro lavoro”.

Qual è il servizio a cui è più legato?
“Sicuramente il pezzo che feci con l’ex onorevole Luca Barbareschi. Di sicuro, il servizio più bello e avventuroso mai fatto. All’epoca, due anni fa, Barbareschi era deputato, ma c’era un particolare e cioè che non andava mai in Parlamento perché doveva preparare e poi girare il suo film. Questo furbacchione, però, si intascava lo stesso lo stipendio di quasi 14mila euro. Gli chiesi semplicemente di dimettersi se non aveva il tempo di farlo. Lui, per tutta risposta, ci ha distrutto la telecamera, ha sottratto l’Iphone dell’autore che stava con me e, un mese dopo, quando mi sono ripresentato da lui in Sicilia, mi ha riempito di botte e calci nel sedere nel porticciolo di Filicudi. Un servizio bellissimo, una specie di action movie, tra il mare e gli inseguimenti in gommone”.

Quello che, invece, le ha creato più difficoltà?
“Nel 2009 con Diego Armando Maradona. Mi era stato chiesto di fargli cantare “‘O Sole mio”, un’impresa impossibile sulla carta che mi è costata lacrime e sangue per andarlo a beccare. Poi, per una coincidenza, sono riuscito a trovarlo nella casa di Salvatore Bagni vicino Rimini. Quando Maradona ci vide all’interno della villa, si fece fare tutto. Lo intervistammo e, alla fine, ha cantato anche la canzone”.

Come nasce il moralizzatore?
“Da una ex storica Iena che è Alessandro Sortino che spesso si è occupata di mala politica. Era anche il mio compagno di banco e la persona grazie alla quale sono entrato alle Iene, proprio perché lui mostrò il mio filmato a Parenti. Mi ha servito su un piatto d’argento lo spunto di questo personaggio all’inizio della mia carriera ienesca”.

Ora, contro chi punterebbe il dito?
“Il problema che mi porrei adesso è se il sistema dell’euro, in cui siamo capitati dodici anni fa, abbia effettivamente giovato al benessere del paese o no. Sarei curioso di analizzare gli aspetti di questo complicato tema economico”.

Sta anticipando un servizio al segretario della Lega Matteo Salvini?
“Mah no, Salvini no… E’ un demagogo. Sbandiera il concetto di uscire dall’euro in maniera molto superficiale, mentre il discorso va approfondito con economisti illuminati, che appunto ti illuminano sul vero motivo e il vero senso dell’euro. Salvini per me è l’ultima persona che può farlo. Si riempie la bocca con questa frase sol per portare a casa un po’ di voti”.

Dove trova l’ispirazione per i servizi?
“Un po’ ovunque: dalle persone che ci segnalano sul sito fatti interessanti alla gente per strada. Infine dall’attualità. In genere, lavoriamo in coppia: c’è l’autore che è quello che pensa, filma e monta il servizio e in tandem la iena che fa da attore-inviato. E’ un lavoro a due in cui la parte propulsiva delle idee è nelle mani dell’autore”.

Un aneddoto che ricorda?
“Quello a cui sono più affezionato, tornando sempre al caso di Barbareschi, è quando presi le botte da lui a Filicudi che è un posto molto piccolo e ristretto in cui lui “se la comandava” perché era un notabile dell’isola. In quell’occasione, mi chiamarono i miei da Milano per dirmi di scappare da lì per salvare le cassette con le riprese perché c’era il rischio che Barbareschi chiamasse il capo di carabinieri della stazione locale per farmi sequestrare il materiale o che potesse mandare chissà chi per farlo. Alle dieci di sera mi sono dovuto inventare un modo per lasciare quel posto e ho trovato un pescatore che, con il suo gommone, mi ha accompagnato. Una fuga sotto il cielo stellato di Filicudi, insieme agli operatori e con le cassette in mano, il mio tesoro, che resta il ricordo più poetico di quell’esperienza”.

Se non fosse stato una Iena, cosa avrebbe fatto?
“Il disoccupato – dice ridendo -. L’unica cosa che so fare nella vita è la iena, quindi non lo so. Forse lo scrittore”.

Lo sta facendo.
“Sì, in parte, ma avrei preferito scrivere qualcosa di più affine ai romanzi e alla letteratura”.

Il 6 luglio sarà a Caffeina per presentare il suo libro.
“Conosco Caffeina, è una delle manifestazioni letterarie più importanti d’Italia. Un paio di anni fa ci sono anche stato durante una passeggiata a San Pellegrino”.

Viterbo non è tra le sue mire “ienesche” dunque?
“No – conclude Roma -. Io qui ci ho vissuto dal 1978 e il 1983 frequentando due anni di elementari e tre di medie per motivi di lavoro di mio padre. Per me è casa e ci sono legato avendoci passato gli anni felici dell’adolescenza. Sono molto legato alla parrocchia di santa Maria del Paradiso dove andavo a giocare a pallone cogli amici che ancora mantengo”.

Paola Pierdomenico


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25 giugno, 2014

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