Viterbo – Droga e coltelli. La cronaca nera del 2014 si riassume in due parole letali (fotocronaca).
E’ l’anno delle lame affondate nella carne: due donne uccise dai loro compagni e una quasi sventrata dal marito.
Non solo femminicidi: l’anno appena trascorso si apre con la maxirissa a coltellate a Mammagialla, mentre, d’estate, a Soriano, un trentenne subisce l’assalto in casa di un amico che gli pianta un coltello nel cuore. Si salverà per un soffio.
Non si può dire altrettanto per Elena Spingu e Brunilda Hoxha, stroncate dalla follia omicida dei loro uomini Sofian Gheorghe e Agaj Asilan. Il primo ubriaco. Il secondo lucido. Ma in entrambi i casi è quasi certamente dramma della gelosia. Così come per la quarantenne di Montalto di Castro Franca Tuppo, viva per miracolo: il marito Teodoro Steano la colpisce così forte da lasciarle un pezzo di lama nella pancia.
L’eroina uccide anche più dei coltelli. A marzo muoiono Massimiliano Donato e Roberto Mancini, 37 e 44 anni, uno di Orte e l’altro di Vetralla. Due decessi in poche ore per una partita di droga tagliata male. Stessa sorte per i cugini di Barbarano Romano Fausto e Adriano Fortuna: due ‘giganti’ muscolosi e possenti. Li trovano riversi sul pavimento l’uno accanto all’altro. ‘Fulminati’ dall’eroina che ha viaggiato come una scheggia impazzita in quei corpi statuari. La vittima più giovane è Marco Cifra, 23 anni, stroncato da eroina killer dopo una cena tra amici. I due indagati per l’omicidio hanno la sua età.
Nel 2014 è stata comunque lotta senza quartiere all’abuso di sostanze stupefacenti. Le indagini di polizia, carabinieri e finanza hanno fatto registrare risultati positivi: l’operazione Babele, di nucleo investigativo e polizia tributaria, ha annientato lo spaccio in centro storico; mentre la sezione narcotici della squadra mobile ha inchiodato i baby spacciatori del Riello.
Tra le grandi indagini del 2014 non manca quella sul business viterbese del caro estinto: presunte tangenti ai necrofori di Belcolle in cambio dei funerali alle imprese di pompe funebri.
E poi, la banda a prevalenza sarda dell’operazione Mamuthones: 13 arresti per la gang che seminava il panico nella campagne della bassa Tuscia, tra furti nei casali e incendi a scopo intimidatorio. Sardi d’origine e viterbesi di residenza, a metà tra crimine organizzato e delinquenza comune.
La grande malavita sembra guardare altrove. Ma gli strascichi delle grandi inchieste per mafia e ‘ndrangheta arrivano quasi sempre fino a Viterbo e provincia: “Mondo di mezzo” e “Quarto passo”svelano gli interessi dei boss nella Tuscia, tra benzina, fotovoltaico e terreni sequestrati. La buona notizia è che molti ritornano alla collettività: nel 2014 è partito il progetto Crocevia, per assegnare a quattro cooperative sociali un’azienda che era stata del clan Nuvoletta e il comune di Montefiascone ha aperto il bando per un immobile confiscato anni fa.
Sull’anno appena passato si allunga l’ombra nera e inestinguibile dei reati contro il patrimonio. Furti e rapine. Tante in banca. La Carivit di Bassano Romano ne subisce due in meno di due mesi e mezzo: una con i malviventi travestiti da finanzieri, l’altra con le mazze di ferro. L’ultima è al Monte dei Paschi del Corso di Viterbo. In pieno giorno e in pieno centro.
Si muore ancora per gli incidenti in strada e sul lavoro. Giovanissimi che smettono di vivere il sabato notte, sull’asfalto della superstrada: Paolo Aquilani e Andrea Agostini, vent’anni, impattano l’uno contro l’altro dentro a due utilitarie. Schianto letale. Il loro coetaneo Nicolae Timofte li segue un mese più tardi, dopo un altro scontro fatale sull’Aurelia.
San Lorenzo Nuovo piange ancora i suoi operai Roberto Papini e Fabio Lisei, morti per asfissia mentre caricavano percolato su un’autocisterna negli impianti Kyklos di Aprilia. Un altro operaio muore a Viterbo, nella tromba dell’ascensore in costruzione del liceo Buratti. E c’è la tragedia tra i cieli di Tuscania e Monte Romano: l’elicottero dell’Aves si schianta al suolo con a bordo il generale Giangiacomo Calligaris e l’allievo 25enne Paolo Lozzi. Non c’è scampo. Vengono salutati coi funerali di Stato, tra fiori, folla e lacrime.
Un anno che si chiude nel segno della violenza, con nove arresti per le bastonate allo stadio di Magliano Romano. Sette feriti, di cui uno con frattura scomposta del braccio e un altro con la testa rotta. Due dei presunti aggressori sono in carcere da un mese e mezzo. Un terzo, proprio ieri, è passato dal carcere ai domiciliari.
Stefania Moretti









