Viterbo – Ascoltata nel suo letto d’ospedale.
Mariana Golovataia ha avuto ieri il suo primo confronto col pm Franco Pacifici (video – fotocronaca – slide).
Solo un principio di interrogatorio. Gli inquirenti hanno dovuto interrompere dopo meno di un’ora: la giovane madre, fermata per l’omicidio volontario della sua piccola Giulia, sarebbe ancora molto provata. Il pm Franco Pacifici ha comunque spiccato nel pomeriggio il fermo per omicidio volontario che andrà convalidato nelle prossime ore.
Un primo tentativo di ricostruire quel pomeriggio finito in tragedia. Mariana in coma. Giulia, quasi cinque mesi, morta forse annegata (si attende la conferma dell’autopsia). L’altro figlio, il maggiore di 5 anni, chiuso in casa a doppia mandata. Sarebbe stato lui, benché in stato confusionale, ad aprire la porta al papà Ghenadie Stavila, ingegnere trentenne di nazionalità moldava che rientrava a casa dal lavoro. Il dramma davanti ai suoi occhi ha dovuto raccontarlo anche lui per ore, mercoledì notte, alla caserma dei carabinieri di Orte.
Nessuna contraddizione. Nessuna crepa nel suo racconto. Nessun elemento che facesse pensare a una ricostruzione diversa dall’omicidio suicidio.
Nessun altro in casa con Mariana e i figli al momento dei fatti, come hanno chiarito ieri mattina il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma e il sostituto Franco Pacifici. Il fascicolo per omicidio volontario è intestato a entrambi. E’ la prassi nei casi di morte violenta accertata.
Nulla trapela di quanto abbia detto Mariana, sdraiata in quel letto, con accanto un avvocato d’ufficio. La procura aspettava l’ok dei medici per poterla interrogare: è arrivato ieri pomeriggio, dopo che Mariana ha aperto gli occhi, tornando vigile e cosciente. Un’ora circa di interrogatorio, tra pause e sospiri. Mariana all’inizio non ce la faceva, poi ha cominciato pian piano a rispondere alle domande.
Per il pm Franco Pacifici gli elementi raccolti erano sufficienti a far scattare il fermo per omicidio volontario. Già da ieri, la stanza di Mariana era sorvegliata dai carabinieri. Resterà probabilmente piantonata per tutta la sua permanenza in ospedale.
Oggi, intanto, sarà affidato l’incarico per l’autopsia sul corpicino della neonata.
Solo una certezza sembra affiorare dalla tragedia di Orte Scalo: è stato ancora una volta dramma della depressione. Il secondo in pochi mesi, dopo la giovane mamma Cecilia Maria Frassine e la sua ultima passeggiata sul lago di Bolsena col piccolo Matteo Arion. Ventun anni lei, quattro mesi lui. Uccisi dalla depressione della ragazza che l’ha spinta a impiccarsi e a soffocare suo figlio. Un malessere risalente nel caso di Cecilia. Probabilmente post parto in quello di Mariana.
Sembrerebbe che la donna avesse confidato di recente ad alcuni amici che non stava bene e che non attraversava un periodo facile dopo la nascita di Giulia.
A Orte, intanto, poca voglia di parlare di un dolore così grande. La famiglia Stavila abita a Corso Garibaldi, Orte Scalo. Zona strategica soprattutto per i tanti pendolari che lavorano a Roma. Come il padre di Giulia.
Una famiglia integrata, in Italia da tanti anni. Persone normali con una vita normale.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY