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Tragedia a Orte - Neonata morta - II racconto dei vicini - La giovane madre aveva confidato il suo malessere ad alcuni amici

“Una famiglia serena”

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Orte - Mariana Golovataia con Giulia

Tragedia di Orte – Mariana Golovataia con Giulia

Tragedia di Orte - Mariana Golovataia

Tragedia di Orte – Mariana Golovataia

Tragedia di Orte Scalo - Il pm Franco Pacifici

Tragedia di Orte Scalo – Il pm Franco Pacifici

Tragedia di Orte Scalo - Il pm Franco Pacifici con i carabinieri

Tragedia di Orte Scalo – Il pm Franco Pacifici con i carabinieri

Tragedia di Orte Scalo - Il colonnello dei carabinieri Mauro Conte

Tragedia di Orte Scalo – Il colonnello dei carabinieri Mauro Conte

Tragedia di Orte Scalo - Il palazzo

Tragedia di Orte Scalo – Il palazzo

Orte – Un paese travolto dalla tragedia (video  – fotocronaca  –  slide).

Dopo il dramma di Mariana e Giulia, Orte si sveglia frastornata. Impossibile parlare d’altro in una cittadina di 8mila abitanti dove tutti conoscono tutti e raramente si vedono telecamere.

Mariana Golovataia, moldava, poco più che trentenne, viveva a Orte da anni col marito Ghenadie Stavila, ingegnere, qualche anno più grande di lei. Una famiglia che non aveva mai dato problemi di nessun genere. Giovani. Sistemati. Integrati. Abituati a vivere e lavorare per i figli. Così li conoscono a Orte. 

Se qualcosa era cambiato, probabilmente era successo di recente. Mariana lo sapeva. Se ne rendeva conto lei per prima, al punto da confidarsi con alcuni amici. Aveva detto di attraversare un periodo difficile, dopo la nascita di Giulia, ma né lei, né chi le era vicino poteva immaginare fino a che punto si sarebbe spinto quel malessere.

In città, poca voglia di parlare, specialmente con chi ha in mano un microfono o una telecamera. Mariana e Giulia erano una madre e una figlia come tante. Serene, per chi le conosceva di vista. I vicini le vedevano passeggiare per Orte. Andare ai giardini. Fermarsi al bar. Nient’altro da aggiungere. Una tragedia spaventosa perché inaspettata e che spinge a riflettere su quanto facilmente si possa crollare. Su quanto decisivo sia chiedere aiuto. 

Per Mariana, intanto, è scattato il fermo per omicidio volontario. Il gip dovrà convalidarlo nelle prossime ore. Quindi interrogare nuovamente la giovane madre.

Lei, ieri, non si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Ha faticato molto, in quel faccia a faccia di un’ora circa col pm Franco Pacifici. Alla fine, l’interrogatorio è stato interrotto, con l’emissione del provvedimento. Mariana resta piantonata a Belcolle, mentre si chiariscono sempre di più i contorni di mercoledì pomeriggio. 

Al rientro, il marito Ghenadie Stavila non riusciva ad aprire la porta di casa. Lo ha aiutato il figlio maggiore, 5 anni, e in stato confusionale, forse per aver assunto gli stessi farmaci della mamma, ma è ancora da accertare. Nessuna porta sfondata: Stavila è entrato e ha trovato la sua bimba già morta nell’ovetto, la moglie riversa a terra e il figlio più grande sotto shock.

Ha fatto di tutto per rianimare Giulia, bagnata e fredda. E come lui i sanitari, arrivati dopo l’allarme dell’ingegnere, alle 17,20. Per la piccola non c’era più niente da fare. A quel punto, Mariana è stata caricata su un’ambulanza e portata a Belcolle in rianimazione. Il figlio al pronto soccorso e poi in caserma di notte, per essere ascoltato in audizione protetta. La raccolta delle altre testimonianze, tra il marito, i sanitari, i conoscenti è andata avanti fino a notte fonda. 


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22 luglio, 2016

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